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Camilla Sordi
Leggi i suoi articoliTra le architetture dei Giardini, il Padiglione dell’Austria è diventato in breve tempo il più chiacchierato di questa edizione, e non è difficile capirne il motivo. Florentina Holzinger (1986), coreografa abituata a forzare i limiti del corpo e della scena, ha trasformato lo spazio espositivo in «SEAWORLD VENICE»: un ibrido tra un parco a tema acquatico, un santuario sacro e un impianto di trattamento dei rifiuti.
L’opera non è una semplice installazione, ma un organismo vivente e poroso che rompe ogni distanza tra pubblico e performer. La curatrice Nora-Swantje Almes descrive il progetto come un sistema che trasforma la superficie dell'acqua in uno specchio dove l'umanità è costretta a osservare la propria complicità nel collasso dei sistemi naturali. Qui, i fluidi corporei dei visitatori non sono scarti, ma diventano parte integrante del padiglione: l'urina del pubblico viene raccolta e riciclata in un circuito chiuso per alimentare l'ambiente in cui vivono gli artisti.
L’ingresso è segnato da un rito che sovverte la tradizione. Una campana, recuperata dai fondali della laguna, sovrasta l'entrata. Ma al posto del batacchio metallico, è il corpo di una performer a colpire il bronzo ogni ora. È un suono che annuncia la fine delle vecchie gerarchie patriarcali e religiose, sostituendo la fredda precisione del tempo meccanico con lo sforzo fisico della carne.
All'interno, lo scenario è una distopia acquatica. Il padiglione è allagato e una moto d'acqua sfreccia sollevando onde e schiuma, simbolo assurdo di un turismo di massa che continua a scontrarsi con la fragilità di una città che affonda. Poco lontano, una banderuola monumentale, che un tempo avrebbe indicato il vento sulle guglie di una chiesa, sostiene una «Deposizione di Cristo» composta da figure femminili che ruotano nell'aria. Una sorta di monumento alla forza collettiva che sostituisce la staticità dei dogmi del passato.
Nella parte posteriore, l'atmosfera si fa ancora più inquietante. Cani robotici sorvegliano un acquario centrale fiancheggiato da latrine, mentre nel cortile esterno la provocazione raggiunge il suo apice, con una performer che galleggia stabilmente una vasca alimentata proprio dagli scarti organici dei visitatori. È la negazione totale della «Venere dormiente» di Giorgione: non più una musa ideale immersa nel silenzio, ma una sopravvissuta che vive tra i resti di una civiltà che ha trasformato la natura in merce.
Con «SEAWORLD VENICE», Holzinger risponde al tema della Biennale, «In Minor Keys», attraverso l'uso dell'abietto. Rompe la superficie levigata del mondo dell'arte per costringerci a guardare la realtà viscerale del degrado sociale ed ecologico.
SEAWORLD VENICE by Florentina Holzinger for the Austrian Pavilion, Biennale Arte 2026. Photography by Nicole Marianna Wytyczak
SEAWORLD VENICE by Florentina Holzinger for the Austrian Pavilion, Biennale Arte 2026. Photography by Nicole Marianna Wytyczak
Camilla Sordi
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