Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Monete romane in mostra al Museo Statale LVR di Bonn: la moneta al centro risale al 148 a.C., quando Roma era ancora una repubblica. Fotografia: Rolf Vennenbernd/DPA/APPhotograph: Rolf Vennenbernd/DPA/AP

Image

Monete romane in mostra al Museo Statale LVR di Bonn: la moneta al centro risale al 148 a.C., quando Roma era ancora una repubblica. Fotografia: Rolf Vennenbernd/DPA/APPhotograph: Rolf Vennenbernd/DPA/AP

Un cercatore amatoriale col metal detector scopre in Germania 934 monete romane d’argento

Un archeologo dilettante ha scoperto con un metal detector 934 denari romani d’argento in un campo di Wesseling, a sud di Colonia. Il tesoro, 3,1 chilogrammi d’argento probabilmente nascosti intenzionalmente nel II secolo d.C., è il più consistente ritrovamento monetale di questo periodo finora registrato in Germania. Rimane un mistero l’identità di chi accumulò e seppellì una somma equivalente a circa sei anni del reddito disponibile di un legionario.

Lavinia Trivulzio

Leggi i suoi articoli

All’inizio erano soltanto alcune monete d’argento emerse da un campo. Poi il metal detector di Oliver Riedl ha continuato a suonare. L’archeologo dilettante ha capito che sotto il terreno di Wesseling, pochi chilometri a sud di Colonia, poteva esserci qualcosa di molto più consistente e ha avvertito le autorità archeologiche. Gli scavi condotti dagli specialisti hanno confermato l’intuizione: nascosti nel terreno c’erano 934 denari romani, per un peso complessivo di 3,1 chilogrammi d’argento.

La scoperta, avvenuta nel 2025 e resa pubblica ora dall’Ufficio LVR per la conservazione dei monumenti archeologici nella Renania, costituisce il più grande tesoro monetale di questo periodo rinvenuto finora in Germania. Le monete sarebbero state sepolte intenzionalmente nel II secolo d.C., durante l’età imperiale romana, probabilmente per mettere al sicuro una considerevole quantità di denaro. Il tesoro è stato presentato al pubblico al LVR-LandesMuseum di Bonn, dove è ora esposto. A rendere particolarmente interessante il ritrovamento non è soltanto il numero dei denari, ma la quantità di ricchezza che rappresentavano. Le fonti scritte consentono infatti di avere un termine di paragone piuttosto concreto. Secondo Rahel Otte, ricercatrice dell’ufficio archeologico, all’epoca un comune legionario romano guadagnava circa 300 denari all’anno, dei quali approssimativamente la metà veniva trattenuta per vitto ed equipaggiamento. Per mettere insieme 934 denari, un soldato avrebbe quindi dovuto accantonare tutto il proprio reddito disponibile per circa sei anni.

Resta invece senza risposta la domanda più affascinante: chi possedeva quel denaro e perché non tornò mai a recuperarlo? Gli archeologi ritengono probabile che il tesoro sia stato nascosto volontariamente. In assenza di un sistema bancario paragonabile a quello moderno, seppellire monete e oggetti preziosi costituiva una possibile forma di protezione della ricchezza. Erich Classen, archeologo statale e direttore dell’ufficio competente, ha avanzato l’ipotesi che il proprietario possa essere morto prima di recuperare il deposito, senza riuscire a trasmettere ad altri l’informazione sulla sua posizione. Al momento, tuttavia, non esistono elementi sufficienti per stabilire né la sua identità né le circostanze precise dell’occultamento.

Il contesto geografico aggiunge un elemento importante alla scoperta. Wesseling si trova a sud dell’attuale Colonia, in una regione che per secoli rappresentò uno dei punti strategici della presenza romana lungo il Reno, frontiera fondamentale dell’Impero. A partire dall’età di Marco Vipsanio Agrippa, Roma consolidò qui la propria presenza militare; da uno degli insediamenti della regione sarebbe successivamente sorta Colonia Agrippina, l’odierna Colonia. L’area rimase sotto controllo romano per diversi secoli, fino alla tarda antichità. Ritrovamenti di monete romane non sono eccezionali nei territori un tempo compresi nell’Impero, ma depositi di questa consistenza riferibili al II secolo sono decisamente più rari. Un tesoro monetale costituisce inoltre una fonte archeologica diversa dalla semplice somma dei singoli pezzi: può fornire indicazioni sulla circolazione della moneta, sulla capacità di accumulo, sulla cronologia del deposito e, quando il contesto lo permette, sulle condizioni economiche e sociali del territorio nel momento in cui venne nascosto. Nel caso di Wesseling, quasi duemila anni dopo rimane soprattutto una storia interrotta. Qualcuno accumulò una quantità considerevole di argento, scelse un luogo dove nasconderla e, per ragioni che probabilmente non conosceremo mai, non tornò più a prenderla. Il segnale insistente di un metal detector ha riportato alla luce ciò che quel proprietario aveva affidato al terreno per pochi giorni, mesi o anni e che vi è invece rimasto per quasi due millenni.

Lavinia Trivulzio, 24 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Lavinia Trivulzio

Leggi i suoi articoli

Altri articoli dell'autore

Che cosa vorrebbero cambiare i giovani nel mondo in cui vivono? Da questa domanda nasce un progetto che negli anni ha coinvolto migliaia di ragazzi e alcuni tra i maggiori artisti contemporanei. A Milano, le loro parole diventano opere, immagini e azioni per il futuro



 

Dalí e la moda, Picabia, Matisse, Sheila Hicks e Shilpa Gupta aprono la stagione. Poi Giacometti, Doris Salcedo, Bruno Munari, Giovanni Anselmo, Soutine e un grande progetto sull’eredità europea di Leonardo. Milano rende noto con largo anticipo il calendario delle istituzioni culturali civiche: oltre quaranta progetti già programmati dall’autunno 2026 alla fine del 2027, con alcune mostre destinate a proseguire nel 2028. Una mappa che permette già di leggere strategie e ambizioni del sistema museale pubblico della città.

Dal 14 al 18 ottobre il romanzo di Cesare Pavese diventa teatro al Museo Bagatti Valsecchi con la regia di Mario Scandale e l’adattamento di Giulia Bartolini. Al centro dello spettacolo, prodotto nell’ambito di «Stasera al Museo», la domanda sulla responsabilità individuale davanti alla guerra

Dal 15 al 29 settembre Christie’s presenta la terza e ultima parte della straordinaria raccolta dell’imprenditore di Amburgo: cinque secoli di stampe e disegni, da Dürer a Jim Dine, attraversati da guerra, mistero, sensualità e inquietudine

Un cercatore amatoriale col metal detector scopre in Germania 934 monete romane d’argento | Lavinia Trivulzio

Un cercatore amatoriale col metal detector scopre in Germania 934 monete romane d’argento | Lavinia Trivulzio