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Jenny Dogliani
Leggi i suoi articoliIl tema di Artissima 2026, Fancy: A Flexible Acrobatic Body, nasce da un'immagine della filosofa Martha C. Nussbaum, e afferma che il linguaggio dell'arte guidato dalla fancy — la proiezione in avanti della fantasia — possiede un corpo flessibile e acrobatico, capace di attraversare poeticamente complessità e differenze. Una fancy che, per usare le parole del direttore Luigi Fassi, non è fuga dalla realtà, ma la forza dell'immaginazione che forgia nel presente il futuro che verrà. In attesa della fiera, presentiamo sei dialoghi ispirati al pensiero visionario di Martha C. Nussbaum e alla forza dell'immaginazione come esercizio civico e democratico. Una selezione di gallerie partecipanti condivide le proprie riflessioni su cosa significhi essere gallerista oggi, tra impegno, visione e capacità di reinventarsi. La parola a Raffaella Cortese.
Essere gallerista oggi richiede una capacità acrobatica di tenere insieme visione, ricerca, mercato e sostenibilità economica senza perdere la propria identità. In un sistema dell'arte che cambia rapidamente, come si esercita questa capacità e come si proietta il vostro mestiere nel futuro?
La similitudine della figura di un’acrobata è particolarmente calzante: sempre in stato di tensione, di allerta, per captare i segnali e cercare di guardare al presente e ai suoi cambiamenti, immaginare il futuro e razionalizzare il tutto in metodi organizzativi. Ci vengono richieste attitudini che a volte sono l’una il contrario dell’altra: la razionalità deve incontrarsi con una fortissima emotività, la lungimiranza con la capacità del nuovo. L’obiettivo è avanzare insieme ai nostri artisti, e all’ecosistema dell’arte in cui viviamo e che ci supporta, nella creazione di un mondo innovativo, tenendo sempre presente il beneficio reale, economico e sociale indispensabile per la crescita dell’attività. Questa ottima domanda contiene, dunque, già una prima risposta. É chiaro che dobbiamo sempre più interpretare il presente e il futuro e dobbiamo lavorare con l’attitudine di cercare soluzioni ai cambi di rotta e agli urti, senza però essere incoerenti o dimenticarci della storia e della nostra etica professionale. Questa visione, questo atto immaginativo, è molto importante, soprattutto in un momento di imprevedibilità com’è quello attuale. Oggettivamente la vulnerabilità fa parte della nostra condizione e del nostro lavoro, come, allo stesso tempo ma non in opposizione, la resilienza. Credo che il metodo, la capacità di sintesi e il rigore siano fondamentali per il nostro mestiere, per quanto rischino di creare disturbi dissociativi, ci tengo a dire con ironia…ma non troppa.
Cosa significa per voi partecipare ad Artissima e scegliere l'Italia come piazza internazionale su cui investire?
La galleria ha da sempre investito in primis sul territorio e sul nostro straordinario paese, con la sua storia millenaria e sfaccettata. Partecipiamo ad Artissima da 30 anni con continuità e ritmo, quasi militanza, e c’è un rapporto di grande affetto e di reciproca restituzione, oltre che di impegno diretto che risale agli anni di partecipazione al comitato. Siamo estremamente legati alla fiera, ai direttori che si sono succeduti e ai loro tagli curatoriali che ne hanno consolidato l’identità, insieme ad un team molto competente. Siamo molto affezionati ai sofisticati collezionisti della città e abbiamo grande rispetto per le sue istituzioni. Ci approcciamo ad Artissima con la stessa serietà con cui lavoriamo e prepariamo Art Basel, ogni anno con nuove aspettative: a Torino e in fiera abbiamo un parterre di sostenitori, collezionisti, critici, curatori, le cui relazioni sono per noi estremamente preziose e di continua ispirazione. Quest’anno abbiamo deciso di espandere il nostro stand e investire ulteriormente in questa occasione, con opere ancora più sfidanti e con l’impegno rinnovato di sempre.
Jenny Dogliani
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