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Giorgio Valentini
Leggi i suoi articoliNuove e preziose testimonianze sui legami diplomatici tra l’Antico Egitto e il Vicino Oriente riemergono dalla necropoli di Menfi. Tra i ritrovamenti di una recente campagna di scavi, secondo quanto riportato dalla versione digitale del quotidiano egiziano «Al-Ahram», «Ahram Online», spicca il frammento di una colonna recante un’iscrizione geroglifica che narra il ritorno di un comandante militare dalla terra di Naharin, nell’odierna Siria settentrionale. Come sottolinea Mohamed Abdel Badie, responsabile del settore delle antichità egizie presso l’Accademia delle Scienze della Siria, questo reperto non solo conferma la datazione del sito al Nuovo Regno, ma apre inediti spiragli sulle relazioni militari e internazionali dell’epoca.
La scoperta, avvenuta lungo la scarpata calcarea orientale del sito di Saqqara, ha riportato alla luce un complesso di tombe appartenute all’élite del tempo. Di straordinario pregio storico-artistico è la sepoltura di Mentuhotep, altissimo funzionario che vantava titoli come «Portatore del sigillo reale» e «Sovrintendente delle terre straniere». La sua tomba offre un saggio di raffinata arte funeraria: la parete nord conserva scene finemente scolpite di caccia, portatori di offerte e un imponente ritratto del defunto seduto accanto alla madre Eihotep, a testimonianza del prestigio familiare.
Altrettanto affascinante è lo spaccato restituito dalla tomba di Paremwia (noto come Samut), «Gran Mercante della tenuta di Ptah», le cui iscrizioni tramandano con insolita ricchezza di dettagli la sua vita familiare, citando la moglie, Tuwi, i quattro figli e la madre Atibyu, cantatrice di Amon. Una terza sepoltura, seppur frammentaria, svela l’identità tale di Nehesy, sovrintendente della casa, e della moglie Neferptah.
Questi ritrovamenti si inseriscono nel più ampio studio della necropoli di Bubasteion, diretto da Amr El-Tayeb. Secondo Hisham El-Leithy, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità egizio, il pregio di questi scavi risiede proprio nella capacità di ricostruire le esistenze individuali dell’élite attraverso l’architettura e l’epigrafia. Con i pozzi funerari di Mentuhotep ancora non del tutto esplorati, le prossime campagne promettono di restituire nuovi capolavori fondamentali per la storia dell’arte e della società egizia.
Iscrizioni sulle pareti di una delle tombe
Giorgio Valentini
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