Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Ian Salamente, Via Angusta 2

Image

Ian Salamente, Via Angusta 2

Scrivi quando arrivi. Matteo Negri e Ian Salamente, la memoria del quotidiano in mostra a Milano

Alla galleria ORMA, dal 13 maggio al 29 giugno, un dialogo tra pittura e scultura che attraversa geografie fisiche e politiche, a cura di Matteo Bergamini

Camilla Sordi

Leggi i suoi articoli

Vale come allacciare un filo sottile: annodato non per trattenere, ma per ricordare la strada di casa. Per essere sicuri di poter percorrerla a ritroso, o anche solo ritornarci con la mente ed avere la certezza che lì, qualcuno, ancora ti aspetta. Qualcuno che si preoccupa per te e ti chiede: «Scrivi quando arrivi / Text me, when you get home». Può essere la dolce prassi che una madre rivolge al figlio, o un modo per tenere a mente che è si può giungere solo se prima si è partiti. 

Messaggio cifrato di una cultura dell'affetto che - nell'omonima mostra in programma alla galleria ORMA, a Milano, dal 13 maggio al 29 giugno - attraversa geografie fisiche e politiche, innestandosi in quello che, nelle parole del curatore Matteo Bergamini, potrebbe definirsi «un empirico “codice della cura” delle relazioni; non un racconto di addii o di abbandoni, piuttosto di movimenti che comprendono le esperienze della vita indagate attraverso piani intersecati: la memoria, l'eredità culturale, l'esperienza quotidiana».

Entrando nel merito del progetto, l'esposizione segna il primo incontro tra la scultura di Matteo Negri (1982) e la pittura di Ian Salamente (1997), quest'ultimo al suo debutto espositivo in Italia. L'incontro tra Negri e Salamente si focalizza sugli attraversamenti fisici ed emozionali. Il saluto, la despedida, viene riletto come un rituale che mantiene aperto il contatto tra chi parte e chi resta. Attraverso il tempo e i mari, questo canale relazionale si trasforma in Saudade, unendo provenienze e metodologie distanti in un'unica riflessione sulla vicinanza.

Matteo Negri espone una serie di lavori realizzati tra il 2025 e il 2026, composta da cinque sculture in bronzo e nove minuziose chine. Il fulcro della sua produzione recente sono le «Boe», oggetti che l'artista ha costruito partendo da modelli di realtà precari, replicati in fonderia rispettando i principi della fisica: una parte pesante per l'immersione e una leggera per il galleggiamento. Le opere derivano dall'osservazione dell'oggetto e da un'esperienza vissuta dall'artista in El Salvador, dove è stato coinvolto in un progetto di arte pubblica con una scuola locale. Negri descrive questi lavori come «sculture della resistenza», dedicate a chi lascia la propria terra cercando un nuovo approdo e caricando l'orizzonte di speranza. La scelta della fusione in bronzo trasforma oggetti effimeri in omaggi a una collettività spesso dimenticata.

La pratica di Ian Salamente si concentra invece sulla rappresentazione delle tensioni metropolitane brasiliane e latino-americane. Influenzato dalla poetica di Hélio Oiticica, Salamente indaga i simboli del quotidiano: il lavoro, lo spostamento e il riposo come stato di abbandono nell'incessante ricerca di una vita migliore. Sulla tela, i soggetti appaiono per lo più vestiti con magliette di squadre di calcio. Per Salamente, questo elemento supera il valore sportivo per diventare un simbolo universale di vittoria e riscatto. La maglia rappresenta l'appartenenza al territorio e la volontà di mantenere vivi i sogni di gioventù attraverso la lotta quotidiana.

Matteo Negri, Boa IV, 2026

Camilla Sordi, 27 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Inserita tra gli otto diamanti più straordinari al mondo, la pietra torna sul mercato dopo dodici anni di assenza con una stima di i 7-10 milioni di franchi svizzeri

L'autoritratto, uno dei soli sei autoritratti su tela conosciuti, vede l'artista assumere la posa di una sfinge: con una stima di 3-5 milioni di dollari è il pezzo forte della vendita

Non si tratta solo di un nuovo record personale per l'artista francese, ma del prezzo più alto mai pagato in asta per un’opera di design

Fino al 28 aprile, un’installazione site-specific eleva il concetto di «puffy» - da decenni firma stilistica di Moncler - a vera e propria categoria estetica contemporanea

Scrivi quando arrivi. Matteo Negri e Ian Salamente, la memoria del quotidiano in mostra a Milano | Camilla Sordi

Scrivi quando arrivi. Matteo Negri e Ian Salamente, la memoria del quotidiano in mostra a Milano | Camilla Sordi