Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

La restauratrice Grazia Cavanna esegue la pulitura del volto del «Ritratto sagomato di Amanzia Guerillot» (1856-59) di Angelo Inganni

© Museo Nazionale Scienza e Tecnologia

Image

La restauratrice Grazia Cavanna esegue la pulitura del volto del «Ritratto sagomato di Amanzia Guerillot» (1856-59) di Angelo Inganni

© Museo Nazionale Scienza e Tecnologia

È la moglie di Angelo Inganni la signora fermaporta del Museo della Scienza di Milano

L’istituzione milanese, celebre per il percorso su Leonardo scienziato, possiede anche un’interessante collezione d’arte. Tra le opere sottoposte a restauro, in vista di essere esposte in modo permanente, c’è un raro ritratto a figura intera di dimensioni reali dipinto su un asse di legno sagomato

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia di Milano rappresenta un’eccellenza italiana per le sue raccolte (che includono, tra l’altro, il percorso più grande al mondo su Leonardo scienziato) e per la programmazione intensa che lo apre al pubblico più vario.

Ma questo museo ha, in più, una caratteristica rara, probabilmente unica fra i suoi omologhi internazionali, poiché possiede una ricca collezione d’arte, frutto della volontà del fondatore, Guido Ucelli (1885-1964) di intrecciare arte e industria e della sua amicizia con le grandi famiglie imprenditoriali del suo tempo, che possedevano importanti raccolte (con opere di autori come Silvestro Lega e Giuseppe Pellizza da Volpedo, per citarne due soltanto) da loro conferite al Museo, con un’usanza che si sarebbe protratta nel tempo. In attesa di una loro esposizione permanente, che il direttore generale Fiorenzo Marco Galli ha in programma di realizzare entro i prossimi due anni, quei dipinti, affidati a Claudio Giorgione, curatore delle Collezioni d’arte del Museo, sono regolarmente prestati a mostre italiane e internazionali e vengono costantemente restaurati.

Ultimo intervento (sostenuto da Italia Nostra-sezione di Milano e realizzato da Grazia Cavanna e Renato Gualdani di concerto con la Soprintendenza competente) è quello su un pezzo raro e singolare, il «Ritratto sagomato di Amanzia Guerillot» (1856-59), la giovanissima seconda moglie di Angelo Inganni (Brescia, 1807-Gussago, 1881), pittrice anche lei. Un’opera curiosa, giunta in museo nel 1976 con il lascito di Paolina Farnesi Mazza, vedova del pittore Aldo Mazza (al cui nonno, pittore anch’egli, Angelo Inganni stesso lo aveva donato), che ci mostra, in dimensioni reali, la giovane donna (Milano, 1828–Boffalora sopra Ticino, 1905) sorridente, un grande mazzo di fiori in una mano, sull’uscio dell’ex monastero della Santissima, presso Gussago, dove la coppia abitava. 

Dettaglio del mazzo di fiori dopo l’intervento. © Museo Nazionale Scienza e Tecnologia

Rimasta a lungo in deposito, l’opera era gravemente ammalorata e mostrava una fessurazione del supporto ligneo che attraversava verticalmente l’intera figura, numerose cadute di colore e uno scurimento generalizzato che ne ottundeva le cromie.

Era stata del resto dipinta su più assi di legno di risulta (forse di abete), di diversa qualità e già attaccati allora da insetti xilofagi, perché non si trattava di un’opera da quadreria ma era un oggetto d’uso: un fermaporta, che nel tempo dovette essere integrato nella parte sinistra con una nuova tavola, per sostituire la porzione della gonna rovinata dall’uso. Evidente, prima del restauro, era la qualità pittorica inferiore di questa parte del dipinto perché, pur trattandosi di un oggetto d’arredamento, Inganni aveva sì dipinto la figura originale sul legno grezzo, senza preparazione, ma (forse proprio grazie a questo) lo aveva fatto con una grande felicità e freschezza di tocco.

Lavori di questa natura sono rarissimi, perché andati perduti per l’uso e per la scarsa qualità del supporto: di Inganni se ne conoscono altri due, in collezione Litta, raffiguranti un «Ussaro» e una «Brianzola», ma questo è il più accattivante per il soggetto, Amanzia Guerillot la giovane donna nata in un’ottima famiglia francese residente a Milano (era figlia del Primo contabile di Napoleone Bonaparte), che fu allieva di Inganni, sua modella e sua amante, poi seconda moglie dopo la morte della prima. Qui indossa un abito di lucente seta blu con un colletto bianco chiuso da una spilla realizzata a rilievo, in pastiglia poi dorata, e fra le mani, guantate, stringe il mazzo di fiori coloratissimi e un fazzolettino ricamato.

In seguito alla pulitura, la restauratrice Grazia Cavanna ripristina il colore in corrispondenza delle lacune. © Museo Nazionale Scienza e Tecnologia

La coppia infatti, pur essendo lui un pittore molto famoso e richiesto, specie (ma non solo) per le vedute urbane, animate da figurette gustose della popolazione colta negli impegni quotidiani (notissima la «Veduta della piazza del Duomo con il coperto dei Figini», 1838, replicata più volte per committenze di altissimo rango, tanto da entrare nelle collezioni imperiali di Vienna e al Louvre) non disdegnava infatti di dedicarsi alle arti decorative, realizzando oggetti d’uso come questo o progetti di vetrate, paraventi, scatole, come raccontava Giorgio Nicodemi, soprintendente dei Musei Civici di Milano, quando nel 1942 presentò una monografica su Angelo Inganni, esponendo anche quest’opera (di cui però allora non si sapeva chi raffigurasse).

L’attuale intervento di restauro, appena concluso, ha riguardato prima il supporto ligneo, dove Giovanni Gualdani ha provveduto a «dare continuità alle tavole, a rimuovere le aggiunte precedenti, a risanarle con inserti della stessa specie legnosa e a riposizionare gli elementi di rinforzo a partire dalla traversatura precedente. È poi stato applicato un sistema di controllo con molle per garantire un miglior controllo delle deformazioni». In seguito è intervenuta Grazia Cavanna, che ha «messo in sicurezza la pellicola pittorica e l’ha pulita, integrandola dove era necessario. La detersione ha restituito all’opera il suo aspetto vivace, la luminosità e i toni di colore. Le zone interessate da fessurazioni sono state integrate plasticamente con stuccatura atta a riprodurre la texture del dipinto, mentre il ritocco pittorico ha risarcito le lacune e reso la continuità cromatica, pur mantenendo la riconoscibilità degli interventi».

A rendere possibile il restauro, come si diceva, è stata la sezione di Milano di Italia Nostra «grazie al Fondo Monti, un lascito di questa famiglia milanese in memoria del figlio prematuramente scomparso, spiega a «Il Giornale dell’Arte» il presidente nazionale di Italia Nostra, Edoardo Croci, gestito dalla sezione milanese, che quest’anno, dopo la consueta pubblicazione di un bando rivolto alle istituzioni museali della città, insieme al restauro dell’«Astianatte» di Lorenzo Bartolini del Museo Poldi Pezzoli, ha sostenuto l’intervento sul “Ritratto della signora Inganni”. Non possiamo che essere riconoscenti a chi, attraverso un lascito, ci ha consentito di recuperare, in un trentennio, una trentina di beni non più fruibili perché ammalorati».

L’opera al termine dell’intervento di restauro. © Museo Nazionale Scienza e Tecnologia

Ada Masoero, 24 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Nella medesima sede, a Milano, si susseguono due mostre, la prima in occasione dell’Olimpiade Culturale e la seconda durante l’Art Week e il Salone del Mobile, con opere novecentesche di due raccolte ivi conservate

La mostra alla Spazio Zero del museo di Bergamo è uno dei progetti inclusi nella programmazione 2026 ideata dal direttore Lorenzo Giusti e dedicata al tema dell’educazione

L’assessore comunale alla Cultura Tommaso Sacchi annuncia «circa 450 milioni di investimento, il più grande piano infrastrutturale sulla cultura dal secondo dopoguerra»

Nello spazio all’ultimo piano della galleria milanese opere fotografiche storiche, recenti e inedite, realizzate tra il 1989 e il 2026 e dedicate ai temi della Soglia e dell’Assenza

È la moglie di Angelo Inganni la signora fermaporta del Museo della Scienza di Milano | Ada Masoero

È la moglie di Angelo Inganni la signora fermaporta del Museo della Scienza di Milano | Ada Masoero