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Alcuni reperti rinvenuti nel sito di Çayönü, in Turchia

© Ministero della Cultura e del Turismo turco

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Alcuni reperti rinvenuti nel sito di Çayönü, in Turchia

© Ministero della Cultura e del Turismo turco

In Turchia un laboratorio di 9mila anni fa racconta le origini dell’artigianato specializzato

La compresenza di tutte le fasi produttive permette di ricostruire una vera e propria sequenza di lavoro: dall’acquisizione della materia prima alla sua preparazione, fino alla realizzazione dell’oggetto. Un dato particolarmente significativo, perché indica che a Çayönü la lavorazione dei minerali non era più un’attività occasionale

Giorgio Valentini

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Non solo oggetti, ma un luogo dedicato alla loro produzione: è questa la particolarità della nuova scoperta effettuata a Çayönü Hill, uno dei più importanti siti neolitici della Turchia, nel distretto di Ergani, nella provincia di Diyarbakır. Gli archeologi hanno individuato un laboratorio di circa cinque metri quadrati, databile al 6900-6800 a.C., destinato alla lavorazione di malachite e rame.

La struttura, rinvenuta nella parte occidentale dell’antico insediamento, conserva almeno sei buche di palo che suggeriscono la presenza di una copertura. Al centro si trova una superficie pavimentata in pietra, dove si svolgevano le attività di lavorazione. Gli scavi hanno restituito complessivamente 42 frammenti di malachite, insieme a materiali grezzi, elementi parzialmente lavorati e manufatti finiti, tra cui perle e altri oggetti in rame.

La compresenza di tutte le fasi produttive permette di ricostruire una vera e propria sequenza di lavoro: dall’acquisizione della materia prima alla sua preparazione, fino alla realizzazione dell’oggetto. Un dato particolarmente significativo, perché indica che a Çayönü la lavorazione dei minerali non era più un’attività occasionale, ma si svolgeva in uno spazio appositamente organizzato e probabilmente affidato a persone dotate di competenze specifiche.

La scoperta assume un ulteriore rilievo se inserita nella lunga storia del sito. Le prime tracce dell’impiego di rame e malachite risalgono infatti a circa il 9100 a.C.: il nuovo laboratorio documenta dunque una tradizione tecnologica protrattasi per quasi 2mila anni, molto prima dello sviluppo della metallurgia su larga scala.

Le ricerche, condotte da Savaş Sarıaltun della Çanakkale Onsekiz Mart University, hanno portato alla luce durante la campagna 2026 anche ceramiche attribuibili alla cultura proto-Hassuna e al primo Neolitico ceramico, datate provvisoriamente al 6800-6600 a.C. Analisi archeometriche e datazioni al radiocarbonio contribuiranno a precisarne la cronologia.

Giorgio Valentini, 03 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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