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Una veduta della Reggia di Monza

Foto tratta da Wikipedia, CC BY-SA 4.0, Diego Bonacina

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Una veduta della Reggia di Monza

Foto tratta da Wikipedia, CC BY-SA 4.0, Diego Bonacina

Sono tornati alla Reggia di Monza 13 arredi storici, tra cui un busto di Garibaldi

Dopo la morte di re Umberto I, i Savoia decisero di spogliare la Villa, i cui complementi di arredo furono dispersi in diversi luoghi, anche fuori dal Paese. Ora, grazie all’impegno del direttore generale Bartolomeo Corsini, sono rientrati in Italia sedie, poltroncine, dormeuse e un tavolo «in stile Luigi XVI» in legno intagliato e dorato, con il piano in marmo nero

Ada Masoero

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Residenza estiva molto amata da Ferdinando d’Asburgo, governatore della Lombardia, per il quale la madre, l’imperatrice Maria Teresa d’Austria la commissionò nel 1777 al suo architetto italiano di fiducia, Giuseppe Piermarini, poi luogo di villeggiatura non meno amato, al tempo di Napoleone, da Eugenio di Beauharnais, viceré d’Italia, e infine residenza favorita anche dei Savoia, la Reggia di Monza, che comprende la splendida Villa Reale neoclassica, i Giardini Reali e l’immenso Parco, ha subìto un destino di grave abbandono, quando non di vera «damnatio memoriae», dopo che, il 29 luglio 1900, il re Umberto I fu assassinato dall’anarchico Gaetano Bresci sul grande viale antistante, dove si alza la Cappella Espiatoria voluta dal figlio, Vittorio Emanuele III, che dopo l’uccisione del padre non volle mai più vedere quella reggia.

La Villa, che era colma di arredi preziosi, ne fu spogliata dai Savoia stessi, che molti ne portarono al Quirinale, trasformandola agli occhi di tutti in «un luogo di predazione», come ci spiega il direttore generale Bartolomeo Corsini, in carica da un paio d’anni, che proprio nei giorni scorsi è riuscito a riportare «a casa» 13 suoi arredi storici, affidati nel 1920 al Ministero degli Esteri, da esso assegnati all’Ambasciata d’Italia a Londra e di qui passati all’Istituto Italiano di Cultura in Belgrave Square.

Il tavolo «in stile Luigi XVI» in legno intagliato e dorato, con il piano in marmo nero

Due dormeuse parte degli arredi della Villa Reale di Monza

Grazie al concorso di Ministero della Cultura e Ministero degli Affari Esteri e della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Monza‐Brianza e Pavia, il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza ha organizzato il rientro in Italia di sedie, poltroncine e dormeuse, di un tavolo «in stile Luigi XVI» in legno intagliato e dorato, con il piano in marmo nero, e di un busto di Giuseppe Garibaldi, opera di Ercole Rosa (l’autore del monumento equestre a Vittorio Emanuele II di Piazza del Duomo a Milano). Non il primo rientro, però, perché già nella scorsa estate la Sovrintendenza aveva riconsegnato ufficialmente centinaia di oggetti, arredi e beni appartenuti alla Villa Reale e perché da alcuni giorni, grazie a un prestito del Quirinale, è arrivato anche un abito da gran sera della regina Margherita, consorte di Umberto I. «Altri abiti (un centinaio) seguiranno, tutti dal Quirinale, ci anticipa Corsini, insieme a tre carrozze, ma il significato simbolico degli arredi giunti da Londra è speciale, perché è un segnale che la Villa Reale di Monza non è più un luogo di predazione ma un luogo fragile, da proteggere, amare e tutelare. È questo il cambio di passo che desideravo attuare e che è stato reso possibile dal riconoscimento, nello scorso dicembre, della Reggia come museo. Non solo la Villa sarà museo di sé stessa, ma l’intera Reggia avrà anche altre declinazioni: non va dimenticato, infatti, che i Giardini Reali sono un esempio precocissimo di giardini all’inglese e che anch’essi devono diventare museo». 

Intanto proseguono i restauri della Facciata dell’ala Sud, affacciata sulla Corte d’Onore, del grande orologio da torre (questo grazie a Louis Vuitton), dei caselli e dei muri di cinta lunghi oltre 14 chilometri e della Cappella Reale. È concluso invece quello del Teatro di Corte (il cui fondale è attribuito ad Andrea Appiani) che, continua Corsini, «è dotato di un’acustica impressionante: lo abbiamo già testato con l’opera lirica, teatrale e musicale. Lo riapriremo in via definitiva e, con l’aiuto di partner (ha solo 90 posti), avrà una propria programmazione».

Il busto di Giuseppe Garibaldi, opera di Ercole Rosa

Con oltre 30 costruzioni sparse nel Parco fra cascine, mulini, ponti, impianti sportivi e altre due dimore storiche, le Ville Mirabello e Mirabellino, il suo milione e mezzo di piante, i 52 chilometri di viali interni, la Reggia di Monza (quattro i proprietari: MiC, Regione Lombardia, Comune di Monza, Comune di Milano, cui si aggiungono, nel Consiglio di gestione, Assolombarda, Camera di Commercio e Provincia di Monza e Brianza) è un organismo vastissimo e diversificato: «uno spazio enorme che deve essere supportato da una visione, continua Corsini, fondata, nei miei progetti, su tre pilastri: la valorizzazione e tutela della Villa e di tutti gli edifici, la tutela della natura (oltre agli alberi, abbiamo anche un roseto spettacolare, nato nel 1964 per volontà dell’industriale Niso Fumagalli) e, terzo pilastro, la salute: abbiamo da poco definito gli accordi con la Fondazione Morandi e l’Ospedale San Gerardo di Monza per trasformare l’ex Centro di produzione Rai, progettato da Gio Ponti, in un hospice per adolescenti. Cui seguiranno centri per anziani, centri di riabilitazione e altro ancora nelle nostre splendide cascine. Insomma, la Villa deve ritrovare le sue radici storiche, i Giardini devono recuperare il giusto rapporto con la natura e il Parco deve essere utilizzato anche per la cura della persona. Si tratta di un’inversione storica che si sta attuando».       

Intanto, appuntamento a settembre per il Gran Premio di Monza, quando per 20 giorni arriverà qui la «Palombella», 1909, l’auto della regina Margherita, una lussuosa Itala 35/45 HP realizzata per lei dal celebre carrozziere milanese Cesare Sala. 

Bartolomeo Corsini

Ada Masoero, 22 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

Ada Masoero

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