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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliPalazzo Farinosi Branconi torna a nuova vita con un percorso lungo cinque secoli, intessuto di storie e capolavori che restituiscono all’Aquila uno scrigno nel quale le cicatrici della ferita incontrano la luce della rinascita.
Quella stessa luce che, nella sala dedicata al naturalismo meridionale tra Sei e Settecento, filtra ora da una delle finestre dell’edificio cinquecentesco per fendere l’«Ecce Homo» di Mattia Preti o, accanto a lui, il «Martirio di san Lorenzo» di Salvator Rosa, invitando ad apprezzare due lavori che sembrano prendere vita anch’essi, in modi diversi a seconda della luce del giorno, assieme al Palazzo che li accoglie.
Dal 3 settembre l’edificio (con apparati decorativi del XVII secolo) apre al pubblico diventando la sede del nuovo Polo Culturale dell’Aquila de La Galleria BPER, dopo un articolato intervento di recupero, restauro e rifunzionalizzazione durato dal 2019 al 2026, e 13,85 milioni di euro di fondi pubblici per la ricostruzione. Il risultato è un raffinato percorso permanente, «Scrigno di memorie. Paesaggi, colore e tradizione: cinque secoli di arte del Meridione», che abbraccia capolavori realizzati tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Novecento, frutto della circolazione di artisti, opere e modelli figurativi lungo le direttrici che collegavano l’Appennino, Roma e Napoli.
Una veduta interna di Palazzo Farinosi Branconi. Courtesy Ufficio stampa Paola Manfredi
Una veduta interna di Palazzo Farinosi Branconi. Courtesy Ufficio stampa Paola Manfredi
Dimora di una delle famiglie che ha maggiormente contribuito a inserire L’Aquila nelle reti culturali del Rinascimento italiano, che ha visto come figura centrale l’orafo Giovan Battista Branconio, uomo di fiducia di papa Leone X, esecutore testamentario di Raffaello, Palazzo Farinosi Branconi è legato a doppio filo alla città. Anche per questo la sua riapertura rappresenta per L’Aquila una «doppia restituzione, di tipo architettonico e culturale-artistico», come ha spiegato Sabrina Bianchi, responsabile del Patrimonio Culturale di BPER Banca nel corso della conferenza di presentazione del Palazzo alla stampa.
Oltre a riportare nel territorio una parte significativa delle opere appartenute alla raccolta della Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila, il progetto segna una nuova tappa nel sistema di costruzione dei luoghi BPER dedicati alla valorizzazione in vista dell’apertura, il 6 ottobre, del Polo Culturale di Ferrara, nello storico Palazzo Barbantini-Koch.
Con la sua architettura, le sale affrescate, i soffitti in legno, frutto di una lunga stratificazione di epoche e stili, Palazzo Farinosi Branconi, che sarà diretto da Vera Donatelli, diventa parte integrante di un percorso espositivo dalla narrazione unitaria, in cui collezione e palazzo si interpretano dialogando reciprocamente.
Maestro dei polittici crivelleschi, «Madonna con il Bambino, il Cristo in pietà e santi», XV secolo, collezione BPER L’Aquila. Courtesy Ufficio stampa Paola Manfredi
«Interfacciarsi con la collezione bancaria è stata una sfida, ha detto Greta Rossi coordinatrice La Galleria BPER. La territorialità ha rappresentato il filo conduttore delle nostre scelte guidate anche dal dialogo tra le opere e gli spazi che sono il frutto di una stratificazione complessa». Attraversando le sale si ha la duplice sensazione di incrociare le ferite, ma soprattutto di attraversare la rinascita. Le ferite sono quelle che il terremoto del 6 aprile 2009 ha inferto sulla struttura dell’edificio e sui suoi apparati decorativi, ancora evidenti nella Sala di San Clemente, uno degli ambienti forse più suggestivi e identitari del complesso, che custodisce i resti del ciclo pittorico dedicato a san Clemente I probabilmente commissionato nei primi anni del Seicento da Girolamo Branconio. Le scene della vita e dei miracoli del santo fino al 2009 dialogavano con il soffitto decorato da putti, mascheroni e stemmi di famiglia. Dopo il terremoto gli affreschi sono stati distaccati per consentire il consolidamento dell’edificio e garantirne la conservazione. Adesso gli addetti ai lavori stanno mettendo in atto una tecnica sperimentale di rimontaggio degli affreschi che «saranno rimontati non su una parete, bensì su una struttura in carbonio e fatti aderire con magneti», mentre le ricostruzioni digitali e le soluzioni tecnologiche restituiranno la configurazione originaria della sala.
La rinascita esplode invece attraverso un percorso di restauro e conservazione «che ha coinvolto il 99% delle opere in mostra», e naturalmente la luce. Come quella che rimbalza attraverso opere nate da storie collezionistiche diverse, che condividono una trama comune di committenze, spostamenti, influenze e appartenenze. C’è Cola dell’Amatrice, il cui linguaggio è stato profondamente trasformato dall’incontro con la cultura di Raffaello. E c’è la sala di Saul e David con maestri come Luca Giordano, con la dolcissima «Sacra famiglia con annuncio ai pastori», fino alle scene di battaglia di Antonio Maria Marini. La Sala di San Clemente segna il passaggio verso un cambio di registro nell’architettura del Palazzo (che si apre allo stile rococò, tra stucchi dorati, camini e cornici vegetali) e nelle scelte espositive che prediligono opere di formato più piccolo. Nell’intimità di queste ultime stanze ci si immerge nell’Ottocento meridionale, in una pittura che racconta la povertà e la fatica degli umili, si scruta il profilo della «Contadina» di Francesco Paolo Michetti, tra realistiche pennellate percorse da cavalli, tacchini, pollai, che si aprono alle vedute della scuola di Posillipo tra paesaggi campestri e assolate pinete sul mare. L’espressività raggiunge il culmine nella tela di Teofilo Patini, «L’Aquila», l’attenzione analitica per il dettaglio nello studio per «Bestie da soma». Acme del percorso, la pala d’altare su tavola del Maestro dei Polittici Crivelleschi del 1489, frutto di un accurato intervento di restauro che ne ha restituito la luce e i cui risultati saranno condivisi a ottobre nel corso di un art talk.
L’offerta pubblica ed educativa rivolta alle scuole incontra, infine, l’attenzione all’accessibilità, mentre, al secondo piano, il percorso temporaneo «I colori del tempo. Lo splendore ritrovato di Palazzo Farinosi Branconi» ripercorre la storia dell’edificio e della sua rinascita attraverso fotografie e videointerviste.
Una veduta dell’allestimento di Palazzo Farinosi Branconi. Courtesy Ufficio stampa Paola Manfredi
Samantha De Martin
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