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Alberto Camogli
Leggi i suoi articoliRitrovata dopo oltre quarant'anni di ricerche bibliografiche e perizie filologiche, una tela monumentale di Francesco Hayez torna a ricongiungersi al nucleo originario per il quale era stata concepita nel quarto decennio dell'Ottocento. La Fondazione Caritro ha infatti acquisito «Venere che conduce Elena a Paride» (1831), capolavoro di 150 per 204 centimetri riemerso sul mercato attraverso la casa d'aste Dorotheum. L'operazione consente di ricomporre la committenza originale del conte trentino Girolamo Malfatti, affiancando l'opera a «Venere che scherza con due colombe» (1830), già di proprietà dell'ente e in deposito al Mart di Rovereto.
Presentata pubblicamente una sola volta in occasione dell'esposizione all'Accademia di Brera del 1831, la tela era nota agli storici prevalentemente attraverso l'incisione a bulino realizzata da Carlo Della Rocca per l'almanacco della mostra milanese. Le tracce del dipinto si erano perse al punto che Fernando Mazzocca, tra i massimi esperti della produzione hayeziana, ne ipotizzava la scomparsa o la distruzione. Conservato in realtà per via ereditaria dai discendenti del conte Malfatti, il quadro è riaffiorato nel 2025 quando la sede romana di Dorotheum ha richiesto la licenza di esportazione. Il successivo vincolo d'interesse culturale imposto dal Ministero della Cultura - che ha definito la tela la più significativa aggiunta al catalogo di Hayez degli ultimi anni - ha bloccato l'opera nei confini nazionali, ponendo le basi per l'acquisto da parte dell'istituzione trentina.
Sotto il profilo iconografico e stilistico, l'opera appartiene alla fase in cui l'artista veneziano reinterpreta il mito classico alla luce della nuova sensibilità romantica. Le figure di Venere, Elena e Paride riprendono la concezione di bellezza universale teorizzata da Antonio Canova, mentore di Hayez durante gli anni romani, innestandovi una tensione sensuale e una resa psicologica del tutto moderne. Mazzocca ha inoltre rintracciato una diretta corrispondenza compositiva con un altro celebre soggetto omerico dell'epoca, l'«Ettore che rimprovera Paride seduto nel gineceo» (1828-1830), eseguito per il banchiere Giacomo Treves.
Attualmente in prima tela e in buone condizioni strutturali, la composizione sarà sottoposta a un ciclo di indagini diagnostiche non distruttive e a un intervento di restauro conservativo guidato dalla restauratrice Carlotta Beccaria, in collaborazione con la Soprintendenza. Le operazioni prevedono il consolidamento del telaio, la rimozione del particellato atmosferico e la solubilizzazione delle vecchie vernici alterate.
L'ingresso del dipinto arricchisce una collezione di oltre 300 opere - comprendente capolavori di Giovanni Segantini e Umberto Moggioli - che la Fondazione Caritro valorizza attraverso depositi museali e progetti diffusi sul territorio come DISPLAY. Una volta conclusi i restauri, la tela sarà presentata al pubblico nell'ambito di un percorso espositivo e di approfondimento scientifico progettato in sinergia con il Mart.
Francesco Hayez, «Venere conduce Elena a Paride» (1831) @ Fondazione Caritro, Trento
Alberto Camogli
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