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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliTrentasei reperti archeologici, per un valore complessivo superiore ai 5 milioni di dollari, sono stati restituiti alla Siria dalle autorità di New York. Tra i reperti recuperati c’è anche un’imponente stele funeraria proveniente dall’antica città di Palmira, uno dei siti archeologici più importanti del Vicino Oriente e teatro, negli anni della guerra civile siriana, delle devastazioni compiute dall’Isis.
La restituzione è stata annunciata dal procuratore distrettuale di Manhattan, Alvin L. Bragg Jr., nell’ambito delle indagini condotte dall’Antiquities Trafficking Unit, la squadra specializzata nel contrasto al traffico internazionale di beni archeologici. Nel gruppo figurano 14 mosaici di particolare pregio, sottratti da una villa di epoca romana in Siria e collegati alle attività del mercante d’arte Georges Lotfi.
La vicenda di Lotfi è uno degli aspetti più singolari dell’inchiesta. L’antiquario era stato in passato una fonte dell’unità investigativa del procuratore di Manhattan, ma nel 2022 è stato a sua volta incriminato per possesso criminale di reperti rubati provenienti dalla Siria e dal Libano. Attualmente è ricercato dalle autorità di New York e dall’Interpol.
Tra gli oggetti recuperati spicca una monumentale porzione di pavimento musivo risalente al III secolo a.C. La scena rappresenta le nozze delle divinità Telete ed Eros, alla presenza di Afrodite e delle Tre Grazie. Il reperto era stato sequestrato nel 2021 in un deposito riconducibile a Lotfi.
Ancora più impressionante è la storia del rilievo funerario proveniente da Palmira. Realizzata alla fine del II secolo d.C., la grande scultura in calcare raffigura un uomo sdraiato, circondato da donne e bambini. Pesa oltre 450 chilogrammi e, secondo gli investigatori di Manhattan, sarebbe stata strappata dai razziatori dalla parete di una camera funeraria, lasciando intatte le figure scolpite. Da lì sarebbe stata contrabbandata fuori dalla Siria e trasferita a Dubai, prima di entrare nel circuito internazionale del commercio antiquario.
Il recupero assume un significato particolare perché Palmira è stata pesantemente devastata dall’Isis tra il 2015 e il 2017. Il traffico clandestino di reperti archeologici ha infatti rappresentato una delle conseguenze più difficili da contrastare dei conflitti in Medio Oriente: oggetti sottratti ai siti archeologici sono stati immessi nel mercato internazionale, spesso attraverso complesse reti di intermediari.
Nella stessa operazione si inserisce anche una nuova iniziativa, riguardante il Metropolitan Museum of Art di New York. Il giorno precedente all’annuncio della restituzione, gli investigatori hanno sequestrato altri 13 reperti custoditi nelle collezioni del museo. Dal 2017, secondo l’ufficio del procuratore, il numero complessivo degli oggetti sequestrati al Met supera quota 402, per un valore dichiarato di oltre 98,7 milioni di dollari.
Il museo ha tenuto a precisare di voler collaborare con le autorità per eliminare dalle proprie collezioni i beni di provenienza illecita. «Il Met non vuole avere nella propria collezione alcuna opera rubata», ha dichiarato Lucian Simmons, responsabile della squadra di 12 esperti incaricati di ricostruire la provenienza delle opere. Una collaborazione che, secondo il museo, permette di accedere a informazioni altrimenti difficili da ottenere.
La vicenda dimostra quanto sia complesso il percorso di un reperto archeologico dal luogo d’origine al mercato internazionale e quanto tempo possa essere necessario per ricostruirne la storia. Ma racconta anche un cambiamento nel mondo dei grandi musei: la ricerca sulla provenienza delle opere e la restituzione dei beni trafugati sono ormai diventate una componente centrale della tutela del patrimonio culturale.
Roberto Mercuzio
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