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Jenny Dogliani
Leggi i suoi articoliIl tema di Artissima 2026, Fancy: A Flexible Acrobatic Body, nasce da un'immagine della filosofa Martha C. Nussbaum, e afferma che il linguaggio dell'arte guidato dalla fancy — la proiezione in avanti della fantasia — possiede un corpo flessibile e acrobatico, capace di attraversare poeticamente complessità e differenze. Una fancy che, per usare le parole del direttore Luigi Fassi, non è fuga dalla realtà, ma la forza dell'immaginazione che forgia nel presente il futuro che verrà. In attesa della fiera, presentiamo sei dialoghi ispirati al pensiero visionario di Martha C. Nussbaum e alla forza dell'immaginazione come esercizio civico e democratico. Una selezione di gallerie partecipanti condivide le proprie riflessioni su cosa significhi essere gallerista oggi, tra impegno, visione e capacità di reinventarsi. La parola a Giuseppe Alleruzzo di Galleria SpazioA.
Essere gallerista oggi richiede una capacità acrobatica di tenere insieme visione, ricerca, mercato e sostenibilità economica senza perdere la propria identità. In un sistema dell'arte che cambia rapidamente, come si esercita questa capacità e come si proietta il vostro mestiere nel futuro?
In un periodo come questo ritengo sia molto importante mantenere un’identità ed una coerenza, pur considerando i normali cambiamenti che il passare degli anni richiede. Secondo me non bisogna mai perdere di vista la centralità dell’artista e dell’opera, rimanendo sempre focalizzati nell’autenticità del proprio lavoro. Essere sempre vicini nella relazione con l’artista, col quale costruire giorno dopo giorno (senza scappatoie) un percorso per ottenere insieme dei risultati a lunga scadenza. Mai pensare solo ad oggi, ma a come il lavoro che facciamo adesso si potrà collocare nel futuro. Solo così si possono superare le difficoltà di un periodo che: si è dovuto alla situazione socio politica ed alle guerre, ma anche dovuto ad un sistema dell’arte che i problemi se li crea da solo perdendo di vista l’origine e la base del nostro lavoro.
Lavoro che secondo me non deve mirare a diventare industria che partorisce colossi, ma essere un giusto mix tra passione e responsabilità d'impresa. Non bisogna inventare niente per il futuro, anzi recuperare qualcosa che negli anni si è disperso e che ha creato una distanza dal mondo reale dell’arte, dove sembra che il gallerista, per poter fare bene il suo lavoro, debba essere come un chirurgo, distaccato dalle opere e dagli artisti. Abbiamo assistito fino a qualche anno fa ad una gara muscolare, che non poteva (come previsto) che sgonfiarsi un po' alla volta, ma che sta nuocendo purtroppo anche a quelli che si sono tenuti, per una propria visione, lontani da quella gara.
Cosa significa per voi partecipare ad Artissima e scegliere l'Italia come piazza internazionale su cui investire?
Artissima per noi è chiaramente un punto di riferimento, sapendo che la fiera e la città offrono una qualità anche progettuale che permette una visibilità italiana ed internazionale del nostro lavoro.
Le importati istituzioni museali pubbliche e private della città permettono durante la fiera una presenza di addetti ai lavori di altissimo livello che concorre di sicuro, oltre che alla riuscita della manifestazione, ad avere importati relazioni e confronti sui nostri artisti e sulle loro opere.
Jenny Dogliani
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