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Rendering della Beic, progetto del raggruppamento italiano formato dai progettisti Angelo Raffaele Lunati (capogruppo con Onsitestudio), Manuela Fantini, Marcello Cerea, Giacomo Summa, Francesca Benedetto, Luca Gallizioli, Giancarlo Floridi, Davide Masserini, Antonio Danesi, dai consulenti Silvestre Mistretta, Giuseppe Zaffino, Fabrizio Pignoloni e dalla collaboratrice Florencia Collo

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Rendering della Beic, progetto del raggruppamento italiano formato dai progettisti Angelo Raffaele Lunati (capogruppo con Onsitestudio), Manuela Fantini, Marcello Cerea, Giacomo Summa, Francesca Benedetto, Luca Gallizioli, Giancarlo Floridi, Davide Masserini, Antonio Danesi, dai consulenti Silvestre Mistretta, Giuseppe Zaffino, Fabrizio Pignoloni e dalla collaboratrice Florencia Collo

Quale eredità (culturale) per Milano dopo le Olimpiadi?

L’assessore comunale alla Cultura Tommaso Sacchi annuncia «circa 450 milioni di investimento, il più grande piano infrastrutturale sulla cultura dal secondo dopoguerra»

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Nel mese di febbraio, dall’inaugurazione delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, fino alla conclusione dell’ultima gara, la città di Milano con i suoi monumenti, i suoi usi, le sue eccellenze, è stata al centro di un’attenzione globale. E lo tornerà in marzo con le Paralimpiadi. Ma che cosa resterà alla città dopo questa festa mondiale dello sport? Quale sarà l’eredità che i Giochi le lasceranno, non solo in termini d’immagine e della sua già robusta percezione internazionale, ma sotto forma di infrastrutture, culturali soprattutto? Lo chiediamo a Tommaso Sacchi, dal 2021 assessore alla Cultura del Comune di Milano, che incontriamo nel suo studio in Palazzo Reale quando le Olimpiadi si sono appena concluse. 

Assessore Sacchi, quale eredità lasceranno le Olimpiadi a Milano sul fronte della cultura?
Le Olimpiadi stanno innegabilmente lasciando un segno importante. È un’eredità che si misura in vari modi: con i numeri, innanzitutto, certificati da Assolombarda che parla di un +1,7% di Pil sul tessuto economico milanese, mentre il non meno autorevole Osservatorio di Banca Ifis, da parte sua, quantifica una ricaduta di circa 5,3 miliardi di euro. Ma c’è anche una ricaduta in termini strutturali: l’Arena Santa Giulia, destinata nelle Olimpiadi all’hockey su ghiaccio, sarà un’arena per concerti, un grande luogo di spettacolo che a Milano non esisteva. E poi c’è una «legacy» più ibrida, legata alla grande eredità di Leonardo a Milano, che riguarda il Castello Sforzesco. Le Olimpiadi hanno infatti accelerato la conclusione di quel «Percorso leonardesco» a cui lavoriamo da tempo: oltre all’acquisizione di un’importante opera di Bernardo Zenale per la Pinacoteca del Castello, e al riallestimento della Pinacoteca stessa con la nuova Sala dei leonardeschi, abbiamo anche aperto le visite al cantiere di restauro della Sala delle Asse, che sono andate immediatamente esaurite. Il cantiere procede bene e dal maggio 2027 la Sala sarà definitivamente aperta al pubblico, accompagnata da una nuova installazione immersiva, già allestita nelle sale Panoramiche al terzo piano della Rocchetta, che guida i visitatori alla scoperta del ruolo di Leonardo alla corte sforzesca e della storia complessa della Sala delle Asse.

Milano ha anche presentato un fitto programma di mostre, riunite nell’Olimpiade culturale. Per almeno due settimane si sono inaugurate più mostre ogni giorno con il concorso di tutte le maggiori istituzioni culturali della città, dalla Grande Brera alle Gallerie d’Italia. Quali sono state le ricadute?  
Il grande palinsesto che abbiamo creato per l’Olimpiade Culturale ha creato un indotto notevolissimo: quel numero impressionante di mostre ha creato lavoro e un servizio culturale, un’offerta di cui il mondo si è accorto: pochi giorni fa ho accompagnato la Nbc a realizzare un servizio sul Castello, che è andato in onda durante il «Today Show». Ma la domanda relativa alla legacy delle Olimpiadi sulla cultura milanese è particolarmente importante in un momento storico in cui stiamo «mettendo a terra» il più grande piano infrastrutturale sulla cultura dal secondo dopoguerra a Milano. Parliamo di circa 450 milioni di investimento, tra risorse del Comune, del Ministero ed europee. 

Rendering del Museo della Resistenza (a destra) a Porta Volta, progetto di Herzog & de Meuron, come il grande edificio sulla sinistra, sede della Fondazione Feltrinelli e di Microsoft House

A quali strutture saranno destinati? 
Pensiamo alle biblioteche: solo in questo ambito (importantissimo) ci sarà in un anno un raddoppio delle superfici a disposizione della cittadinanza: passeremo da 23mila a 50mila metri quadrati. Sta infatti procedendo velocemente il cantiere della Beic, Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, con i suoi 30mila metri quadri di superficie, il bellissimo auditorium e il terrazzo verde, che sarà uno dei parchi sospesi della città. Ma prima della fine del mio mandato (nel 2027, Ndr) apriranno anche la Biblioteca Lorenteggio, un altro bellissimo progetto, frutto di un concorso di progettazione internazionale, anch’esso con un giardino sospeso, che riqualificherà tutto il quartiere; e anche la Biblioteca Sant’Ambrogio, in zona Barona, che sarà un’eredità importante per il quartiere e la città. A questi si aggiungono moltissimi progetti per i luoghi dell’arte, i musei, i teatri, la frequentazione sociale. Nei giorni scorsi abbiamo riunito per la prima volta una trentina di direttori apicali dell’Amministrazione, perché una pianificazione di questo tipo coinvolge non solo la Cultura, ovviamente, ma altri fondamentali settori del Comune, dal Verde al Demanio. Il workshop si è tenuto nella Fondazione Adolfo Pini in corso Garibaldi, a Brera, un altro luogo che è stato riqualificato e restituito alla città. Ebbene, da quell’incontro sono usciti ben 25 progetti, che oltre alle Biblioteche includono la storica Palazzina Liberty, che è stata restaurata e sarà riaperta entro la fine dell’anno, in occasione del centenario della nascita di Dario Fo (che qui teneva i suoi spettacoli con Franca Rame, Ndr) e che conserverà le sue funzioni di luogo di spettacolo; o i teatri di ricerca e d’avanguardia come il «Teatro i» o lo storico «Teatro Ringhiera», questi conclusi entro la fine del mandato di questa Amministrazione. Interventi diffusi e capillari sul tessuto culturale urbano, che nel prossimo anno cambierà ancora pelle, offrendo tante nuove opportunità culturali. 

Parliamo anche di musei: che cosa può dirci al riguardo? 
Abbiamo tante importanti novità: alla Gam, Galleria d’Arte Moderna di via Palestro si sta rifacendo il tetto per poi riallestire, all’ultimo piano, le preziose collezioni Grassi e Vismara. Restaureremo lo storico allestimento di Ignazio Gardella, restituendo così una sede degna a quei tesori. Nel percorso della Gam ci sarà poi una nuova sala monografica dedicata a Francesco Hayez, con tre importanti acquisizioni. Il tutto entro la fine di quest’anno. Ci sono novità importanti anche per la Casa Museo Boschi Di Stefano (che conserva un’imperdibile collezione di arte del Novecento nel grande appartamento del secondo piano dove abitavano i collezionisti donatori, Antonio Boschi e Marieda Di Stefano, Ndr), dove si è già conclusa la raccolta delle manifestazioni d’interesse da parte di soggetti che, in consonanza con la missione della casa museo, possano farsi carico della ristrutturazione dell’appartamento del terzo piano che, oltre agli uffici della fondazione, ospiterà un progetto di valorizzazione culturale. Allo stesso modo, abbiamo stretto un accordo con la Camera di Commercio di Milano per mettere finalmente mano a un gioiello storico dell’area del Duomo come il medievale Palazzo della Ragione. La Camera di Commercio provvederà all’abbattimento delle barriere architettoniche e al riordino dei percorsi. Quanto a noi, avremo a disposizione negli spazi riqualificati tre mesi all’anno per allestire progetti espositivi del Comune di Milano. C’è poi (e sarà conclusa nel 2027) quella che chiamiamo «la rivoluzione verde» della Fabbrica del Vapore, il cui grandissimo piazzale diventerà la piazza alberata del quartiere, con presenze vegetali diverse, nuovi ristoranti e altre realtà (penso a esperienze francesi come la «Friche Belle de Mai» di Marsiglia). 

Il Museo del Novecento con il rendering del Secondo Arengario (a destra). Progetto originale dei due edifici, Portaluppi, Muzio, Galmarini, Magistretti, Griffini. Progetto attuale del team composto dagli architetti Sonia Calzoni (capogruppo), Pierluigi Nicolin, Ferdinando Aprile, Giuseppe Di Bari e Bruno Finzi

Riguardo alla ristorazione, una seria carenza di alcuni musei storici di Milano è proprio la mancanza di caffetterie.
È vero, tutti i musei europei hanno un luogo in cui bere un caffè, gustare un piatto, lavorare, perché è così che si crea un’osmosi con la collettività. Noi infatti apriremo nuove caffetterie in alcuni dei nostri musei: a Palazzo Morando|Costume Moda Immagine, all’Acquario Civico e al Museo di Storia Naturale, nei Giardini Montanelli: qui lo spazio, grande, sarà anche al servizio degli utenti dei giardini. 

Restauri? 
Le immense tele dette «del Grechetto», con il «Mito di Orfeo», che dopo un lungo e complesso restauro torneranno nella sala di Palazzo Sormani (l’attuale Biblioteca Comunale Centrale, Ndr) cui danno il nome. Anche a questo proposito vorrei rassicurare chi teme che il Palazzo sia dismesso quando il patrimonio librario sarà portato nella Beic: accadrà esattamente il contrario perché Palazzo Sormani assumerà un altro ruolo ma manterrà una funzione culturale e strettamente legata al tema e al mondo del libro. Stiamo ancora riflettendo sul progetto definitivo, ma ciò che è certo è che Palazzo Sormani farà sempre parte del patrimonio culturale della città. E la «Sala del Grechetto» sarà il tassello museale al suo interno.

Un rimpianto? Qualcosa che non potrete portare a termine?
Inutile che le dica che nel mio cuore resta il secondo Arengario, con cui intendevamo completare il Museo del Novecento. Avrei tanto voluto realizzarlo poiché ne condivido le finalità, la visione, l’idea ma non si riuscirà a farlo entro questo mandato perché sono stati presentati due ricorsi, al Tar e al Consiglio di Stato, che hanno imposto una revisione della tabella di marcia. Confido, entro la fine dell’anno, di vedere almeno partire il cantiere della seconda torre, dal momento che entro pochi giorni il Consiglio di Stato si esprimerà al riguardo. Sarà un’eredità che lasceremo alla prossima Amministrazione. 

Un segno distintivo di questi ultimi anni è stata l’apertura di canali di dialogo da parte del Comune con le altre grandi istituzioni culturali della città (dalla Pinacoteca di Brera, museo statale, alle Gallerie d’Italia, istituzione «privata» di Intesa Sanpaolo, al Poldi Pezzoli, museo gestito da una Fondazione, per citarne alcuni soltanto) ma anche a istituzioni internazionali. Fare sistema è quindi, a suo parere, la risposta privilegiata per il futuro dei musei e dei luoghi di cultura?
Certamente sì, uno dei «credo» di questa Amministrazione è la volontà di tessere collaborazioni, non solo con le altre istituzioni milanesi, ma anche con quelle nazionali e internazionali, e non abbiamo mai intrapreso strade senza pensare al coinvolgimento di altri soggetti. Nei prossimi giorni, per esempio, firmeremo il Protocollo d’intesa tra Mudec e il Musée des Confluences di Lione, e nel mio recente viaggio a Parigi per l’inaugurazione, al Musée du Luxembourg, della nostra mostra di Leonora Carrington, ho ricevuto numerose proposte di collaborazione da parte di importanti musei parigini. A Milano, poi, abbiamo importanti progetti condivisi con il Ministero della Cultura per il nascente Museo della Resistenza (su progetto di Herzog & De Meuron) e per il Pan, Parco Amphitheatrum Naturae, nell’anfiteatro della città romana, promosso e seguito dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano prima da Antonella Ranaldi e oggi da Emanuela Carpani. Questo contiamo di aprirlo entro l’estate.

Tommaso Sacchi

Ada Masoero, 24 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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