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Pasquale Ruocco
Leggi i suoi articoliLe grandi scoperte archeologiche non restituiscono soltanto opere d'arte: riportano alla luce interi paesaggi culturali. È quanto accaduto nell'antica Sardi, capitale del regno di Lidia e successivamente centro amministrativo dell'Impero persiano achemenide, dove gli archeologi hanno rinvenuto una monumentale statua marmorea alta 2,2 metri risalente alla prima metà del V secolo a.C. L'opera, datata tra il 470 e il 450 a.C., rappresenta un giovane stante ed è stata recuperata in due grandi frammenti. Mancano i piedi e alcune porzioni minori, ma il volto, il torso e gran parte dell'elaborato panneggio sono giunti fino a noi in condizioni eccezionali grazie a una circostanza singolare della sua storia conservativa.
Durante l'età romana, infatti, la scultura venne riutilizzata come materiale da costruzione lungo il viale colonnato d'ingresso della città. Deposta a faccia in giù all'interno della pavimentazione, la statua rimase protetta per secoli dall'erosione e dagli agenti atmosferici, conservando gran parte dei dettagli scolpiti. Solo dopo un accurato lavoro di scavo gli archeologi hanno potuto sollevare in sicurezza le due grandi sezioni che la compongono. Secondo il Ministero della Cultura e del Turismo turco, si tratta di una delle più importanti scoperte recenti nel sito di Sardi. Il ministro Mehmet Nuri Ersoy ha definito il ritrovamento «una scoperta unica destinata a fare luce sull'archeologia anatolica», sottolineandone il carattere monumentale e l'eccezionale stato di conservazione.
La scultura presenta caratteristiche che la rendono particolarmente significativa anche dal punto di vista storico. Pur richiamando nella postura e nella lunga capigliatura la tradizione della scultura arcaica greca, il volto, il trattamento anatomico e soprattutto l'abbigliamento rivelano una cultura figurativa più complessa, sviluppatasi nel momento in cui la Lidia viveva sotto il controllo dell'Impero persiano. Il giovane indossa infatti un himation, il tradizionale mantello greco, sopra un leggero chitone, al quale si aggiunge un terzo indumento decorato da linee orizzontali. Una combinazione che, secondo gli studiosi, non trova confronti diretti nella scultura greca o anatolica finora conosciuta e che potrebbe riflettere una specifica identità culturale lidia.
Anche il piccolo frutto tenuto nella mano destra -forse una mela cotogna- apre nuove ipotesi interpretative, potendo rappresentare un'offerta rituale destinata a una divinità. La scoperta assume particolare rilievo perché documenta una fase storica spesso oscurata dalla narrazione dei grandi centri dell'Egeo. Nel V secolo a.C., Sardi costituiva infatti una delle capitali satrapali dell'Impero achemenide, crocevia tra mondo greco, Anatolia e Persia. La statua sembra riflettere proprio questa condizione di frontiera, fondendo il linguaggio della scultura classica emergente con elementi iconografici e identitari della tradizione locale. Le ricerche non sono concluse. Gli specialisti stanno ora sottoponendo la superficie della scultura a indagini diagnostiche avanzate per individuare eventuali residui della policromia originaria. Lo spesso strato di concrezioni accumulatosi nel corso dei secoli verrà rimosso con estrema cautela, mentre esperti di scultura policroma analizzeranno sia il marmo sia il terreno circostante alla ricerca di tracce di pigmenti. Se tali indagini confermassero la presenza di colore, la statua di Sardi offrirebbe un'ulteriore testimonianza della vivacità cromatica della grande scultura antica, contribuendo ad arricchire la conoscenza delle pratiche artistiche nel Mediterraneo orientale durante una delle stagioni più decisive della storia del mondo classico
Pasquale Ruocco
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