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Una veduta degli scavi di questi giorni a Bahariya

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Una veduta degli scavi di questi giorni a Bahariya

In Egitto sono state scoperte tre tombe nell’oasi di Bahariya

I sepolcri riesumati sono di epoche diverse: uno è databile al Periodo Tardo; gli altri due risalgono invece all’epoca romana

Gaspare Melchiorri

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Una missione egiziana ha portato alla luce tre tombe nel sito di Sheikh Sobi, nell’oasi di Bahariya, nel deserto occidentale del Paese. Le sepolture appartengono a periodi differenti e contengono mummie, sarcofagi e altri reperti che potrebbero contribuire a ricostruire aspetti della vita e delle pratiche funerarie della comunità che abitò la regione.

La scoperta è avvenuta durante l’attuale stagione di scavi, dopo circa tre mesi di lavoro. La missione, composta da 40 tra archeologi e altri operatori, è guidata da Sabri Farag, direttore generale delle antichità dell’oasi di Bahariya. Gli scavi proseguiranno anche nelle prossime campagne, con l’obiettivo di approfondire la conoscenza di un’area considerata particolarmente importante per la storia dell’antico Egitto.

Il sito di Sheikh Sobi ospita numerose tombe appartenenti a sovrani e sacerdoti del periodo tardo della civiltà faraonica. Le nuove sepolture aggiungono ulteriori elementi a un quadro archeologico già ricco e mostrano come l’area sia stata utilizzata per scopi funerari anche in epoche successive.

La prima delle tre tombe risale al Periodo Tardo e presenta un pozzo quadrato profondo circa tre metri, da cui si accede a due camere funerarie. Nella camera occidentale, una piccola stanza rettangolare, gli archeologi hanno trovato un sarcofago in pietra calcarea collocato direttamente sul pavimento. All’interno si trovava una mummia avvolta in bende di lino. Secondo Farag, la disposizione del sarcofago è coerente con le caratteristiche di altre tombe del sito datate alla XXVI Dinastia, una fase della storia egiziana compresa tra il VII e il VI secolo a.C.

Sul lato settentrionale del pozzo si trova una seconda camera, più grande e anch’essa di forma rettangolare. Gli archeologi ritengono che possa essere stata destinata alla sepoltura di altri membri della stessa famiglia, suggerendo l’esistenza di un complesso funerario condiviso.

Le altre due tombe appartengono invece all’epoca romana. Una presenta una struttura a pozzo con caratteristiche riconducibili a un modello a scala: un ingresso conduce a un piccolo ambiente, inserito all’interno di una struttura rettangolare. Anche questa sepoltura potrà offrire informazioni sulla continuità delle tradizioni funerarie dell’oasi in un periodo profondamente diverso da quello faraonico.

Particolarmente interessante è il carattere artistico dei reperti provenienti da Bahariya. L’egittologo Hassan Selim sottolinea come gli artisti locali non seguissero sempre in modo rigoroso i modelli tradizionali dell’arte egizia. Le precedenti missioni archeologiche avevano già individuato nelle tombe raffigurazioni di persone facoltose rappresentate come sacerdoti, mentre le iscrizioni hanno restituito informazioni sulla vita quotidiana e sulle divinità venerate nella regione.

Gaspare Melchiorri, 13 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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