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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliUn viaggio indietro nel tempo, fino ai secoli di Carlo Magno, per scoprire come si viveva in una comunità rurale dell’Alto Medioevo. Il 24 e 25 ottobre a Poggibonsi (Si) riapre l’Archeodromo ampliato. Sulla collina di Poggio Imperiale, il villaggio carolingio del IX-X secolo, riportato alla luce dagli archeologi dell’Università di Siena, è stato ricostruito interamente in scala reale, trasformandosi in uno spazio dove la ricerca scientifica incontra la divulgazione e l’esperienza diretta.
L’ampliamento è stato presentato dall’assessora regionale alla Cultura Cristina Manetti, insieme alla sindaca di Poggibonsi Susanna Cenni e a Marco Valenti, docente di Archeologia cristiana e medievale dell’Università di Siena e direttore del Parco della Fortezza medicea di Poggio Imperiale.
Nato dalla collaborazione tra il Comune, l’ateneo, professionisti e associazioni, l’Archeodromo propone un modello innovativo di valorizzazione del patrimonio storico. Non un museo tradizionale, ma un luogo vivo, in cui archeologi e operatori in abiti d’epoca accompagnano i visitatori alla scoperta delle abitazioni, delle attività produttive e delle consuetudini quotidiane di mille anni fa. Le ricostruzioni restituiscono così una dimensione concreta della storia, rendendo comprensibili anche ai più giovani i risultati degli studi archeologici.
Avviato nel 2014 e inserito nella rete della Fondazione Musei Senesi, il progetto è diventato negli anni un punto di riferimento per la didattica e il turismo culturale: oltre 25mila visitatori all’anno e circa 46mila studenti coinvolti nelle attività nell’arco di un decennio. Il completamento del villaggio è stato reso possibile da un ultimo intervento finanziato dal Comune di Poggibonsi con 375mila euro.
Per la sindaca Cenni, il traguardo rappresenta sia la conclusione di un percorso sia l’inizio di una nuova stagione. La valorizzazione dell’Archeodromo, sottolinea, contribuisce a rafforzare l’identità della città e a investire in formazione, cultura e nuove opportunità turistiche. Un obiettivo condiviso dalla Regione Toscana, che vede nell’iniziativa un esempio di cultura accessibile e partecipata.
«Dietro ogni edificio ci sono persone, attività e relazioni da raccontare», spiega Valenti, evidenziando il legame tra ricerca universitaria e comunità. Ogni ricostruzione nasce infatti dallo studio delle tracce archeologiche conservate nel terreno e diventa uno strumento per avvicinare il pubblico alla complessità del passato.
Le giornate inaugurali del 24 e 25 ottobre offriranno l’occasione di immergersi nella vita medievale attraverso dimostrazioni di lavorazione del ferro, tessitura, falegnameria e cucina, con la partecipazione dei gruppi di rievocazione storica La Fara e Winileod.
Con il sostegno della Regione Toscana e la collaborazione di enti e realtà del territorio, l’Archeodromo si propone così come un ponte tra passato e presente: un luogo in cui la storia non si limita a essere raccontata, ma può essere osservata, compresa e vissuta in prima persona.
Roberto Mercuzio
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