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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliA Parigi il 23 febbraio, durante l’audizione a porte chiuse all’Assemblea Nazionale, la ministra francese della Cultura Rachida Dati ha comunicato di aver rinunciato alla missione di riorganizzazione del Louvre che aveva annunciato due mesi prima, alla fine del mese di dicembre, missione che poi non era mai stata avviata.
Un comunicato di metà dicembre della Ministra informava che Philippe Jost, supervisore dei lavori di restauro di Notre-Dame, aveva ricevuto l’incarico di «riorganizzare in profondità» il museo, in profondo subbuglio dopo il furto del 19 ottobre. Questo incarico presso la direzione del Louvre avrebbe dovuto iniziare a gennaio e diramare le prime raccomandazioni alla fine di febbraio, ma il calendario poi non è stato rispettato.
A metà gennaio, l’entourage di Rachida Dati aveva parlato di un semplice «ritardo» legato alle agitazioni sindacali del personale del Louvre iniziate a metà dicembre, ma tra gli addetti ai lavori circolava già la voce che la missione fosse stata annullata. Interpellata il 23 febbraio dalla Commissione d’inchiesta sulla sicurezza dei musei, Rachida Dati ha annunciato l’abbandono di questa missione.
«È stato abbandonato perché la riflessione sulla riorganizzazione del Louvre è andata avanti indipendentemente da questa missione», ha spiegato Alexandre Portier, uno dei presidenti della Commissione, secondo il quale la governance del museo è oggetto di una «riorganizzazione in corso».
Interrogato sulle modalità, il deputato ha rinviato a eventuali annunci del governo. Alexis Corbière, l’altro presidente, ha detto che la ministra ha giustificato l’abbandono della missione con il conflitto sociale ancora in corso al Louvre, anche se, secondo lui, «non si vede bene il nesso tra le due cose».
A sentire i due deputati, la ministra, in procinto di lasciare il governo per candidarsi a sindaco di Parigi, ha inoltre indicato durante la sua audizione che sono state adottate 17 misure per riformare la governance del Louvre, senza entrare poi nel merito.
Vittorio Bertello
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