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Pasquale Ruocco
Leggi i suoi articoliCi sono monumenti che diventano simboli di una città. Altri finiscono per rappresentare un'intera stagione della storia italiana. L'Abbazia di Santa Maria di Rambona appartiene a questa seconda categoria. Eppure, a quasi dieci anni dal terremoto che ha colpito il Centro Italia, uno dei più importanti complessi religiosi dell'Alto Medioevo continua a rimanere chiuso, vulnerabile e progressivamente esposto al degrado. Le immagini degli ultimi mesi raccontano una situazione che va oltre la normale attesa della ricostruzione. Accessi forzati, intrusioni nella cripta, vegetazione incontrollata, infiltrazioni d'acqua e sistemi di protezione insufficienti testimoniano la fragilità di un luogo che custodisce oltre mille anni di storia.
Il rischio non riguarda soltanto la conservazione di un edificio. Riguarda la perdita di uno dei documenti più significativi dell'architettura medievale italiana. Fondata probabilmente nel IX secolo, quando la regina longobarda Ageltrude promosse la rinascita del monastero, Rambona rappresentò per secoli uno dei principali centri religiosi e amministrativi delle Marche. La sua giurisdizione si estendeva dalle pendici dei Monti Sibillini fino alla costa adriatica, facendo dell'abbazia un punto di riferimento spirituale e politico dell'intero territorio.
Dell'antico complesso monastico resta oggi soprattutto la chiesa, trasformata nei secoli ma ancora capace di conservare una struttura architettonica di straordinario interesse. L'impianto triabsidato, le murature in pietra arenaria, le finestre strombate e gli affreschi votivi raccontano la stratificazione di oltre mille anni di storia religiosa. Il vero capolavoro si trova però sotto il livello del presbiterio. La cripta di Rambona costituisce uno degli ambienti più suggestivi del Romanico italiano. Cinque navatelle si sviluppano attraverso un fitto bosco di colonne romane di reimpiego, realizzate in granito e marmi striati, sormontate da capitelli romanici tutti differenti tra loro. Nessun elemento è identico all'altro. Ogni capitello sviluppa un proprio linguaggio iconografico fatto di intrecci vegetali, cesti, palmette, animali simbolici e figure tratte dai bestiari medievali.
Il leone diventa allegoria della Resurrezione, il pellicano richiama il sacrificio di Cristo, mentre motivi ornamentali e figure fantastiche testimoniano quella straordinaria stagione artistica in cui il simbolo prevaleva ancora sulla rappresentazione naturalistica. È uno spazio che appartiene alla migliore stagione dell'arte romanica europea. Anche il sistema costruttivo rivela la complessità del monumento. Rambona nasce infatti dalla sovrapposizione di epoche differenti: elementi altomedievali convivono con materiali romani di reimpiego, trasformazioni romaniche e interventi rinascimentali. Ogni fase della sua storia rimane leggibile nell'architettura.
Per questo la sua conservazione assume un valore che supera la dimensione locale. Il terremoto del 2016 ha reso l'edificio inagibile. Da allora l'abbazia attende il recupero definitivo. Nel frattempo il tempo continua a esercitare la propria azione: l'umidità penetra nelle murature, le infiltrazioni minacciano affreschi e strutture, mentre gli episodi di effrazione documentati negli ultimi due anni hanno evidenziato quanto il sito resti esposto anche al rischio di vandalismi. Le intrusioni nella cripta, con accessi forzati e locali messi a soqquadro, hanno provocato particolare preoccupazione perché interessano la parte più preziosa dell'intero complesso. Sebbene gli oggetti mobili siano stati rimossi da tempo, resta vulnerabile ciò che non può essere spostato: la materia stessa del monumento. La mobilitazione della comunità locale, culminata in una raccolta di oltre diecimila firme per chiedere la salvaguardia dell'abbazia, dimostra quanto Rambona continui a rappresentare un luogo identitario per il territorio marchigiano.
Il caso dell'Abbazia di Rambona, tuttavia, assume un significato che va oltre i confini delle Marche. Negli ultimi anni il dibattito sul patrimonio colpito dal sisma si è concentrato soprattutto sui grandi cantieri simbolo. Esistono però decine di monumenti meno conosciuti che attendono ancora interventi decisivi. Luoghi che non possiedono la notorietà di una basilica o di una cattedrale, ma che costituiscono tasselli essenziali della storia artistica italiana. Rambona appartiene a questa categoria di patrimoni invisibili: monumenti che gli studiosi conoscono bene, ma che il grande pubblico scopre raramente. Eppure la qualità della sua architettura, la rarità della sua cripta e la complessità della sua storia ne fanno uno dei più importanti complessi altomedievali dell'Italia centrale.
Salvare Rambona significa dunque preservare molto più di un edificio religioso. Significa restituire continuità a una storia iniziata oltre mille anni fa e riaffermare un principio fondamentale: il patrimonio culturale non può essere misurato soltanto attraverso la sua notorietà, ma attraverso il valore storico e artistico che continua a trasmettere alle generazioni future.
Pasquale Ruocco
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