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Alberto Burri, «Sacco SP1», 1956. Courtesy of Christie’s
Alberto Burri. Sacchi e Combustioni
Negli ultimi dieci anni il mercato di Alberto Burri (1915-95) è sceso del 42% rendendo indimenticabile il biennio 2016-17 quando la grande mostra al Guggenheim di New York «The Trauma of Painting» lo aveva lanciato in orbita. Il record, infatti, rimane incollato a quel 10 febbraio 2016 quando da Sotheby’s a Londra «Sacco e Rosso» del 1959, sacco con interventi pittorici di 149,9x129,5 cm, si è imposto per 9,1 milioni di sterline. Da allora (fatto salvo per l’ottimo 2017) è iniziato il vero trauma per i collezionisti che si sono trovati di fronte a un’erosione dei prezzi tanto che il 28 giugno 2023 da Christie’s a Londra «Sacco SP1» del 1956, sacco su fondo nero (102x75 cm) piuttosto angosciante ma non certo trascurabile, è scivolato a 2,9 milioni di sterline rimanendo al di sotto delle stime minime. Anche le «Combustioni» non brillano e «Rosso Plastica» del 1963 (80x100 cm) è passata dai 3,6 milioni di sterline ottenuti il 12 febbraio 2014 da Sotheby’s a Londra, ai 3,3 milioni fatti registrare il 10 luglio 2020 da Christie’s a Londra. Ma c’è da consolarsi con il fatto che dal 2011 ad oggi gli incrementi sono stati del 51%. Se non ci fossero stati quei due anni d’incredibili follie il mercato avrebbe avuto un andamento costante.
Giorgio de Chirico, «Piazza d’Italia», 1953. Courtesy of Il Ponte Casa d’Aste
Giorgio de Chirico. Piazze d’Italia 1950-69
Insieme al Surrealismo, si è impennato anche Giorgio de Chirico (1888-1978) che nell’ultimo triennio è cresciuto del 139%, almeno per le «Piazze d’Italia» più commerciali degli anni Cinquanta e Sessanta, superando addirittura l’oro. Un andamento in netta controtendenza rispetto al mercato italiano che dimostra un trend inimmaginabile sino al 2023 quando le quotazioni erano pressoché simili a quelle del 2011 con un incremento complessivo di appena il 14%. Per rendersi conto del trend, è sufficiente osservare quanto è avvenuto per «Piazza d’Italia» del 1953 di 40x50 cm che nel 2013 costava 170mila euro, una cifra che rimane invariata nel 2019. Ma alla fine del 2022 saliva a 350mila euro per poi proseguire la sua corsa nel 2025 quando, il 27 maggio, è stata venduta da Il Ponte a Milano per 448mila euro, ben al di sopra delle stime posizionate prudentemente a 150-250mila euro. Che il mercato del pictor optimus sia particolarmente brillante, lo ha confermato anche Dorotheum a Vienna che il 20 maggio 2025 ha venduto per 520mila euro «Piazza d’Italia» del 1954 (50x71 cm) proposta in catalogo a 250-350mila euro. Dopo un lungo letargo de Chirico festeggia, ma è evidente che la smania degli speculatori vada tenuta sotto controllo.
Renato Guttuso, «Natura morta con fiasco e bottiglia», 1956. Courtesy of Cambi Casa d’Aste
Renato Guttuso. Dipinti
Renato Guttuso (1919-87) è un classico caso di rimozione. Esaltato sino all’anno della sua scomparsa, quando da molti veniva considerato l’artista italiano più importante, lentamente il suo mercato è caduto nell’oblio con una penalizzazione eccessiva. Negli ultimi 15 anni, in termini assoluti, i prezzi hanno subito una flessione del 28% con un lieve segno di ripresa intorno al 2022-23 che poi non è stato confermato. Per ritrovare il suo record, bisogna risalire al lontano 2004 quando il 27 novembre da Farsetti a Prato «La battaglia di Porta dell’Ammiraglia», un dipinto monumentale del 1951-52 che misura 318x520 cm è stato aggiudicato per 680mila euro. Le nature morte, che all’inizio del Terzo Millennio superavano i 150mila euro, attualmente si possono acquistare ben al di sotto dei 100mila e il primo luglio 2025 da Cambi a Milano «Natura morta con fiasco e bottiglia», un dipinto del 1956 (66,5x93 cm), ha cambiato proprietario per 82,6mila euro. Di fronte a un mercato che attende da anni il rilancio, si possono fare ottimi affari anche a cifre decisamente favorevoli: il 12 giugno 2025 da Wannenes a Milano «Ricordo della città di Sèvres», poetico paesaggio del 1949 (55,5x70,5 cm), è stato liquidato ad appena 19mila euro.
Le analisi e i dati sono curati da Roberto Capitanio in esclusiva per «il Giornale dell’Arte».
Attenzione. Gli indici mettono a confronto l’andamento degli artisti negli ultimi 15 anni rispetto a un particolare segmento del loro mercato (viene calcolata la media dei valori considerando i risultati delle case d’asta italiane e internazionali) con l’oro, la Borsa italiana (Ftse Mib) e la Borsa americana (Standard & Poor’s 500).
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