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Nella tenda di Rirkrit Tiravanija avrà luogo un «concerto a più voci» composto da un film dell’artista qataro-americana Sophia Al-Maria, delle performance del libanese Tarek Atoui, da una scultura della kuwaitiana-portoricana Alia Farid e un programma culinario dello chef palestinese Fadi Kattan
- Cecilia Paccagnella
- 14 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Da sinistra: Fadi Kattan, Sophia Al-Maria, Tom Eccles, Rirkrit Tiravanija, Tarek Atoui, Ruba Katrib, Alia Farid
© Elias Halabi; © Brigitte Lacombe; © Myriam Boulos
Riunirsi nel nome della cultura: il Padiglione del Qatar alla Biennale Arte 2026
Nella tenda di Rirkrit Tiravanija avrà luogo un «concerto a più voci» composto da un film dell’artista qataro-americana Sophia Al-Maria, delle performance del libanese Tarek Atoui, da una scultura della kuwaitiana-portoricana Alia Farid e un programma culinario dello chef palestinese Fadi Kattan
- Cecilia Paccagnella
- 14 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoli«Nel contesto globale della Biennale di Venezia, questa mostra dimostra la ferma convinzione del Qatar nel potere della cultura di unire le persone e di creare uno spazio di riflessione, connessione e affermazione della nostra comune umanità, ha dichiarato Sua Eccellenza Sheikha Al Mayassa bint Hamad Al Thani, commissario della partecipazione del Paese alla 61ma Mostra Internazionale d’Arte (9 maggio-22 novembre). Il Qatar è orgoglioso di offrire una piattaforma al talento creativo del nostro Paese e del mondo arabo. Insieme, questi artisti e le loro opere mettono in luce l’importanza della resilienza in un’epoca complessa, rafforzando le comunità, ispirando le generazioni e consolidando il nostro patrimonio condiviso».
«Untitled 2026 (a gathering of remarkable people); Rirkrit Tiravanija, Sophia Al-Maria, Tarek Atoui, Alia Farid, Fadi Kattan» troverà spazio nei Giardini della Biennale, dove sorgerà in futuro un vero e proprio Padiglione del Qatar su progetto di Lina Ghotemeh-Architecture. Per l’occasione Tiravanija ha pensato a una tenda in cui sono invitati a intervenire alcuni colleghi da lui selezionati, come spesso usa fare: un «concerto a più voci» composto da un film dell’artista qataro-americana Sophia Al-Maria, delle performance del libanese Tarek Atoui, da una scultura della kuwaitiana-portoricana Alia Farid e un programma culinario dello chef palestinese Fadi Kattan.
Questa struttura temporanea, concepita come un luogo di incontro qatariota, fornirà quindi al pubblico esperienze culturali diverse, proprio come la mostra attualmente in corso al Pirelli HangarBicocca di Milano, anche se in questa sede gli artisti «rappresentano diversi aspetti della cultura araba» per «mostrare come sia possibile ritrovarsi insieme», afferma Tiravanija.
Un concetto più che urgente oggi per sovrastare i sentimenti di rabbia e di dolore provocati dai molteplici conflitti attualmente in corso in diverse parti del mondo: «Riunire le persone in questo momento storico è più importante che mai», sostengono i curatori Tom Eccles e Ruba Katrib, ingaggiati per il progetto espositivo realizzato da Qatar Museums e presentato dalla quadriennale d’arte contemporanea del Paese, Rubaiya Qatar.