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Konrad Fischer Galerie

Courtesy of Art Basel

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Comprano di più, e in modo diverso: la Gen Z ridefinisce le gerarchie del mercato dell’arte

Dal «Survey of Global Collecting 2026» di Art Basel e UBS emerge la scalata dei collezionisti under 30, che raddoppiano le spese dei coetanei e guidano la trasformazione digitale

Alberto Camogli

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La fotografia scattata da Art Basel e UBS nel consueto e atteso Survey of Global Collecting 2026 restituisce l'immagine di un mercato dell'arte in piena transizione generazionale e strutturale. Curato da Clare McAndrew, fondatrice di Arts Economics, lo studio analizza i comportamenti, le motivazioni e le abitudini di spesa di oltre 3.100 collezionisti di prima fascia, distribuiti in dieci mercati chiave - Stati Uniti, Regno Unito, Cina continentale, Hong Kong, Francia, Australia, Germania, Giappone, Brasile e Singapore - durante i primi sei mesi del 2026. Ciò che emerge è il profilo di un collezionismo sempre più autonomo, digitalizzato e attento alla sfera privata, guidato con un margine sorprendente dalla cosiddetta Generation Z.

È proprio la Gen Z a imporsi come la fascia d'età a più alta capacità di spesa nel panorama internazionale. Negli ultimi due anni, i collezionisti più giovani hanno registrato uscite medie più che doppie rispetto a qualsiasi altra generazione analizzata. Nel 2025, la spesa media complessiva del campione in opere d'arte è salita a 124 mila dollari, registrando un incremento del 13% rispetto al 2024, con la Gen Z che ha toccato quota 347 mila dollari (+19%), una tendenza di crescita confermata anche nel primo semestre del 2026. Sebbene la quasi totalità delle transazioni globali continui a concentrarsi sotto la soglia dei 50 mila dollari (77% dei rispondenti) e dei 100 mila dollari (84%), la fascia apicale del mercato vede la presenza dominante dei giovanissimi: quasi la metà di quel ridotto 1% di collezionisti che ha acquistato opere superiori al milione di dollari fa capo alla Gen Z, che detiene anche la quota maggiore (13% contro il 3% generale) tra chi ha superato il milione di spesa totale nella prima metà dell'anno. Come evidenziato dall'economista Paul Donovan di UBS Global Wealth Management, il fenomeno si inserisce nel contesto del grande passaggio intergenerazionale di ricchezza, con il 40% dei giovani collezionisti che si è avvicinato all'arte tramite l'influenza della famiglia e quasi il 90% conserva le opere ereditate, dove dominano i linguaggi tradizionali come pittura e scultura.

Oltre a spendere di più, la Gen Z evidenzia inoltre una spiccata propensione alla diversificazione della propria raccolta. Se l'arte visiva rappresenta in media un terzo (33%) della spesa complessiva nei beni da collezione (percentuale che sale al 55% includendo le arti decorative), i collezionisti più giovani e i boomers mostrano un engagement più trasversale. Oltre all'arte contemporanea, il 42% della Gen Z e il 39% dei boomers hanno acquistato in almeno due ulteriori settori nel 2026, dall'antiquariato (9%) al design (6%), contro meno di un quarto delle fasce intermedie come i millennials (22%) e la Gen X (23%). I volumi di spesa dei più giovani dominano quasi ogni segmento: nei gioielli e nelle pietre preziose la Gen Z ha registrato una spesa media di 151 mila dollari, oltre cinque volte superiore a quella della Gen X (29 mila dollari).

Un aspetto del tutto inedito esplorato dall'indagine riguarda le modalità di ingresso nel collezionismo. La pittura si conferma la porta d'accesso primaria per il 43% degli interpellati, seguita dalla scultura (25%), dall'antiquariato (26%), dalla fotografia (17%), dalle opere su carta (15%) e dall'arte digitale (15%), mentre l'interesse per i beni di lusso difficilmente funge da cavallo di Troia per l'acquisto d'arte. Accanto alle dinamiche familiari (28%), sono le visite a musei, gallerie e fiere (22%) a plasmare i primi passi dei collezionisti. Parallelamente, si assiste a una netta affermazione dell'indipendenza nella selezione, con quasi tre quarti degli intervistati (72%) che conducono un'approfondita attività di ricerca autonoma prima dell'acquisto (in crescita di 10 punti percentuali sul 2025 e pari all'80% tra i giovani), affiancando alla consulenza tradizionale di esperti di case d'aste (31%), advisor (30%), artisti (29%) e galleristi (27%) l'uso massiccio di strumenti digitali. Il 58% del campione consulta piattaforme online, con un significativo 22% che ricorre ad applicazioni e strumenti di intelligenza artificiale (quota schizzata dal 4% del 2024), mentre il 32% trae indicazioni da social network come Instagram o X. L'atteggiamento verso l'intelligenza artificiale appare largamente positivo: oltre due terzi dei collezionisti ne riconoscono l'efficacia per la tracciabilità delle opere, le verifiche di autenticità, la valutazione economica e la scoperta di nuovi artisti.

La spinta alla ricerca personale non coincide tuttavia con una fruizione esibizionista delle proprie collezioni. L'indagine sfata l'equazione tra collezionismo ad alto patrimonio e consumo ostentativo. Infatti, il 64% degli intervistati preferisce mantenere la proprietà dei lavori riservata alla sfera domestica o a una stretta cerchia di relazioni, e solo il 10% ambisce a una visibilità pubblica. Tra coloro che concedono opere in prestito ai musei, il 30% esige l'anonimato assoluto e il 47% un riconoscimento discreto, contro un modesto 17% che richiede una menzione esplicita. Questa cultura della riservatezza trova il suo apice proprio tra i collezionisti più giovani, con il 39% della Gen Z che limita l'accesso fisico alle opere ai soli intimi e il 36% restringe i contenuti online a circuiti chiusi o su invito (42%). Insomma, la privacy è quasi un elemento identitario. La rarità e l'unicità dell'opera rappresentano la motivazione principale d'acquisto per il 43% del campione (48% tra i giovani), prevaricando l'esigenza di approvazione sociale o istituzionale, più sentita dalle generazioni anziane.

Per quanto riguarda i canali di vendita, le gallerie mantengono la leadership del mercato. L'87% dei collezionisti ha acquistato da un dealer nell'ultimo anno (il 75% in via diretta e il 62% in fiera), canalizzando la quota maggiore della spesa complessiva (27% per le vendite dirette, 42% includendo le fiere). Ciononostante, le transazioni avvengono sempre più a distanza, con due terzi dei clienti delle gallerie che preferiscono perfezionare gli acquisti tramite sito web, e-mail, telefono o Instagram rispetto alla visita in galleria. Parallelamente, cresce l'acquisto diretto dall'artista, che riguarda il 69% del campione (in aumento di 6 punti su base annua e raddoppiato rispetto al 2024), dimostrando come la scoperta digitale alimenti una partecipazione dal vivo persino più intensa: chi ha iniziato a collezionare attraverso i canali online partecipa in media a 52 eventi d'arte all'anno, superando chi si è avvicinato al settore per tradizione familiare (42) o frequenza museale (40).

Nonostante le trasformazioni in atto e la maggiore selettività verso gli artisti emergenti, la cui percentuale di acquisto è scesa al 45% rispetto al picco del 66% registrato nel 2025, pur rimanendo più alta tra le donne (49%) e la Gen Z (56%), il sentimento generale sul futuro del mercato dell'arte rimane ampiamente positivo. Oltre la metà degli intervistati attende una crescita del settore nel breve, medio e lungo termine (il 57% sul prosieguo del 2026, il 58% a 12 mesi e il 60% a 10 anni). Come sottolineato dal CEO di Art Basel, Noah Horowitz, ci si trova di fronte a una base di collezionisti sempre più informata e multicanale, le cui nuove attese definiscono la direzione futura e la sostenibilità dell'intero ecosistema dell'arte.

Alberto Camogli, 08 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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