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Jenny Dogliani
Leggi i suoi articoliDa domani, domenica 11 ottobre, a Bene Vagienna, nel Cuneese, si potrà salire su un monolite per guardare le Langhe, esprimere un desiderio intorno a una fontana o semplicemente fermarsi a chiacchierare. È «Piazza del Chafleo» di Iván Argote, l’opera permanente che inaugura domani la terza edizione di Radis, il progetto avviato nel 2024 dalla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, con la collaborazione della Fondazione CRC. Dopo Giulia Cenci a Rittana e Petrit Halilaj a Dogliani, l’arte contemporanea torna a intervenire nello spazio pubblico di un piccolo centro piemontese, questa volta trasformando una piazza in un luogo da abitare. «Negli anni abbiamo dedicato particolare attenzione anche all’educazione, con attività rivolte ai bambini e alle scuole, e più recentemente alla formazione specialistica, per offrire opportunità a chi vuole intraprendere professioni, anche nuove, legate all’arte contemporanea. Da qui è nata anche l’idea di Radis, un progetto in cui credo molto. Credo che l’arte debba rimanere nei musei, ma anche uscire dai luoghi deputati e andare fra la gente. Come dico sempre, camminare e inciampare in un’opera d’arte contemporanea è una cosa bellissima. È per questo che abbiamo creduto fin dall’inizio in Radis: un progetto che porta l’arte nei piccoli paesi, nei boschi, in luoghi lontani dalle grandi città, dove può diventare uno strumento per dialogare con le persone. Abbiamo cominciato a Rittana con Giulia Cenci, siamo poi arrivati a Dogliani con Petrit Halilaj e oggi siamo qui con Iván Argote», spiega Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT.
Se le prime due edizioni si confrontavano con il paesaggio, quest’anno l’attenzione si sposta sulla comunità e sulla possibilità di creare uno spazio pubblico da vivere quotidianamente. La scelta di Argote nasce dalla sua ricerca, da sempre legata alle comunità e agli spazi condivisi, e dalle caratteristiche dell’area precedentemente conosciuta come la Rotonda o piazza dei sospiri. Qui trova realizzazione «Piazza del Chafleo», un progetto che l’artista sviluppava dal 2016 e che comprende elementi scultorei concepiti per essere esplorati e utilizzati. Ci si può sedere a chiacchierare, arrampicarsi sul monolite per guardare verso le Langhe, fermarsi intorno alla fontana ed esprimere un desiderio, insomma chafleare, una parola a cui ciascuno può attribuire il proprio significato.
Il coinvolgimento della comunità è cominciato a maggio, con il progetto didattico rivolto alle scuole. I bambini hanno visitato lo spazio prima dell’intervento, immaginando come l’artista avrebbe potuto trasformarlo e come loro stessi avrebbero potuto partecipare. Il percorso proseguirà il 27 ottobre con Activissime, un laboratorio che Argote condurrà con gli alunni delle scuole di Bene Vagienna. Alla commissione permanente si affianca «La mano sinistra del buio», la mostra allestita nel Museo Archeologico cittadino, che raccoglie opere delle collezioni della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT. «Da 26 anni la Fondazione Arte CRT acquista opere per i due musei torinesi, la GAM e il Castello di Rivoli, costruendo una collezione che oggi conta quasi mille opere. Il 29 ottobre, in occasione di Artissima, presenteremo il catalogo che le raccoglie tutte», aggiunge la Presidente. La scelta della sede nasce dalla storia archeologica di Bene Vagienna, dove si conservano anche i resti di un piccolo teatro romano poco distante dal centro. Proprio la presenza del museo ha suggerito a Marta Papini di esplorare ciò che rimane sconosciuto sotto i nostri piedi o negli abissi marini, mettendo in discussione il bisogno umano di classificare, etichettare e distinguere ciò che non è necessariamente ordinato.
Il titolo è un omaggio a Ursula K. Le Guin e al suo romanzo La mano sinistra del buio, ambientato su un pianeta i cui abitanti non hanno un genere maschile o femminile definito, se non in particolari momenti. Un visitatore proveniente da un altro pianeta deve imparare a conoscere usanze che inizialmente non comprende. Da questa narrazione nasce una riflessione sulla non classificabilità dell’esistenza e sul superamento delle categorie binarie. Il percorso si apre con un video di Isadora Neves Marques, nel quale una creatura androide non binaria conversa in una lingua che lo spettatore non comprende. Segue un’opera senza titolo di Diego Perrone, una fusione in vetro dalla forma metamorfica: si riconosce un orecchio, che sembra poi trasformarsi in un artiglio, rendendo difficile definire la natura della figura. Le quattro opere di Regina de Miguel affrontano il tema delle piante e della loro ibridazione, una pratica antica che diventa occasione per immaginare mondi diversi, paralleli e fantastici. Francesco Cavaliere è presente con Savana seconda, una creatura degli abissi che prende forma attraverso un’opera in vetro e una componente audio. Ritorna così il tema di ciò che si nasconde sott’acqua, sottoterra o su pianeti lontani. Anche il lavoro di Patricia Domínguez riguarda l’etnobotanica, il futuro e le possibilità di sperimentazione tra piante e scienza. Tra le opere figura infine World Map of Underworlds di Aleksandra Mir, un grande disegno a penna appartenente a una serie di mappe immaginarie, non riferite a territori reali. La mappa, tradizionalmente strumento di conquista e colonizzazione, diventa qui completamente nera, senza coordinate che permettano di orientarsi o di esercitare un controllo sul territorio rappresentato.
Jenny Dogliani
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