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Francesco Hayez, «Venere conduce Elena a Paride» (1831)

@ Fondazione Caritro, Trento

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Francesco Hayez, «Venere conduce Elena a Paride» (1831)

@ Fondazione Caritro, Trento

Ricompare dopo quasi due secoli la «Venere» perduta di Francesco Hayez: grazie alla Fondazione Caritro e a Dorotheum tornerà a Trento

Bloccata dall'esportazione nel 2025 e definita dal MiC come la più importante aggiunta recente al catalogo del pittore, la tela del 1831 rientra in Trentino per essere restaurata ed esposta in collaborazione con il Mart

Alberto Camogli

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Ritrovata dopo oltre quarant'anni di ricerche bibliografiche e perizie filologiche, una tela monumentale di Francesco Hayez torna a ricongiungersi al nucleo originario per il quale era stata concepita nel quarto decennio dell'Ottocento. La Fondazione Caritro ha infatti acquisito «Venere che conduce Elena a Paride» (1831), capolavoro di 150 per 204 centimetri riemerso sul mercato attraverso la casa d'aste Dorotheum. L'operazione consente di ricomporre la committenza originale del conte trentino Girolamo Malfatti, affiancando l'opera a «Venere che scherza con due colombe» (1830), già di proprietà dell'ente e in deposito al Mart di Rovereto.

Presentata pubblicamente una sola volta in occasione dell'esposizione all'Accademia di Brera del 1831, la tela era nota agli storici prevalentemente attraverso l'incisione a bulino realizzata da Carlo Della Rocca per l'almanacco della mostra milanese. Le tracce del dipinto si erano perse al punto che Fernando Mazzocca, tra i massimi esperti della produzione hayeziana, ne ipotizzava la scomparsa o la distruzione. Conservato in realtà per via ereditaria dai discendenti del conte Malfatti, il quadro è riaffiorato nel 2025 quando la sede romana di Dorotheum ha richiesto la licenza di esportazione. Il successivo vincolo d'interesse culturale imposto dal Ministero della Cultura - che ha definito la tela la più significativa aggiunta al catalogo di Hayez degli ultimi anni - ha bloccato l'opera nei confini nazionali, ponendo le basi per l'acquisto da parte dell'istituzione trentina.

Sotto il profilo iconografico e stilistico, l'opera appartiene alla fase in cui l'artista veneziano reinterpreta il mito classico alla luce della nuova sensibilità romantica. Le figure di Venere, Elena e Paride riprendono la concezione di bellezza universale teorizzata da Antonio Canova, mentore di Hayez durante gli anni romani, innestandovi una tensione sensuale e una resa psicologica del tutto moderne. Mazzocca ha inoltre rintracciato una diretta corrispondenza compositiva con un altro celebre soggetto omerico dell'epoca, l'«Ettore che rimprovera Paride seduto nel gineceo» (1828-1830), eseguito per il banchiere Giacomo Treves.

Attualmente in prima tela e in buone condizioni strutturali, la composizione sarà sottoposta a un ciclo di indagini diagnostiche non distruttive e a un intervento di restauro conservativo guidato dalla restauratrice Carlotta Beccaria, in collaborazione con la Soprintendenza. Le operazioni prevedono il consolidamento del telaio, la rimozione del particellato atmosferico e la solubilizzazione delle vecchie vernici alterate.

L'ingresso del dipinto arricchisce una collezione di oltre 300 opere - comprendente capolavori di Giovanni Segantini e Umberto Moggioli - che la Fondazione Caritro valorizza attraverso depositi museali e progetti diffusi sul territorio come DISPLAY. Una volta conclusi i restauri, la tela sarà presentata al pubblico nell'ambito di un percorso espositivo e di approfondimento scientifico progettato in sinergia con il Mart.

Francesco Hayez, «Venere conduce Elena a Paride» (1831) @ Fondazione Caritro, Trento

Alberto Camogli, 06 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

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Ricompare dopo quasi due secoli la «Venere» perduta di Francesco Hayez: grazie alla Fondazione Caritro e a Dorotheum tornerà a Trento | Alberto Camogli

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