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Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliCi sono festival che registrano il presente e festival che cercano di interpretarlo. Da oltre mezzo secolo i Rencontres d’Arles appartengono alla seconda categoria. La manifestazione fondata nel 1970 continua infatti a essere uno dei luoghi privilegiati in cui la fotografia misura il proprio rapporto con la storia, la politica, la memoria e le trasformazioni del mondo contemporaneo.
La 57ª edizione, in programma dal 6 luglio al 4 ottobre 2026, arriva in un momento simbolicamente significativo: il biennio 2026-2027 coincide con il bicentenario dell'invenzione della fotografia. Una ricorrenza che attraversa l'intero progetto culturale della manifestazione diretta da Christoph Wiesner, sempre più orientata a leggere la fotografia come linguaggio globale e dispositivo critico. Lo scorso anno il festival ha registrato oltre 175.000 visitatori, confermandosi il più importante appuntamento europeo dedicato alla fotografia e uno dei principali al mondo.
"Worlds in View"
Il titolo concettuale dell'edizione 2026 potrebbe essere sintetizzato dall'espressione scelta dal direttore Christoph Wiesner: Worlds in View. L'obiettivo non è semplificare la complessità contemporanea ma restituirla nella sua stratificazione, utilizzando la fotografia come strumento capace di rivelare ciò che normalmente sfugge allo sguardo. L'intero programma si sviluppa attorno a cinque grandi nuclei tematici: Independence, Journeys, Forms of Life, Revisits ed Emerging Voices, cui si aggiungono le sezioni dedicate agli archivi, ai libri fotografici e ai programmi diffusi sul territorio.
L'Africa al centro
Il tema più forte dell'edizione è probabilmente quello dell'indipendenza africana. In dialogo con la Saison Méditerranée 2026, Arles dedica una parte consistente del programma alle narrazioni africane e postcoloniali. La mostra "Ghana! Dreaming Independence 1957-1976", curata da Damarice Amao, ricostruisce il ruolo della fotografia nella costruzione dell'identità del Ghana dopo l'indipendenza dal Regno Unito, intrecciando materiali storici e opere contemporanee. Accanto a questa esposizione trovano spazio figure fondamentali come il fotografo ivoriano Paul Kodjo, protagonista di una grande retrospettiva dedicata ai suoi celebri fotofumetti, e l'artista congolese Sammy Baloji, che continua la sua riflessione sulle eredità del colonialismo e sulle tensioni tra archivi europei e memorie locali.
Particolarmente significativa anche la presenza di Ayana V. Jackson, che ricostruisce storie dimenticate della diaspora africana, e di Thato Toeba, che utilizza collage e materiali d'archivio per interrogare le rappresentazioni coloniali del continente.
Il Mediterraneo come spazio politico
Un secondo asse fondamentale riguarda il Mediterraneo. Le mostre di Anne-Lise Broyer, Bruno Boudjelal, Katia Kameli e Orianne Ciantar Olive trasformano il mare in una geografia della memoria, delle migrazioni, dei conflitti e delle identità multiple. Lontano dalle narrazioni turistiche, il Mediterraneo emerge come spazio di attraversamento e di tensione, luogo in cui si incontrano eredità coloniali, guerre, frontiere e processi di emancipazione.
Le forme del vivente
Uno dei temi più originali dell'edizione riguarda il rapporto tra fotografia e mondo animale. La grande mostra "Animal Model. 200 Years of Photography", realizzata in collaborazione con Photo Elysée di Losanna, ripercorre due secoli di immagini dedicate agli animali, mostrando come la fotografia abbia contribuito a costruire il nostro sguardo sul vivente. La riflessione nasce da una domanda sempre più centrale nel dibattito contemporaneo: come ridefinire il rapporto tra essere umano e altre specie?
Attorno a questo tema si sviluppano anche i progetti di Lisa Oppenheim, Meghann Riepenhoff, Lara Tabet e Rebekka Deubner, che esplorano i processi biologici, geologici e ambientali come elementi costitutivi dell'immagine fotografica stessa.
Le grandi riscoperte
Come ogni anno Arles dedica ampio spazio alla rilettura della storia della fotografia. La figura centrale dell'edizione è William Klein, celebrato nel centenario della nascita con la mostra This Way to Heaven. Accanto a lui emergono importanti retrospettive dedicate a Martine Barrat, Harry Gruyaert e Ming Smith, artista pioniera della fotografia afroamericana contemporanea. La sezione Revisits conferma una delle funzioni storiche del festival: riscrivere continuamente il canone fotografico internazionale.
Nuove generazioni e nuovi archivi
Arles continua a investire sulle nuove voci della fotografia globale. Il Louis Roederer Discovery Award torna all'Espace Monoprix con una selezione internazionale di artisti emergenti che riflettono sulla nozione di verità nell'immagine contemporanea. Parallelamente, il programma dedicato alla ricerca curatoriale esplora temi come la natura cannibalica delle immagini, la costruzione degli archivi e la circolazione delle fotografie nell'ecosistema digitale. Anche gli archivi assumono una posizione centrale attraverso progetti come "Alien Images", "Memory Palace" di Clément Cogitore e il lavoro di Lee Shulman e Omar Victor Diop sull'Anonymous Project.
Arles oltre Arles
Una delle caratteristiche distintive della manifestazione è la sua espansione territoriale. Il programma Grand Arles Express coinvolge musei e istituzioni di tutta la Provenza e della regione mediterranea, da Marsiglia ad Aix-en-Provence, da Nîmes a Montpellier. Tra gli appuntamenti più rilevanti figurano la mostra di Paul McCartney al Musée Granet, il progetto dedicato a Marie-Laure de Decker, la retrospettiva di Kegham of Gaza, il nuovo lavoro di Clément Cogitore al Mucem e la mostra di Stan Douglas a LUMA Arles.
Una piattaforma globale
Più che una semplice rassegna espositiva, i Rencontres d'Arles sono oggi una piattaforma internazionale che mette in relazione fotografia, editoria, ricerca curatoriale, educazione e produzione culturale. L'edizione 2026 sembra riflettere una trasformazione più ampia del sistema fotografico contemporaneo. Se per molti anni la fotografia è stata interpretata soprattutto come documento, oggi emerge come strumento per rileggere le relazioni tra esseri umani, territori, memorie e altre forme di vita. Arles come si denota limpidamente continua a svolgere una funzione unica: osservare il mondo attraverso le immagini e, allo stesso tempo, interrogare il modo in cui le immagini costruiscono il mondo stesso.
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