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Bianca Castelbarco Albani
Leggi i suoi articoliEsistono pubblicazioni che non rappresentano semplicemente un nuovo libro, ma segnano un passaggio decisivo nella storia critica di un artista. La pubblicazione del Catalogo ragionato dei dipinti e delle sculture di Piero Dorazio, annunciata dall'Archivio Piero Dorazio insieme a Skira, appartiene a questa categoria. Curato da Francesco Tedeschi, con ricerca e supervisione scientifica di Stefano Setti, il progetto raccoglie circa cinquemila opere distribuite in tre volumi e restituisce per la prima volta una ricostruzione sistematica dell'intera produzione dell'artista, dagli anni Quaranta fino alla morte nel 2005. Il catalogo per il momento è disponibile in preordine.
L'importanza dell'opera va ben oltre la dimensione editoriale. Il catalogo ragionato costituisce infatti il punto di arrivo di anni di verifiche archivistiche, studi filologici e analisi documentarie che consentono di restituire una visione complessiva di uno dei protagonisti assoluti dell'astrazione europea del secondo dopoguerra. Per la storiografia rappresenta uno strumento destinato a diventare imprescindibile; per il mercato offre un riferimento scientifico fondamentale per autenticazioni, provenienze e ricostruzione della circolazione delle opere; per le istituzioni museali mette finalmente a disposizione una mappa completa di un percorso artistico che ha avuto un ruolo centrale nella definizione dell'identità internazionale dell'arte italiana del Novecento. Il catalogo ordina cronologicamente oltre sessant'anni di ricerca, seguendo l'evoluzione di un linguaggio che ha fatto del colore, della luce e della struttura gli elementi costitutivi di una pittura capace di dialogare costantemente con le principali esperienze europee e americane. I tre volumi accompagnano il lettore attraverso le diverse stagioni della sua attività: gli anni della formazione e della nascita dell'astrazione italiana, il consolidamento internazionale tra gli anni Sessanta e Ottanta, fino agli ultimi decenni nei quali la sua ricerca raggiunge una straordinaria libertà cromatica e compositiva.
La struttura editoriale riflette questa ambizione scientifica. Le opere sono organizzate secondo serie tipologiche che consentono di leggere continuità, trasformazioni e sviluppi interni della produzione. Sedici sezioni storico-critiche introducono i diversi nuclei dell'opera, mentre un ricco apparato bibliografico raccoglie decenni di riflessioni dedicate a Dorazio da alcuni dei maggiori protagonisti della critica del Novecento: da Giulio Carlo Argan a Gillo Dorfles, da Enrico Crispolti a Maurizio Fagiolo dell'Arco, fino a Will Grohmann, Edward F. Fry, Guido Ballo, Nello Ponente, Marisa Volpi Orlandini, Adachiara Zevi e Giuseppe Ungaretti. Accanto a questi contributi trovano spazio gli scritti di poetica dello stesso artista, elemento essenziale per comprendere la costruzione teorica della sua pittura. L'attenzione dedicata all'apparato iconografico rappresenta uno degli aspetti più significativi della pubblicazione. Riprodurre Dorazio significa affrontare una pittura nella quale il rapporto tra colore, luminosità e intreccio della superficie costituisce il vero nucleo dell'opera. La scelta di calibrare le immagini sulle caratteristiche materiali dei dipinti testimonia la volontà di restituire, per quanto possibile, la complessità percettiva di una ricerca che ha sempre individuato nella luce il proprio principale materiale costruttivo. Il catalogo contribuisce inoltre a rimettere al centro la figura di Dorazio nel quadro internazionale dell'astrazione del secondo dopoguerra. Fondatore nel 1947 del gruppo Forma 1 insieme ad Accardi, Consagra, Perilli, Sanfilippo e Turcato, Dorazio fu tra i primi artisti italiani a stabilire un dialogo continuo con gli ambienti culturali europei e statunitensi, superando la tradizionale contrapposizione tra astrattismo geometrico e informale. La sua lunga attività negli Stati Uniti, culminata con l'insegnamento alla University of Pennsylvania e la fondazione dell'Institute of Contemporary Art di Philadelphia, contribuì a costruire una rete di relazioni internazionali che ancora oggi distingue il suo percorso da quello di molti protagonisti della sua generazione.
Bianca Castelbarco Albani
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