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Non c’è passante che transiti in corso Magenta a Milano, turista o milanese che sia, che non resti colpito dalla maestosa facciata di Palazzo Litta e che non sia attratto dal Cortile d’Onore, con le sue proporzioni magniloquenti e il gran colonnato perimetrale. Oggi però a quegli spazi si può accedere solo in rare e precise occasioni, oppure se si devono raggiungere gli uffici dei cinque istituti del Ministero della Cultura (tre Soprintendenze, la Direzione regionale Musei nazionali Lombardia e il Museo nazionale dell’Arte Digitale) che hanno sede qui.
Tutto cambierà con il nuovo masterplan, commissionato dalla Direzione regionale Musei nazionali Lombardia (diretta da Rosario Maria Anzalone) ad Amdl Circle, lo studio di architettura fondato dal celebre architetto e designer Michele De Lucchi, al fine di aprire al pubblico i magnifici appartamenti storici del Palazzo, trasformati in museo e in spazi espositivi per mostre, e aprire alla collettività il Cortile d’Onore che diventerà così un pezzo vivo di città.
Costruito tra il 1642 e il 1648 su progetto di Francesco Maria Richini (architetto allora di gran fama: suo, a Milano, anche il Palazzo di Brera) per volere di Bartolomeo III Arese, il grandioso Palazzo ha visto scorrere nei suoi saloni molta parte della vita politica milanese del Seicento. Poi, passato per via ereditaria ai Visconti Borromeo e ai Litta, fu arricchito e rimaneggiato, nel tempo, con lo scalone monumentale dalle pitture murali di gusto rococò e, nel 1761, fu completato dall’architetto Bartolomeo Bolli con la sontuosa facciata che oggi conosciamo, coronata dallo stemma dei Litta, mentre nel Cortile dell’Orologio si allestiva il teatro (tuttora attivo) dove c’era stata la cappella gentilizia. Anche l’interno di Palazzo Litta riserva più d’una meraviglia nelle ricchissime sale sontuosamente decorate, purtroppo spogliate degli arredi storici oltre che della famosa quadreria dei Litta (di cui faceva parte la «Madonna Litta», attribuita a Leonardo, oggi all’Ermitage di San Pietroburgo).
Messo all’asta nel 1874, dopo diversi passaggi (anche alle Ferrovie dello Stato) nel 2007 il Palazzo fu affidato in gran parte dal Demanio al Ministero della Cultura, che oggi, con la sua Direzione regionale, ha voluto porre mano a un piano strategico che, pur rispettandone al massimo l’architettura, ne trasformerà il volto, aprendo alla fruizione anche il Giardino monumentale, una vera gemma nascosta nel cuore della città: «Si tratta, spiega Michele De Lucchi, di un edificio barocco da adattare allo stile di vita contemporaneo. Gli edifici di oggi devono saper essere parte del cambiamento della società, del lavoro e dell’organizzazione produttiva, garantendo però il massimo rispetto per ciò che ha valore: gli oggetti, le parti storiche, la tipologia originale che, se scompare, porta con sé un pezzo di storia dell’umanità».
Il Complesso di Palazzo Litta nel contesto urbano, con evidenziati i diversi nuclei. © Amdl Circle per Ministero della Cultura
Modello tridimensionale di Palazzo Litta. © Amdl Circle per Ministero della Cultura
Primo obiettivo, rendere fruibili per il pubblico le parti monumentali, cui seguiranno interventi sulle molte e vaste porzioni non ancora utilizzate. E quindi razionalizzare i percorsi, tenendo conto della differenziazione tra le aree monumentali, che diventeranno spazi espositivi e di visita, e quelle degli uffici del MiC, dalle logiche evidentemente ben diverse. Un cantiere gigantesco, dal costo stimato di 40 milioni di euro («Più probabile che ci avvicineremo ai 50 milioni», puntualizza pragmaticamente la direttrice di Palazzo Litta, Silvia Zanzani, rammentando che la sola parte museale conta circa 2mila metri quadrati sui 10mila complessivi su cui intervenire), che sarà condotto a lotti, sia per reperire strada facendo i fondi necessari, sia per non chiudere il palazzo alla circolazione del pubblico e di chi dovrà accedere agli uffici del Ministero.
I tempi? «Da ieri alla fine del 2028, anche se spero di poter anticipare questa data», dichiara Anzalone, che al momento può contare sui 3 milioni di euro «ereditati» dal Segretariato regionale (cui la Direzione regionale è subentrata). «Evidente che con un investimento di tale entità, continua, un’architettura antica tanto complessa (e con impianti obsoleti), con tanti spazi inutilizzati o sottoutilizzati e con funzioni d’uso così diverse, fosse indispensabile una visione sistemica capace di attrarre anche capitali privati, ovviamente nelle forme previste dalle norme, e di dotare il Palazzo di una nuova identità».
A fronte di tante ovvie difficoltà, Michele De Lucchi fa però notare il privilegio offerto dai cortili di Palazzo Litta, in uno dei quali, laterale, «che in antico era coperto, troverà posto una sala convegni polifunzionale, con spazi accessori per il backstage». Sempre al piano terreno, ci saranno la biglietteria, un bookshop e spazi espositivi e di presentazione di tutti i siti gestiti dalla Direzione regionale Musei nazionali Lombardia. Nei corpi retrostanti, la biblioteca, i laboratori di restauro e i depositi di opere d’arte, nonché l’ufficio esportazione, mentre gli archivi verranno spostati parte negli interrati, parte nei sottotetti. Nuovo anche l’accesso al Giardino, da tempo inaccessibile, in cui si potranno tenere, come in passato, anche eventi culturali.
Il piano nobile ospiterà sale espositive e per eventi (anche qui con spazi di backstage) disposte in modo da garantire una completa circolarità dei flussi, che dallo scalone monumentale ruoterà attorno al Cortile d'Onore. Nella porzione più interna del primo piano e al secondo piano continueranno a trovare posto gli uffici ministeriali, che saranno ampliati con la riqualificazione del terzo piano.
«È stata ridisegnata l’intera circolazione di questo enorme labirinto in cui oggi è facilissimo perdersi, dice De Lucchi: dalla reception, posta accanto allo scalone monumentale, a fianco della quale saranno realizzati due ascensori (sinora non ce n’erano), partiranno sia nella parte museale sia negli uffici percorsi circolari, che evitino l’andare avanti e indietro, e negli spazi recuperati ai piani alti troveranno posto anche foresterie per il MiC e per eventuali residenze d’artista. E al piano terreno si aprirà anche l’accesso al meraviglioso giardino. Il tutto, senza modifiche significative all’impianto architettonico».
Da dove si partirà? «Prioritari cronologicamente, precisa Silvia Zanzani, saranno gli ascensori, la climatizzazione e il consolidamento dei tetti». E infine «per ciò che concerne la politica culturale, conclude il direttore Anzalone, il masterplan sarà molto meno vincolante di quello architettonico: chi verrà dopo di noi (allo scadere del suo mandato, nel 2028, Ndr) deciderà come muoversi, ma per quanto mi riguarda vedrei la parte museale più come una sede espositiva per mostre temporanee che come sede espositiva permanente di sé stessa».
Il maestoso scalone monumentale realizzato nel Settecento da Carlo Giuseppe Merlo. © Roberto Morelli su concessione del Ministero della Cultura
Il Cortile d’Onore. © Roberto Morelli su concessione del Ministero della Cultura
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