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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoli«La Chiesa non ha mai considerato l’arte un accessorio», ma «un fondamentale luogo di ascolto, dove lasciarsi istruire sulle aspirazioni e sulle ferite dell’umanità, sulla sua sete di bellezza, di giustizia e di pace, sulla sua ricerca di senso». Con queste parole Papa Leone XIV ha espresso il suo grazie agli artisti e ai curatori dell’incontro «L’arte della possibilità: tessere insieme» promosso dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione, ricevuti in udienza nel Palazzo Apostolico Vaticano. Il pensiero è dovuto soprattutto alla collaborazione offerta negli ultimi anni alla Santa Sede, in particolare per l’allestimento del Padiglione della Biennale di Venezia e per i progetti di arte contemporanea promossi dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione, oltre che per la fiducia con la quale artisti e curatori hanno «accettato di camminare accanto alla Chiesa, anche per vie nuove».
Nel corso dell’incontro il ringraziamento del Pontefice è andato soprattutto al Padiglione allestito nella Casa di reclusione femminile dell’isola della Giudecca, visitato dal predecessore Papa Francesco. «Chi lo ha attraversato, ha detto il Papa, sa che non si trattava di portare l’arte in carcere, ma di lasciare che il carcere, con la sua verità spesso rimossa, insegnasse qualcosa all’arte e a tutti noi». Il Papa ha detto di essere stato particolarmente colpito dal motto «The Ear is the Eye of the Soul», ispirato alla vita, alla visione e all’eredità della badessa del XII secolo, Santa Ildegarda di Bingen, che ha dato il titolo al Padiglione della Santa Sede alla 61ma Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (realizzato con il supporto del main sponsor Intesa Sanpaolo con catalogo Allemandi).
Papa Leone ha paragonato l’arte a «un’antenna», capace di intercettare «le grandi domande del cuore umano, a volte simili a un grido, più spesso a un sussurro» rendendole udibili, visibili, condivisibili. Nel corso dell’udienza il pensiero di Prevost è andato anche ai motori di ricerca, che, nell’immediato, offrono migliaia di risposte, al punto che, nell’età della tecnica e del consumo il grande pericolo non è più soltanto la censura, ma l’appiattimento. In questo senso, l’arte rappresenta «un altro genere di “motore di ricerca”» che non procede per indicizzazione, ma per interrogazione, scavando più in profondità, cercando la trama che li unisce.
«La vostra arte, ha detto Leone XIV, quando resiste all’appiattimento, quando rallenta lo sguardo, quando costringe a sostare davanti a ciò che non si lascia consumare, è una forma di rigenerazione culturale e spirituale». Nel ribadire il bisogno che la Chiesa ha degli artisti, il Papa ha anche sottolineato la «differenza ontologica, prima ancora che estetica, tra l’arte e ciò che una macchina può generare per calcolo statistico a partire da milioni di immagini altrui». «Agli algoritmi, ha sottolineato, manca la scintilla dell’umano. La cultura e l’arte, quando sono autentiche, custodiscono questa scintilla». L’udienza è stata anche l’occasione per rinnovare, tra la Chiesa, gli artisti e le istituzioni culturali «un’alleanza per custodire l’umano», racchiusa in un appello: «Cari artisti, cari curatori, la Chiesa vi guarda con stima, con gratitudine e con speranza, desidera camminare con voi, perché insieme possiamo custodire la magnifica umanità che ci è stata affidata».
Samantha De Martin
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