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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliC'è una città portuale vista dall’alto, con mura turrite, un teatro, un tempio, un quadriportico e quartieri abitativi raffigurati in prospettiva con straordinaria dovizia di particolari, che si mostra finalmente in tutta la sua luce. Poco distante da questo capolavoro di età neroniana o flavia, noto come affresco della «Città dipinta», scoperto tra il 1997 e il 1999, c’è poi un mosaico dai colori brillanti, denominato «della Musa e del Filosofo», con la sua decorazione ispirata al fondale di una scena teatrale, con edifici in prospettiva, decorati da architravi, capitelli e colonne ornate da ghirlande, girali vegetali e simboli dionisiaci, ma anche statue di personaggi reali e immaginari. Ritrae una città portuale sconosciuta, delineata con diversi dettagli, a cominciare da una barca in procinto di avvicinarsi al molo. Tutti elementi concepiti prima della fondazione delle Terme di Traiano.
Sono alcune delle meraviglie che si incrociano addentrandosi nel nuovo spazio museale sul Colle Oppio, in via del Monte Oppio, angolo via delle Terme di Tito, «in uno dei luoghi in cui i grandi artisti, da Signorelli a Raffaello, potrebbero essersi calati per prendere coscienza della prosa antica», come spiega il Sovrintendente Capitolino ai Beni Culturali Claudio Parisi Presicce nel presentare la conclusione dell’intervento di restauro e valorizzazione della grande esedra e della galleria sotterranea delle Terme di Traiano. Un progetto realizzato nell’ambito del programma Pnrr-Caput Mundi, i cui lavori, sono stati finalizzati a migliorare la conservazione, l’accessibilità e la fruizione di uno dei complessi archeologici più importanti del Colle Oppio.
Costruite per volontà dell’imperatore Traiano su progetto di Apollodoro di Damasco, il più celebre architetto dell’epoca, e inaugurate il 22 giugno del 109 d.C., le Terme di Traiano, estese su circa 60mila metri quadrati, sorsero su un ampio terrazzamento del Colle, inglobando strutture più antiche, tra le quali alcuni ambienti della Domus Aurea. Attorno al corpo termale si apriva un’ampia area verde porticata, destinata alla cura del corpo, ma anche allo sport, allo svago e alla cultura.
Siamo sul colle che si affaccia sul Colosseo, dove gli esiti più suggestivi del progetto che ha interessato il complesso rivelano il recupero dell’affresco della Città Dipinta e del Grande Mosaico, due gioielli del mondo antico che rappresentano un unicum nel panorama archeologico romano, e che il pubblico potrà adesso ammirare da vicino.
«Roma ha un nuovo museo, mentre gli scavi, così come la ricerca, andranno avanti», ha detto Parisi Presicce nel corso della conferenza stampa, mentre il sindaco della capitale, Roberto Gualtieri, ha sottolineato come questo intervento renda finalmente fruibile «un luogo meraviglioso recuperando e valorizzando testimonianze uniche della storia di Roma». «Il restauro della Città Dipinta e del Grande Mosaico, ha detto il primo cittadino, insieme alle nuove scoperte emerse dagli scavi, racconta anche la straordinarietà di una città in cui ogni intervento sul patrimonio può riportare alla luce nuovi frammenti di storia e arricchire la conoscenza del nostro passato. Le Terme di Traiano sono un nuovo importante tassello di questo grande lavoro di cura e valorizzazione della storia millenaria di Roma».
L’apertura al pubblico inizierà in via sperimentale a partire da sabato 12 e domenica 13 settembre, quando la galleria sotterranea e l’esedra saranno accessibili ai visitatori con visite guidate gratuite, in lingua italiana e su prenotazione, al momento solo nel fine settimana. A partire dal 2 ottobre le visite si svolgeranno dal venerdì alla domenica.
L’esedra sud-occidentale delle Terme di Traiano, una trentina di metri di diametro, conserva ancora la memoria della sua funzione culturale, visibile all’esterno dell’edificio: le due file di nicchie erano probabilmente destinate ad armadi per libri e documenti, mentre i gradoni dovevano accogliere chi partecipava a letture e riunioni. Davanti all’esedra correva il portico sorretto dalla galleria sotterranea che custodisce la Città Dipinta e il Grande Mosaico. In questa stratificazione si leggono le diverse fasi della storia monumentale del Colle Oppio, dall’età neroniano-flavia al grande impianto termale traianeo (I-II secolo d.C.).
Percorrendo, all’interno, la passerella di collegamento tra le due parti della galleria, si raggiunge l’affresco della Città Dipinta, l’opera di circa dieci metri quadrati che ritrae la città vista a volo di uccello. La decorazione, che appartiene a un edificio precedente alla costruzione delle Terme di Traiano, è databile al I secolo d.C.
Il Grande Mosaico propone invece un’imponente decorazione parietale. Sulle pareti, messe in luce per circa cinque metri di altezza, l’opera disegna una raffinata struttura architettonica identificata come una scaenae frons teatrale (monumentale facciata architettonica che faceva da fondale fisso al palcoscenico nei teatri dell'antica Roma, Ndr), articolata in due registri nei quali compaiono statue e personaggi reali.
Le indagini archeologiche e l’approfondimento dello scavo hanno permesso di acquisire elementi inediti sulla complessa stratificazione dell’area e di riportare alla luce un’ulteriore fascia decorata a mosaico, con una veduta di città portuale formata da una serie di edifici forse affacciati sul mare e riconducibili al motivo delle cosiddette «ville marittime». Al di sotto della decorazione musiva sono stati individuati i resti di un rivestimento a grandi lastre marmoree e, al centro della parete, una nicchia: rinvenimenti databili alla seconda metà del I secolo d.C. che consentono di ricostruire con maggiore precisione le imponenti dimensioni dell’ambiente. L’area adiacente all’ingresso della galleria ospita invece un punto di accoglienza e un bookshop, mentre un ampio ambiente triangolare espone le fistulae, tubature in piombo di circa 2mila anni appartenenti all’antica rete di approvvigionamento idrico delle Terme.
L’intervento ha visto inoltre la realizzazione di nuovi percorsi pedonali e di aree di sosta panoramiche, la risistemazione degli spazi verdi e un nuovo impianto di illuminazione che impreziosisce le strutture archeologiche. La valorizzazione dell’area include anche un nuovo sistema di sedute a cavea, concepito per accogliere concerti, conferenze ed eventi, un collegamento verticale meccanizzato tra il livello superiore e quello inferiore e nuovi allestimenti didattici per arricchire l’esperienza dei visitatori.
Samantha De Martin
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