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Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliL’arte come linguaggio capace di superare la dimensione estetica per aprire uno sguardo sull’oltre. È questa la prospettiva indicata da Leone XIV nell’udienza del 10 ottobre in Vaticano con circa 70 rappresentanti del Bizot Group, rete internazionale che riunisce i direttori di alcuni tra i più prestigiosi musei del mondo. Al centro dell’incontro, dedicato alla «Materialità», il rapporto tra materia, creatività e significato trascendente dell’opera.
«La Chiesa, pellegrina nel tempo, proprio in questo modo ha inteso l’arte: non come mero estetismo, ma come forma d’annuncio evangelico attraverso la bellezza», afferma il Pontefice, individuando nella produzione artistica una possibilità di orientamento spirituale. L’opera, infatti, non si esaurisce nella propria qualità formale: può diventare «segno di quella bellezza che ridesta gli occhi del cuore e della mente, orientando l’uomo verso l’alto».
Nel discorso, Leone XIV parte dalla materia, intesa non soltanto come supporto fisico dell’espressione, ma come dono da trasformare e condividere. «Con la sua maestria l’artista trasforma quanto ha tra le mani facendone a propria volta dono per gli altri: è così che l’elaborazione della cultura valorizza la bellezza del creato». Un processo che il Papa accosta al lavoro manuale di Gesù, richiamando l’enciclica Laudato si’ del suo predecessore Francesco: «Gesù lavorava con le sue mani, prendendo contatto quotidiano con la materia creata da Dio per darle forma con la sua abilità di artigiano».
La materia, prosegue, è anche «duttile»: può accogliere intuizioni, emozioni, sogni e parole, dando loro corpo o suono. Attraverso questa trasformazione, l’artista partecipa a un processo creativo che, nell’interpretazione del Pontefice, richiama l’opera divina e conferisce alla forma un significato che trascende la sua materialità.
È infine la memoria a definire la funzione culturale del museo. Le opere conservate diventano testimonianze capaci di attraversare le epoche, perché «l’oggetto museale porge così al presente la sapienza del passato». Da qui il riconoscimento rivolto ai direttori per il loro impegno nella tutela di un «patrimonio comune all’umanità».
Per Leone XIV, i musei sono dunque luoghi di bellezza, storia e incontro tra generazioni, in cui la conservazione non riguarda soltanto gli oggetti, ma anche la possibilità di trasmettere cultura e creatività. La loro missione si intreccia così con quella dell’arte: custodire la memoria e, attraverso la bellezza, aprire l’esperienza umana a una dimensione ulteriore.
Alessia De Michelis
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