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Margherita Panaciciu
Leggi i suoi articoliNel calendario sempre più affollato della Milano Art Week e del Salone del Mobile, dove eventi e mostre si rincorrono spesso indistinguibili, la maison Phillips sceglie un progetto che lavora sulla qualità del dialogo, più che sulla quantità delle opere. Non si tratta solo di un'esposizione ma un vero e proprio esercizio di messa in scena, costruito insieme a Dimoregallery, che trasforma lo spazio milanese della casa d’aste in un ambiente sospeso tra epoche, linguaggi e sensibilità.
Dal 14 al 24 aprile, in via Lanzone, l’idea è tanto semplice quanto efficace: far convivere capolavori del secondo Novecento italiano con il design contemporaneo, senza gerarchie dichiarate. Le opere non sono isolate, non chiedono distanza reverenziale. Al contrario, entrano in relazione diretta con arredi, luci e materiali, in un allestimento che deve molto alla cifra estetica di Dimoregallery, da sempre abituata a costruire ambienti più che mostre.
Lucio Fontana, «Concetto Spaziale. Attesa», 1965. Courtesy of Phillips
Il risultato è uno spazio in cui l’arte smette di essere soltanto oggetto da contemplare. Una Mappa di Alighiero Boetti, realizzata in Afghanistan negli anni Ottanta, dialoga con tre tele di Lucio Fontana, mentre poco distante si inseriscono i segni astratti e vibranti di Carla Accardi e Piero Dorazio: colori, superfici e materiali costruiscono una trama continua, in cui ogni elemento rimanda all’altro.
A tenere insieme il tutto è una regia precisa. I toni dominanti - bianco, nero, rosso e oro - si alternano e si interrompono con l’azzurro intenso delle opere, creando una scansione quasi musicale dello spazio. Le iconiche luminarie di Marinella Senatore introducono una dimensione più narrativa e popolare, mentre gli arredi, tra pezzi di Dimoremilano, creazioni di Interni Venosta e oggetti storici come le lampade di Hans Agne Jacobsen diventano parte attiva del racconto.
È qui che il progetto trova il suo punto più interessante. Phillips, tradizionalmente legata al momento della vendita, costruisce invece un contesto che assomiglia più a una mostra curatoriale che a una preview d’asta. Le opere, molte provenienti da collezioni private, altre destinate alle prossime vendite, vengono sottratte alla logica della singola performance economica e inserite in una narrazione più ampia, dove conta il modo in cui dialogano tra loro e con lo spazio.
In filigrana, si intravede una strategia precisa. Considerate le nuove sensibilità che attraversano il mercato dell’arte (collezionisti più giovani, attenzione crescente all’esperienza, centralità dello storytelling) anche le case d’asta sono chiamate a ripensare il proprio ruolo come produttori di contesti culturali. Qua l’allestimento non sovrasta le opere ma le accompagna, lasciando emergere una continuità inattesa tra arte e design, tra gesto artistico e progetto.
Margherita Solaini, Regional Director e Senior Specialist, Modern & Contemporary Art, Italy, Phillips ha dichiarato: «[...] Nella mostra, le opere di grandi artisti del dopoguerra italiano come Boetti e Fontana dialogano con le creazioni contemporanee di Dimoregallery, dando vita a uno spazio sospeso nel tempo e nello spazio, dove il presente viene valorizzato e il passato osservato non con nostalgia, ma con consapevolezza, da cui trarre ispirazione per guardare e vivere il futuro».
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