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Veduta aerea degli scavi nella basilica tardoantica di Oderzo.

Foto Soprintendenza ABAP per le province di Padova, Treviso e Belluno

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Veduta aerea degli scavi nella basilica tardoantica di Oderzo.

Foto Soprintendenza ABAP per le province di Padova, Treviso e Belluno

Scoperta una basilica paleocristiana ad Oderzo, in un sito in attività per almeno 15 secoli

La chiesa sorgeva nel primo suburbio dell’antica Opitergium. L’insediamento era già attivo nel X secolo a.C., si sviluppò nell’Età del Ferro e divenne municipium dalla seconda metà del I secolo a.C. Relativamente alla chiesa, pare che si tratti di una basilica costruita tra fine IV e l’inizio del V secolo d.C.

Roberto Mercuzio

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A Oderzo (Tv), a poca distanza dal Duomo, nell’area dell’ex Pescheria sotto il livello della strada sono emersi i resti di una basilica paleocristiana, con una grande aula a tre navate, muri possenti, tombe addossate all’edificio e mosaici policromi dal disegno elaborato. La parte meglio conservata è la navata laterale meridionale: il muro perimetrale, rinforzato da contrafforti regolari, corre accanto a un tappeto musivo dai ricchi e coloratissimi stilemi decorativi geometrici e floreali.

La chiesa sorgeva nel primo suburbio sud-orientale dell’antica Opitergium, in una zona che conferma quanto la storia urbana di Oderzo non si sia semplicemente interrotta con la fine della città romana classica. L’insediamento era già attivo nel X secolo a.C., si sviluppò nell’Età del Ferro e divenne municipium dalla seconda metà del I secolo a.C.

Per ciò che riguarda più strettamente la chiesa, l’ipotesi è che si tratti di una basilica costruita tra la fine del IV e l’inizio del V secolo d.C. Questa interpretazione è supportata dalla planimetria, dalle sepolture, da alcuni elementi che sembrano riferibili a un presbiterio e, soprattutto, dal livello dei mosaici. I confronti inducono gli studiosi a raffronti con Concordia Sagittaria e con Aquileia.

Lo scavo era iniziato nel novembre dell’anno scorso, come parte delle indagini preventive per un nuovo intervento edilizio nell’area dell’ex Pescheria.

Le prime ad emergere erano state solo alcune tessere bianche e nere. Poi, però, ampliando l’area di indagine, i mosaici hanno iniziato a comparire in diverse zone.

L’intervento, condotto dagli archeologi della ditta Malvestio sotto la direzione della Soprintendenza, con la funzionaria Maria Cristina Vallicelli, interessa oggi un’area di circa 450 metri quadrati. Le pavimentazioni musive emergono quasi ovunque, anche se qua e là portano ancora i segni dei lavori dello scorso secolo, quando sopra questo settore della città si costruiva, per dir così, con più leggerezza.

Sotto l’attuale piano stradale sono emerse murature conservate fino a circa tre metri di profondità. Alcuni muri arrivano a un metro e venti di larghezza in fondazione e mantengono fino a 14 corsi di elevato.

Lesene, contrafforti e articolazione delle murature fanno pensare a un complesso monumentale molto importante. Assai interessante è anche il modo in cui fu costruita. Nel terreno alluvionale furono infissi pali lignei, sopra i quali vennero impostati muri in laterizio e malta.

Nella navata centrale sono già emersi ampi tratti di pavimento musivo, con ottagoni intrecciati, nodi doppi alternati in rosso e azzurro, motivi a edera, cerchi concentrici e decorazioni dette «a pale di mulino». La navata laterale meridionale è però quella che rimane più impressa. Qui, quasi come immagine-simbolo dell’intero scavo, emerge un grande ottagono con un motivo a velario al centro e un nodo di Salomone. Attorno, una trama continua di figure geometriche organizza il pavimento in modo tutt’altro che casuale.

La qualità complessiva del mosaico è confermata anche dal ritrovamento di tessere in pasta vitrea, materiali che rimandano a un apparato decorativo più ricco di quanto una prima occhiata potrebbe suggerire. Tra le strutture emerse figurano alcune basi di pilastrini che potrebbero appartenere alle transenne presbiteriali, cioè agli elementi che separavano lo spazio riservato al clero dall’area dei fedeli.

Accanto alla chiesa sono emersi anche ambienti e depositi che sembrano legati alla sua costruzione o decorazione. Sono stati recuperati tessere musive, frammenti di marmo, laterizi, vetri, anfore, metalli e una piccola fornace. Più che un contesto secondario, sembra di intravedere la «fabbrica» dell’edificio.

All’esterno dell’edificio sono state individuate quattro sepolture collocate tra le lesene della struttura. Le condizioni di conservazione delle ossa non sono ideali. Saranno quindi le analisi antropologiche, isotopiche e del Dna a chiarire età, sesso, provenienza e caratteristiche biologiche degli individui deposti.

Lo scavo prosegue ora nella navata settentrionale, dove sono già comparsi altri mosaici con motivi a bipenne e cerchi concentrici. Sono emersi anche nuovi pali lignei.

Roberto Mercuzio, 22 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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