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Alberto Camogli
Leggi i suoi articoliCinque anni dopo il debutto di Art Week Tokyo, che ogni novembre mobilita gallerie, musei e istituzioni della capitale giapponese, il circuito dell'arte contemporanea nipponico si arricchisce di un nuovo format indipendente. Dal 1° all'8 novembre debutta infatti Tokyo Jazz Club, progetto ideato da Robbie Fitzpatrick e Yael Salomonowitz, già co-fondatori di Basel Social Club. Una svolta sorprendente per il progetto svizzero, che dopo essersi imposto tra gli eventi più imprevedibili e attesi della settimana dell'arte di Basilea a giugno, organizzata in concomitanza con Art Basel, sbarca quindi in Giappone.
In netta controtendenza rispetto al modello fieristico tradizionale, la rassegna non si configura secondo la classica suddivisione in booth e la sequenza di pareti bianche, ma allestisce uno spazio d'incontro multidisciplinare, molto più diretto e disintermediato, con le opere proposte chiamate a dialogare in contesti non convenzionali. Nel 2026, a Basile, la manifestazione si è tenuta, per esempio, negli ex uffici della banca UBS, a ridosso della stazione ferroviaria. L'atmosfera underground e da club, piena di giovani e musica, alcolici e luoghi d'incontro, l'hanno resa distanziata nettamente dalle altre fiere in città.
Formula che immaginiamo possa ripetersi, con gli inevitabili accorgimenti, anche a Tokyo, e che promette di restituire la complessa trama culturale cittadina, dove le arti visive convivono e si sovrappongono costantemente a musica, architettura, design, moda e gastronomia. La sede scelta, del resto, rispecchia questa vocazione sperimentale: un ex capsule hotel di otto piani nel quartiere di Jimbocho, storico distretto celebre per le sue librerie d'antiquariato e i negozi di vinili. All'interno della struttura, alcune delle vecchie cabine - rimosse dopo la chiusura dell'hotel - sono state reinstallate per ospitare opere digitali, video e installazioni sonore.
Il programma rende omaggio, in modo particolare, ai leggendari jazz club e alle sale da ascolto della capitale, con l'architettura dell'edificio che ospiterà infatti uno spazio dedicato all'ascolto di vinili, performance dal vivo di musicisti locali e internazionali e un atteso dialogo tra gli artisti Theaster Gates e Arthur Jafa, accompagnato da una listening session curata dai due protagonisti. L'operazione coinvolgerà circa 60 realtà internazionali e locali - tra cui P21 (Seoul), Take Ninagawa (Tokyo), ROH Projects (Jakarta) e Anomaly (Tokyo) - ed è stata resa possibile dal sostegno della società immobiliare proprietaria dell'immobile, che ha garantito costi d'accesso contenuti per gli espositori.
Nel complesso, l'iniziativa si inserisce in un momento di forte attrattività per il mercato e la scena artistica giapponese, rafforzata dal successo di format trasversali come Art Collaboration Kyoto (ACK) e progetti indipendenti come Onsen Confidential, oltre che dall'impatto del cambio favorevole sullo yen per il collezionismo internazionale.
L'esterno della sede di Tokyo Jazz Club 2026. Photo: Carmen Molina
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