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Adlan Yousif, «Between Exiles IV», 2025

Courtesy Dara Art Gallery, Khartoum

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Adlan Yousif, «Between Exiles IV», 2025

Courtesy Dara Art Gallery, Khartoum

Menart Fair: crocevia di identità nella Ville Lumière

Dalle memorie dell’esilio alle lamiere dei campi profughi. Trentaquattro gallerie da diciotto Paesi si radunano nella capitale francese per esplorare il significato dell’appartenenza

Lavinia Trivulzio

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Cos’è, davvero, ciò che chiamiamo casa? È una semplice coordinata geografica, un riparo di mattoni e cemento, oppure un’architettura intangibile fatta di ricordi, distanze, ritorni e radici? È attorno a questa domanda viscerale che dal 23 al 25 ottobre torna a Parigi Menart Fair, giunta alla sua settima edizione. Quest'anno la fiera sceglie come bussola l'interrogativo «Where is home?», trasformando il concetto di casa in un campo di ricerca aperto, capace di superare i confini fisici per esplorare le tante forme dell'abitare contemporaneo. Attraverso lo sguardo di 34 gallerie provenienti da 18 Paesi e il lavoro di oltre un centinaio di artisti - di cui il 45% donne - l'evento offre una piattaforma di primo piano per le scene artistiche del Medio Oriente e del Nord Africa. La geografia dell'esposizione traccia una mappa affascinante che mette in rete capitali storiche dell'arte e centri culturali emergenti, connettendo realtà di Beyrouth, Téhéran, Dubai, Abou Dabi, Damas, Khartoum, Le Caire e Ramallah a spazi di Parigi, Genève, Bruxelles, Istanbul e Tønsberg.

Da sinistra a destra: Abdul Rahman Katanani, «Girl Swinging», 2024. Courtesy Turab Art Project, Ramallah, Palestine. Hamid Torkashvand, «de la série IS», 2026. Courtesy 2A Gallery, Téhéran / Iran

Le opere selezionate raccontano questa ricerca identitaria attraverso l'uso di materiali fortemente evocativi. L'artista sudanese Adlan Yousif presenta «Between Exiles IV» (Dara Art Gallery), una struttura in metallo di recupero saldato che trasforma lo scarto metallico in una metafora della ricostruzione personale tra un esilio e l'altro. Il palestinese Abdul Rahman Katanani, con «Girl Swinging» (Turab Art Project), incide la silhouette di una bambina sull'altalena direttamente su una grande superficie di lamiera ondulata, convertendo la materia tipica dei campi profughi in un gesto di leggerezza e poesia. Dall'Iran, Hamid Torkashvand attinge alla pesantezza e alla solidità di cemento e metallo per la sua serie «IS» (2A Gallery), interrogandosi sulle fondamenta fisiche e mentali della permanenza.

Tra le gallerie partecipanti si segnalano, solo per citarne qualcuna, 2A Gallery da Téhéran, Iran, Amal Rakibi Gallery da Dubai, E.A.U., Ambidexter da Istanbul, Turchia, Archivart  da Tunisi, Tunisia, Artbooth Gallery  da Abu Dhabi, E.A.U. e Seul, Corea del Sud, The Artinerary da Amman, Giordania, Safarkhan Art Gallery dal Cairo, Egitto, Shiva Zahed Gallery da Istanbul, Turchia, Stal Gallery da Muscat, Oman, Galerie Tanit da Beirut, Libano e Monaco di Baviera, Turab Art Project da Ramallah, Palestina ma anche le europee Analix Forever da Ginevra, Armature  da Bruxelles, Lilia Ben Salah, Galerie Keshavarzian e Galerie Bessières da Parigi e Quartum Galleri da Tønsberg, Norvegia. Insomma un bel melting pot che riserverà sicuramente delle belle sorprese!
 

Lavinia Trivulzio, 29 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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