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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliVilla Bonaparte ritrova la voce delle sue fontane, con l’acqua che torna a zampillare tra vasche in marmo di Carrara, putti e draghi alati che riemergono dopo il restauro, sottratti dopo secoli al calcare e alla vegetazione.
L’edificio di via Piave, a Roma, che dal 1950 ospita l’Ambasciata di Francia presso la Santa Sede, accoglie i visitatori con una serie di novità frutto del restauro delle quattro fontane che lo circondano e la ricomposizione botanica del giardino che adesso si mostra al pubblico come doveva presentarsi agli ospiti del Settecento.
Costruita nel 1750, per volere del cardinale mantovano Silvio Valenti Gonzaga, segretario di Stato di papa Benedetto XIV, opera di diverse maestranze, da Paolo Posi a Jacques-Philippe Mareschal, da Giovanni Paolo Pannini a Lewis Wood all’epoca del cardinal Gonzaga, Villa Bonaparte era uno scrigno di capolavori. Gli illustri frequentatori dell’epoca ebbero modo di apprezzare gli interni del piano terra e del piano nobile decorati da parati provenienti dalla Cina, e ancora i dipinti, le porcellane e persino un tavolo meccanico che saliva, imbandito, dalle cucine alla sala da pranzo grazie a un elaborato meccanismo, stupendo gli ospiti. Ad accrescere la meraviglia era anche il lussureggiante giardino, noto per le piante esotiche, rarissime in Occidente, come gli ananas, uno status symbol agli occhi della società romana del tempo.
Alla morte del cardinale, la Villa fu acquistata dalla famiglia Sciarra Colonna e, nel 1816, da Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone che effettuò importanti trasformazioni. Il 20 settembre del 1870, quando le truppe del Regno d’Italia aprirono la «Breccia di Porta Pia», entrarono a Roma proprio attraverso il giardino che adesso torna a ripopolarsi grazie alle visite guidate effettuate da Mirabilia Art Wonders in italiano, inglese e francese, prenotabili sul sito ufficiale di Villa Bonaparte.
L’intervento di restauro delle quattro fontane, avviato nel 2025 e concluso lo scorso febbraio, è stato realizzato sotto l’impulso dell’ambasciatrice Florence Mangin durante il suo mandato. A realizzarlo le imprese De Cesaris con i restauratori Valentina Peri Proto e Emiliano Ricchi, e Socore con Jessica Duro e Emanuele Bandinelli. La campagna, attuata in collaborazione con la Fondation du Patrimoine, e che include anche la vasca nella quale, secondo la tradizione, Paolina Bonaparte era solita fare il bagno nel latte d’asina, mirava a stabilizzare le strutture e i materiali costitutivi, a ripristinare il sistema idraulico e dei giochi d’acqua.
«Il restauro delle fontane di Villa Bonaparte, ha detto a «Il Giornale dell’Arte» Charles Personnaz, ambasciatore di Francia presso la Santa Sede e direttore dell’Institut National du Patrimoine in Francia dal 2019 al maggio 2026, costituisce uno straordinario esempio dell’attenzione che riserviamo alla tutela del nostro patrimonio all’estero. Sappiamo che si tratta di un patrimonio condiviso e che, proprio per questo, ci attribuisce una grande responsabilità: conservarlo e farlo conoscere nelle migliori condizioni possibili. I quattro elementi hanno rappresentato una fonte di ispirazione per gli architetti della Villa: era necessario restituire all’acqua il ruolo centrale che le appartiene».
Fontana restaurata nel giardino di Villa Bonaparte. Foto Mauro Coen
Fontana restaurata nel giardino di Villa Bonaparte. Foto Mauro Coen
Il patrimonio culturale e artistico è, al tempo stesso, uno strumento ma anche una sfida per la diplomazia e le relazioni internazionali. «È uno strumento, prosegue l’ambasciatore, perché la cooperazione tra i Paesi per la tutela del patrimonio può proseguire anche quando le relazioni risultano difficili in altri ambiti. È una sfida perché ogni conflitto mette in pericolo il patrimonio e perché questo tema suscita un interesse di portata mondiale per diverse ragioni: politiche, con il rischio di strumentalizzazioni; storiche e identitarie, per comprendere le radici delle nazioni; economiche, attraverso la valorizzazione turistica; e, naturalmente, culturali e artistiche».
Le fontane di Villa Bonaparte rappresentano un esempio di questo patrimonio condiviso. Le notizie storiche in merito risultavano frammentarie. «Questo ci ha portato a lavorare sulla base del progetto preliminare, spiega Emiliano Ricchi, restauratore del Beni Culturali e progettista esecutivo. Sotto l’alta sorveglianza della Sovrintendenza, sulla Fontana dei Giochi d’Acqua sono stati eseguiti i primi sondaggi per capire la natura delle incrostazioni rocciose. Inizialmente abbiamo avuto l’impressione che le fontane fossero state assemblate dall’uomo. Avevamo pensato che la fontana con il putto che combatte con il delfino fosse un globo di calcare e vegetazione. Ci siamo resi conto invece che in realtà queste forme rocciose erano state create da depositi di calcare. Nella fontana dei Giochi d’acqua il calcare aveva ricoperto le due vasche sovrapposte in marmo di Carrara con profilo a coppa».
Il sondaggio più eclatante ha riguardato la fontana della Cancelleria. «Abbiamo estratto dal globo di calcare una meravigliosa scultura di putto che combatte con un mostro marino, spiega Ricchi. Già dal Settecento le fontane si presentavano coperte da calcare e vegetazione che portarono a perderne la memoria».
Durante il restauro è stato effettuato un lavoro tecnico di rifacimento dell’impianto idrico e una nuova alimentazione dell’impianto con acqua depurata. «Il sistema idrico è adesso additivato con sostanze che impediscono la crescita della vegetazione. Abbiamo cercato di mettere in atto una manutenzione ordinaria e una conservazione preventiva, azioni che permettono di evitare nuovi interventi materiali».
La Fontana degli Ignudi è invece un assemblaggio dello scultore Michel Bourbon. «A fine anni Settanta Bourbon utilizzò due ignudi per creare una fontana naturalistica con un arco di tufo. Si impostò su una balaustra che stava sul lato parco verso Porta Pia e sovrastava la vasca marmorea di Paolina realizzata a inizi Ottocento, coeva al suo soggiorno a Villa Bonaparte. Nel parco la toletta di paolina è stata smontata e la vasca utilizzata per entrare nella composizione ideata da Bourbon. Nel parco è presente anche il lavabo in marmo della toletta di Paolina proveniente probabilmente dal piano terra della villa». Il cantiere di restauro ha quindi permesso di rileggere il progetto originario della Fontana degli Ignudi di Bourbon, alterata da successive modifiche.
Nella Fontana del Putto la scultura era parzialmente intuibile prima del restauro e visibile in un dipinto del 1835. In quella della Cancelleria, invece, il gruppo scultoreo era completamente inglobato all’interno dell’incrostazione calcarea secolare. In questo caso il putto cavalca il dorso di un mostro marino, nella foggia di un delfino con denti aguzzi.
Tornando ai nuovi progetti di collaborazione con le istituzioni italiane o vaticane nel campo del patrimonio e della conservazione, l’ambasciatore Charles Personnaz conclude: «L’Institut national du patrimoine, di cui ero il direttore, intrattiene numerosi rapporti con l’Italia, in particolare attraverso accordi con la Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali e con l’Istituto Centrale per il Restauro, oltre a consolidati legami con numerose istituzioni del patrimonio che accolgono studenti-funzionari francesi. Nelle relazioni tra la Francia, la Santa Sede e l’Italia, il patrimonio occupa uno spazio importante. Intorno alla tutela del patrimonio religioso si sviluppano proficui scambi di competenze e buone pratiche. Inoltre, la Francia tutela a Roma un patrimonio religioso costituito da cinque chiese, sotto la duplice egida dei Ministeri della Cultura italiano e francese. La Francia e la Santa Sede collaborano anche attraverso i Musei Vaticani, l’Archivio Apostolico Vaticano e la Biblioteca Apostolica Vaticana, con la quale la Bibliothèque nationale de France ha siglato una convenzione di cooperazione nel 2025».
Samantha De Martin
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