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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliLa Tuscia torna a restituire testimonianze capaci di raccontare, attraverso la terra e le sue stratificazioni, la millenaria storia delle comunità che hanno abitato questo territorio. È il caso della necropoli emersa in località Casalaccio, in un’area compresa tra Viterbo e Vitorchiano, dove le indagini archeologiche preventive legate alla realizzazione di un cavidotto hanno portato alla luce un complesso funerario di eccezionale interesse.
L’area, estesa per circa 600 metri quadrati, conserva 25 sepolture databili dal V secolo a.C. fino al II secolo d.C. Un arco di circa sette secoli che permette di seguire il passaggio dall'epoca etrusca alla romanizzazione e, successivamente, alla piena età imperiale. Gli archeologi hanno individuato sette tombe a camera e diciotto tombe a fossa, con sarcofagi in peperino, urne in tufo e resti osteologici appartenenti a diversi individui.
A raccontare la società dell’antica Tuscia sono soprattutto i corredi funerari. Vasellame da mensa, oggetti in vetro, monete, lucerne ed elementi in bronzo restituiscono frammenti della vita quotidiana e delle pratiche funerarie, ma anche indicazioni sulle differenze sociali e sulle credenze delle comunità locali. Tra i reperti spiccano uno specchio in lega d’argento e un minuscolo orecchino d’oro, rinvenuto nella sepoltura di un bambino.
Particolarmente imponente è la cosiddetta «tomba quattro». Un corridoio di accesso composto da sedici gradini conduce a una camera funeraria scavata a quasi cinque metri di profondità, progettata originariamente per accogliere almeno dodici defunti. Una struttura che testimonia l’importanza attribuita alla sepoltura e, probabilmente, il rango della famiglia o del gruppo che ne fece uso.
Ma a rendere ancora più singolare la scoperta è un ritrovamento inatteso: nello spazio tra due sepolture è riemerso il cranio fossilizzato di un «Bos primigenius», l’uro, gigantesco bovino selvatico ormai estinto e considerato l’antenato del bestiame domestico. La sua presenza apre interrogativi sulla stratigrafia del sito e sulle diverse fasi di formazione del paesaggio, anche se eventuali significati simbolici potranno essere valutati soltanto attraverso ulteriori studi.
Il valore scientifico della necropoli ha portato il Ministero della Cultura ad adottare rapidamente misure di tutela. L’area è stata sottoposta a vincolo e qualificata come sito di interesse culturale particolarmente importante. Casalaccio diventa così un nuovo tassello per ricostruire la complessa storia dell’Etruria meridionale, offrendo agli studiosi una preziosa occasione per comprendere come comunità, culture e tradizioni funerarie siano cambiate nel corso della romanizzazione.
Gaspare Melchiorri
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