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Scoperto un tesoro sotto il campo sportivo: ritrovate rare monete celtiche di duemila anni fa

Undici quinari d’argento del I secolo a.C. sono stati rinvenuti a Singen, in Turingia, durante i lavori per la costruzione di una nuova caserma dei vigili del fuoco. Potrebbero sembrare pochi, ma costituiscono il più grande tesoro monetale celtico di questo periodo finora documentato nella regione. Le monete furono nascoste insieme, probabilmente all’interno di un contenitore in materiale organico, e mai recuperate dal proprietario.

Lavinia Trivulzio

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Per oltre duemila anni sono rimaste sotto quello che, molto più tardi, sarebbe diventato un campo sportivo. A riportarle alla luce sono stati i lavori per la costruzione di una nuova caserma dei vigili del fuoco a Singen, nel distretto di Ilm, in Turingia. Undici piccole monete d’argento che, considerate insieme, costituiscono uno dei ritrovamenti celtici più significativi degli ultimi anni nella regione tedesca.

Sono undici quinari d’argento del cosiddetto tipo di Praga, databili al I secolo a.C. Il numero può apparire modesto rispetto ai grandi tesori monetali dell’antichità, ma assume un peso diverso nel contesto locale: fino alla scoperta di Singen erano conosciuti in tutta la Turingia soltanto una ottantina di esemplari appartenenti a questa tipologia. Quello emerso dall’ex campo sportivo rappresenta così il più grande deposito monetale di questo periodo finora registrato nello Stato federato. Le prime monete erano state individuate tra luglio e agosto 2025, durante la sorveglianza archeologica dei lavori. A trovarne diversi esemplari era stato il responsabile dello scavo Ronny Krause. Nell’agosto 2026 gli archeologi sono tornati sul posto per condurre un’indagine mirata e proprio questa seconda campagna ha permesso di modificare l’interpretazione iniziale del ritrovamento.

Gli undici quinari non sarebbero infatti monete perdute separatamente nel corso del tempo, ma ciò che gli archeologi definiscono un «ritrovamento chiuso»: un gruppo depositato intenzionalmente nello stesso momento. Un piccolo tesoro, dunque, che secondo gli studiosi potrebbe essere arrivato fino a noi nella sua interezza. Del contenitore originario non rimane nulla. L’assenza di frammenti ceramici induce a ipotizzare che il denaro fosse conservato in una piccola borsa o in un altro involucro realizzato con materiale organico, successivamente decomposto. Nemmeno le monete si trovavano più esattamente nel punto in cui erano state nascoste. Secoli di attività agricola le avevano progressivamente disperse su una superficie di circa 5,8 metri per 1,5, ma la documentazione della distribuzione dei reperti ha consentito agli archeologi di ricostruirne l’appartenenza allo stesso deposito.

Rimane sconosciuto il motivo dell’occultamento. Nel I secolo a.C. qualcuno raccolse quelle monete, le nascose nei pressi del Singer Berg e non tornò più a recuperarle. Non è possibile stabilire chi fosse il proprietario, quale circostanza lo avesse indotto a mettere al sicuro il denaro né perché il deposito sia rimasto nel terreno. Proprio la possibilità di riconoscere un singolo gesto compiuto più di duemila anni fa costituisce però uno degli aspetti archeologicamente più interessanti della scoperta. Anche il luogo aggiunge informazioni importanti. I numismatici ritengono che i quinari del tipo di Praga rinvenuti in Turingia possano essere stati prodotti nella regione di Gotha, a nord-ovest di Singen. Quest’ultima si trova invece lungo una direttrice che conduce verso la concentrazione di siti celtici della Turingia meridionale, tra i quali emerge Steinsburg, sul Kleiner Gleichberg presso Römhild, importante insediamento dell’età del Ferro e centro di produzione artigianale.

Il tesoro diventa così un nuovo elemento per ricostruire la circolazione monetaria nella regione. La posizione di Singen potrebbe contribuire a chiarire i rapporti tra aree di produzione, insediamenti e percorsi attraverso i quali monete, persone e merci si spostavano nella Turingia celtica. Secondo l’Ufficio statale della Turingia per la tutela del patrimonio e l’archeologia, il ritrovamento amplia significativamente le conoscenze sulle connessioni regionali dell’epoca. Lo scavo ha restituito anche testimonianze appartenenti a periodi molto successivi. Tra queste un denario romano coniato tra il 164 e il 169 d.C., una perla di vetro rossa e gialla dell’Alto Medioevo, un’altra moneta d’argento e persino il bottone di un’uniforme prussiana. Reperti che non hanno alcun rapporto con il deposito celtico, ma mostrano la lunga frequentazione della stessa porzione di territorio. 

Lavinia Trivulzio, 02 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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