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Roberto Mercuzio
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Il sito archeologico di Aquinum (Fr), situato al centro della Valle del Liri (comune di Castrocielo), continua a restituire testimonianze della sua storia antica. Dalla 18ma campagna di scavo condotta dall’Università del Salento sono emersi due reperti di particolare interesse: un cippo riccamente decorato e un altare votivo in marmo. Le scoperte sono state presentate al pubblico il 3 ottobre durante il Weekend dell’Archeologia, appuntamento che ha concluso la stagione 2026 delle ricerche.
Gli scavi, diretti dal professor Giuseppe Ceraudo, docente di Topografia antica all’Ateneo salentino, vengono condotti in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone e Latina e con i Comuni di Castrocielo e Aquino.
È stato ritrovato innanzitutto un cippo, in una posizione di riutilizzo. In una fase tarda della vita della città, infatti, il monumento era stato reimpiegato come elemento della pavimentazione nei pressi di uno dei principali incroci di Aquinum. Sul manufatto compare il nome del dedicante, probabilmente Caius Ammius Cammarus, anche se gli archeologi rimangono ancora prudenti nella lettura completa dell’iscrizione.
A rendere interessante il reperto è soprattutto la decorazione: ghirlande, festoni e bucrani (motivi decorativi raffiguranti il teschio di un bue o di un altro animale) incorniciano le raffigurazioni di tre animali, un bue, un montone e un maiale. Una combinazione che potrebbe richiamare il «suovetaurilium», uno dei più importanti sacrifici della religione romana, nel quale venivano immolati proprio un maiale («sus»), un ovino («ovis») e un toro («taurus»). La scena potrebbe dunque evocare un rito legato alla purificazione, alla consacrazione o alla delimitazione rituale di uno spazio. L’interpretazione resta però prudente, proprio perché il cippo non è stato rinvenuto nel suo contesto originario.
Il secondo ritrovamento apre invece uno squarcio sulla dimensione religiosa e politica della colonia. Si tratta di un altare votivo marmoreo, del quale è stato recuperato un nuovo frammento. Il ricongiungimento con parti già note ha permesso di ricostruire più compiutamente l’iscrizione e di identificare i destinatari della dedica: il Genio di Augusto, i Lari di Augusto e il Genio della Colonia.
A commissionare l’altare fu Manius Popidius Anteros, un facoltoso liberto che ricoprì la carica di seviro augustale. Il reperto offre così nuove informazioni sul rapporto tra culto imperiale, religione pubblica e identità civica nella Aquinum romana.
La campagna 2026 ha restituito anche altre importanti testimonianze. Nel teatro romano è stata individuata una lastra marmorea con la formula FVL(GVR) C[ONDITVM], collegata al rituale con cui i Romani consacravano un luogo colpito da un fulmine. Il rinvenimento potrebbe indicare che anche il teatro di Aquinum sia stato interessato da un fenomeno atmosferico interpretato come manifestazione della volontà divina. Ultimamente un’iscrizione simile è stata rinvenuta anche nel complesso di Villa Adriana a Tivoli.
Durante il Weekend dell’Archeologia è stato inoltre presentato il restauro di cinque teste marmoree, tra cui il cosiddetto Cesare di Aquinum e una testa-ritratto attribuita a Druso Maggiore.
Dopo diciotto anni di ricerche, il progetto amplia anche il proprio raggio d’azione: per la prima volta le indagini archeologiche sono state estese al territorio comunale di Aquino. Un ulteriore passo per ricostruire, oltre gli attuali confini amministrativi, la storia di una delle più importanti città romane del Lazio meridionale.
Il cippo, riccamente decorato, ritrovato nel sito di Aquinum in una posizione di riutilizzo
Roberto Mercuzio
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