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Ala Scarpa, Museo Gypsotheca Antonio Canova, Possagno (TV).

Credits Lino Zanesco.

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Ala Scarpa, Museo Gypsotheca Antonio Canova, Possagno (TV).

Credits Lino Zanesco.

Riapre l'ala di Carlo Scarpa alla Gypsotheca Canova: torna visitabile un capolavoro dell'architettura del Novecento

La riapertura dell’Ala progettata da Carlo Scarpa per la Gypsotheca Antonio Canova restituisce al pubblico un capolavoro del Novecento italiano, dove materia, luce e spazio costruiscono ancora oggi un dialogo tra memoria e contemporaneità

Nicoletta Biglietti

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Ci sono architetture che si sottraggono al tempo. Non importa la stagione, il gusto o la condizione storica in cui sono nate: rimangono, impassibili, perché la loro forza non risiede nell'appartenenza a un'epoca, ma nella capacità di continuare a interrogare il presente. Sono opere costruite su principi profondi, dove la luce, la materia, il paesaggio e il movimento dello sguardo diventano parte stessa del progetto. È a questa categoria che appartiene l'Ala progettata da Carlo Scarpa per la Gypsotheca Antonio Canova di Possagno, riaperta al pubblico il 29 maggio 2026 dopo un complesso intervento di restauro avviato nel giugno dell'anno precedente. La riapertura non rappresenta soltanto la restituzione di uno spazio museale, ma l'occasione per tornare a osservare uno dei progetti più importanti dell'architettura italiana del Novecento: un luogo in cui il rapporto tra passato e presente, tra scultura e spazio, trova una delle sue formulazioni più alte. Realizzata nel 1957 come ampliamento della Gypsotheca ottocentesca voluta per conservare i modelli in gesso di Antonio Canova, l'Ala Scarpa nasce dal confronto con un patrimonio già profondamente legato alla memoria. L'architetto veneziano non interviene cercando una contrapposizione tra antico e moderno, ma costruisce una relazione nuova tra due epoche lontane, affidando all'architettura il compito di creare un dialogo con le opere.

Prima ancora di essere un architetto, Scarpa è stato infatti un osservatore della materia e dello spazio. La Venezia in cui cresce rappresenta il primo grande laboratorio della sua ricerca: una città dove la luce modifica continuamente la percezione degli ambienti, dove l'acqua trasforma il rapporto tra costruzione e paesaggio e dove il tempo lascia tracce visibili sulle superfici. La sua formazione all'Accademia di Belle Arti di Venezia si sviluppa lontano dai percorsi più convenzionali dell'architettura. Scarpa studia il disegno, la composizione e le arti applicate, maturando una sensibilità che lo porta a considerare ogni elemento del progetto come parte di un insieme più ampio. Anche la sua posizione professionale rimane singolare: pur diventando uno degli architetti italiani più influenti del Novecento, non conseguì mai la laurea in architettura necessaria all'esercizio della professione. Questa condizione contribuì a definire una figura difficilmente classificabile, sospesa tra architettura, arte e design. Come hanno evidenziato studiosi quali Giuseppe Mazzariol, Manfredo Tafuri e Francesco Dal Co, il lavoro di Scarpa sfugge alle categorie più rigide del Movimento Moderno: il suo rapporto con la storia non è quello della semplice conservazione, ma di un confronto critico e creativo, nel quale il passato diventa una materia attraverso cui costruire nuove possibilità.

Ala Scarpa - George Washington e Autoritratto di Antonio Canova, Museo Gypsotheca Antonio Canova, Possagno (TV). Credits Lino Zanesco.

E un passaggio fondamentale nella costruzione del suo linguaggio avviene attraverso il rapporto con Murano e con Venini, dove dagli anni Trenta lavora come consulente artistico e designer. L'esperienza del vetro gli permette di confrontarsi direttamente con la materia e con il sapere degli artigiani, sviluppando un metodo fondato sulla sperimentazione, sulla precisione tecnica e sulla continua verifica delle forme. È proprio questo rapporto tra progetto e «fare» che si ritrova nell'Ala di Possagno. Scarpa non concepisce l'architettura come una struttura astratta, ma come un sistema di relazioni nel quale ogni elemento partecipa alla costruzione dell'esperienza. Le superfici, le soglie, le aperture e le variazioni della luce non sono dettagli aggiunti poi. Sono strumenti attraverso cui lo spazio prende significato.

Nel rapporto con le sculture di Canova questa concezione raggiunge una particolare intensità. Il celebre Cannocchiale è infatti una vera e propria conduzione registica dello sguardo. Perché Scarpa costruisce il modo in cui il visitatore incontra le «Tre Grazie», trasformando la visione in un'esperienza progressiva fatta di attesa, distanza e avvicinamento. A Possagno questo principio diventa evidente perché la scultura di Canova e l'intervento contemporaneo non sono elementi separati, ma parti di un unico racconto. 

Il recente restauro nasce da questa consapevolezza. L'intervento promosso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Padova, Treviso e Belluno, in collaborazione con la Fondazione Canova, il Comune di Possagno e l'Università IUAV di Venezia, ha richiesto una lunga fase di studio, rilievo e analisi per comprendere le trasformazioni subite dall'edificio nel corso dei decenni.
Restaurare Scarpa significa infatti prima di tutto interpretare. Il progetto ha riguardato il Cannocchiale, con interventi sulla copertura e sul sistema di smaltimento delle acque piovane, oltre al recupero delle superfici in pietra, degli intonaci, degli elementi lignei e metallici e delle grandi vetrate. Parallelamente è stato avviato un progetto pilota dedicato a una delle teche espositive progettate dall'architetto, attraverso analisi, smontaggio e rimontaggio controllato, per definire un modello di intervento futuro sull'intero sistema espositivo.

La riapertura dell'Ala Scarpa restituisce così non soltanto un edificio, ma un modo di pensare l'architettura. Perché come accade nelle opere d’arte, anche un’architettura porta con sé le tracce della propria storia. Il compito del restauro non è cancellare il tempo, ma comprenderne gli effetti, preservando quelle stratificazioni che permettono all’opera di continuare il proprio dialogo con il presente. È forse questa la ragione per cui, a quasi settant’anni dalla sua realizzazione, l’Ala Scarpa di Possagno continua a sottrarsi alla distanza storica: non perché sia rimasta immutata, ma perché conserva intatta la capacità di generare nuove letture. La sua forza non risiede nella sospensione del tempo, ma nella possibilità di attraversarlo, rivelando ogni volta un diverso rapporto tra materia, spazio e sguardo.

Ala Scarpa restaurata, Museo Gypsotheca Antonio Canova, Possagno (TV). Credits Lino Zanesco

Nicoletta Biglietti, 04 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

Nicoletta Biglietti

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