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Alberto Camogli
Leggi i suoi articoliUna raccolta costruita lungo quattro decenni di acquisti mirati, capace di far dialogare l'Espressionismo Astratto americano con la ricerca spazialista e informale europea. Il prossimo 16 e 17 novembre, Sotheby’s New York disperderà in un doppio incanto la Collezione di Theodore e Ruth Baum, una tra le più note raccolte private di Palm Beach, con una stima complessiva che supera i 100 milioni di dollari. Assemblata a partire dai primi anni Ottanta dal pioniere delle telecomunicazioni statunitensi e da sua moglie, nota interior designer, la selezione porta sul mercato oltre venti capolavori del secondo Novecento rimasti celati al pubblico nelle loro residenze per oltre quarant'anni. Prima della vendita a Manhattan, un'ampia selezione dei lotti intraprenderà un tour espositivo toccando le sedi di Londra, Hong Kong, Parigi e Los Angeles.
A guidare l'incanto, con una stima compresa tra i 10 e i 15 milioni di dollari, è «Untitled» (1967) di Mark Rothko, lavoro ad olio su carta di straordinaria intensità luminosa eseguito dall'artista a soli tre anni dalla morte. Acquistata dai coniugi Baum nel 1983, dopo aver alienato la loro prima raccolta di disegni e acquerelli d'inizio Novecento, la composizione domina la tela con campiture vibranti nei toni del rosso e del mandarino. L'opera rappresenta sia la prima acquisizione di arte contemporanea dei collezionisti sia la scintilla che diede origine all'intera raccolta. Degli ultimi anni di attività di Rothko, le carte intrise di rosso figurano infatti tra gli esiti più lirici della sua poetica sulla percezione del colore e sull'emozione umana.
Altro vertice dell'asta è «The Green Book of Barbara Guest» (1960) di Joan Mitchell, imponente tela conservata nella collezione Baum per oltre quarant'anni e pronta al suo debutto in asta dopo essere apparsa in pubblico per l'ultima volta oltre sei decenni fa. Eseguito nel momento di svolta che segnò il trasferimento definitivo dell'artista a Parigi e l'avvio della sua stagione di piena maturità espressiva, il dipinto racchiude nel titolo un omaggio esplicito alla poetessa e critica d'arte Barbara Guest, figura centrale della cerchia intellettuale della New York School. Rispetto alle tradizionali evocazioni del paesaggio naturale, la tela si distingue per una materia pittorica dinamica e vigorosa, carica di tensione poetica e gestuale.
Theodore and Ruth Baum's Palm Beach residence. Art © 2026 Yoshitomo Nara. Art © 2026 The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc. / Licensed by Artists Rights Society (ARS), New York. Art © 2026 Artists Rights Society (ARS), New York / SIAE, Rome
Il dialogo con i linguaggi iconici degli anni Sessanta trova forma in «Dimple» (1964) di Ed Ruscha, uno dei rarissimi e precoci dipinti con parola dell'artista californiano. Celebrato per la capacità di trasformare la sintassi quotidiana in un manifesto visivo, il lavoro appartiene a un esiguo nucleo di sole sette composizioni caratterizzate dal motivo grafico del morsetto a C - due delle quali custodite in prestigiose istituzioni come la Menil Collection di Houston e il Museum Brandhorst di Monaco di Baviera - e rispecchia lo spirito arguto del collezionismo dei Baum.
La sezione dedicata alla Pop Art annovera «The Scream (After Edvard Munch)» (1984) di Andy Warhol, acquistato dai Baum da Sotheby’s a Londra nel 2006. La tela rielabora il celebre capolavoro di Munch del 1895 attraverso il filtro della riproducibilità seriale. Nato da una commissione del gallerista Tor Uppstrom a seguito della storica mostra newyorkese dell'artista norvegese del 1982, il dipinto traduce l'angoscia esistenziale nordica in un'icona visiva di massa, attingendo direttamente dalla litografia e non dalla pittura originale. Un esemplare analogo della serie, proveniente dalla collezione di Pauline Karpidas, era stato battuto nel settembre 2025 per oltre 6,6 milioni di sterline.
Theodore and Ruth Baum's Palm Beach residence. Art © 2026 Kate Rothko Prizel & Christopher Rothko / Artists Rights Society (ARS), New York. Art © 2026 Artists Rights Society (ARS), New York / ADAGP, Paris. Art © 2026 Robert Ryman
Accanto alla grande astrazione americana, la collezione Baum si distingue per una presenza precorritrice dei maestri dell'Informale e dello Spazialismo europeo. Spicca in catalogo «GA1» (1954) di Alberto Burri, storico lavoro appartenente al ciclo dei Sacchi e conservato nella raccolta dal 2005. Trasfigurando la tela di juta usata durante il secondo conflitto mondiale, materia carica di memoria bellica e di sofferenza, Burri mette in atto una rivoluzione linguistica la cui portata è testimoniata dalla presenza di esemplari della medesima serie nelle collezioni del Solomon R. Guggenheim Museum e del MoMA di New York, della Tate di Londra e del Centre Pompidou di Parigi.
Completa la ricognizione europea «Concetto Spaziale, Attese» (1960) di Lucio Fontana, un'opera su fondo rosso saturo fitta di fenditure che solcano la superficie pittorica. Acquistata dai Baum nel 2000, la tela testimonia il radicale superamento della bidimensionalità tradizionale operato dall'artista italo-argentino, in un momento storico segnato dalle prime esplorazioni dello spazio cosmico. Unitamente ai lavori di Piero Manzoni, Yves Klein, Sam Francis, Hans Hofmann, Tom Wesselmann e Roy Lichtenstein, il catalogo offre così una mappa nitida e coerente dell'arte americana di metà Novecento. Uno sforzo notevole per Sotheby's che, considerando anche la vendita della Collezione Blaquier, si candida a grande protagonista dell'autunno americano.
Alberto Camogli
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