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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliSono trascorsi pochi mesi dall’inaugurazione della nuova sede del New Museum, il 21 marzo, al numero 235 di una delle strade più antiche di New York, la Bowery. Qualche civico più in là, al 250, lo Swiss Institute troverà casa e aprirà al pubblico nella primavera del 2027.
Fondato nel 1986, l’Istituto non ha mai avuto una dimora fissa, ma ha sempre affittato degli spazi in città per essere presente sul territorio e far valere sia a livello locale sia internazionale il proprio impegno nel sostegno di artisti emergenti.
«Lo Swiss Institute è sempre stato una fucina di arte sperimentale, evolvendosi al fianco degli artisti e rispondendo alle dinamiche globali del momento contemporaneo, ha dichiarato Philippe Bertherat, presidente del Consiglio di amministrazione. L’acquisizione del 250 Bowery ci permette di pensare in grande su come sostenere le future generazioni di creativi, ampliare l’accesso all’arte e alla cultura contemporanea e garantire che l’Istituto rimanga una presenza duratura e dinamica a New York per i decenni a venire».
La nuova sede occuperà il piano terra e il piano interrato completamente rinnovati dallo studio di architettura Johnston Marklee. Il cantiere prenderà avvio in autunno è prevede la realizzazione di un «laboratorio dedicato alle presentazioni artistiche, alla formazione e al coinvolgimento della comunità, che allo stesso tempo coltivi quel senso di intimità che per noi caratterizza lo Swiss Institute», spiegano i titolari Sharon Johnston and Mark Lee.
Negli oltre mille metri quadrati a disposizione, una superficie che l’Istituto non si era mai concesso prima, prenderanno corpo progetti curatoriali ambiziosi, programmazioni dal vivo, iniziative educative e collaborazioni con le comunità locali e internazionali.
Un regalo degno per il quarantesimo compleanno dell’istituzione non profit, che si presenterà come un ecosistema vivente in grado di trasformarsi a seconda delle esigenze, composto da spazi accoglienti, agili e in grado di rispondere a un’ampia gamma di utilizzi artisti e pubblici. A tal fine, e tenendo presente l’attenzione che lo Swiss Institute riserva all’ambiente, lo studio Johnston Marklee utilizzerà materiali di recupero, sistemi di illuminazione a basso consumo energetico, infrastrutture espositive riutilizzabili e lavorerà sugli impianti meccanici preesistenti rimodernandoli.
In attesa dell’inaugurazione, l’attività dell’Istituto sarà segnata in autunno dalla mostra «Kino East» sull’opera dell’artista polacco Rafał Skoczek, mentre serba per la futura sede la collettiva «The Environment», che prende ispirazione da un progetto avviato dal regista sperimentale Bud Wirtschafter, guidato da artisti e creato dalla comunità, nel centro di New York tra il 1966 e il 1968.
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