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Piotr Hanzelewicz, Heavy

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Piotr Hanzelewicz, Heavy

Otto artisti su dieci hanno un altro lavoro. La precarietà dell'arte in mostra

All'Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, dal 13 ottobre all'11 dicembre, una mostra curata da Santa Nastro e Alex Urso riunisce nove artisti italiani e polacchi per indagare le condizioni materiali della produzione artistica. Secondo una ricerca di Art Workers Italia, l'80% degli artisti intervistati svolge altre attività lavorative. Tra redditi irregolari, occupazioni parallele e assenza di tutele, emerge una questione centrale: chi sostiene economicamente il lavoro degli artisti?

 

 

Massimo Carofiglio

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Quanto guadagna un artista? E soprattutto, di che cosa vive quando la vendita delle opere, le commissioni e i compensi per le mostre non sono sufficienti? È una questione che il sistema dell'arte affronta raramente in pubblico, nonostante riguardi una parte consistente dei suoi protagonisti. A partire dal 13 ottobre, l'Istituto Italiano di Cultura di Varsavia dedica a questo tema «Come vivono gli artisti?», mostra curata da Santa Nastro e Alex Urso, promossa in collaborazione con Gruppo21 e visitabile fino all'11 dicembre 2026.

Il progetto riunisce nove artisti italiani e polacchi: Maess Anand, Alicja Bielawska, Eva Frapiccini, Piotr Hanzelewicz, Igor Kubik, Luana Perilli, Alessandro Scarabello, Giuseppe Teofilo e Alex Urso. In occasione della chiusura, l'11 dicembre, è prevista inoltre una performance di Veronica Vagnoni. Il punto di partenza è un dato che descrive con particolare efficacia la condizione professionale degli artisti. Secondo una ricerca di AWI-Art Workers Italia, condotta su un campione di 440 artisti, l'80% degli intervistati svolge altre attività lavorative oltre alla propria pratica. Insegnamento, comunicazione, curatela, scrittura, organizzazione di eventi e professioni estranee al settore diventano così strumenti necessari per sostenere economicamente la produzione delle opere.

Il dato riguarda il campione analizzato e non può essere automaticamente esteso all'intera popolazione degli artisti italiani. Indica tuttavia una condizione strutturale: la possibilità di continuare a fare arte dipende spesso da un lavoro che si svolge altrove. La questione riguarda anche il modo in cui vengono raccontate le carriere. Mostre, residenze, acquisizioni e partecipazioni alle biennali costituiscono gli indicatori più visibili del riconoscimento professionale. Rimangono invece ai margini della narrazione le condizioni economiche che consentono agli artisti di raggiungere quei risultati: il tempo sottratto allo studio, il lavoro amministrativo, i periodi senza reddito, le attività di cura e la necessità di mantenere più occupazioni contemporaneamente.

In questo senso, il tema della mostra supera la rappresentazione della precarietà come esperienza individuale. Interroga direttamente il funzionamento del sistema dell'arte e la distribuzione delle risorse al suo interno. Se la produzione artistica richiede tempo, ricerca e investimenti, chi sostiene questi costi quando non esistono vendite, commissioni o finanziamenti? Il confronto con la Polonia amplia la prospettiva. Secondo la ricerca nazionale Policzone i policzeni. Artystki i artyści w Polsce 2024, richiamata dai curatori, nel Paese operano circa 62mila persone professionalmente attive come artisti. Il 90% presenta redditi irregolari, soltanto l'11% dispone di un contratto di lavoro stabile, il 15,3% lavora senza contratto e il 10,4% non beneficia di assicurazione sociale.

Sono indicatori differenti da quelli rilevati da Art Workers Italia, e dunque non direttamente comparabili. Convergono però nel descrivere una fragilità professionale che non riguarda esclusivamente il livello dei compensi. La discontinuità del reddito condiziona la possibilità di programmare il lavoro, accedere alle tutele previdenziali e sviluppare una ricerca artistica nel lungo periodo. La mostra nasce dall'incontro tra due percorsi che hanno già affrontato questi interrogativi. Nel 2022 Santa Nastro ha pubblicato per Castelvecchi Come vivono gli artisti? Vita, economia, rapporto con il settore e pratica, un'indagine sulle condizioni materiali della professione artistica. Nel 2026 ha proseguito la riflessione con Mamme nell'arte. Artiste e operatrici culturali nella sfida della maternità, dedicato al rapporto tra lavoro culturale, cura e genitorialità.

Alex Urso ha affrontato lo stesso tema attraverso la pratica artistica. Nella serie Dipingere le nuvole (2021-22), presentata a Varsavia, ha raccolto 365 fotografie, una per ogni giorno dell'anno, che lo ritraggono mentre dipinge il cielo. Il progetto riprende una sua precedente esperienza lavorativa e la trasforma in un'azione ripetitiva, apparentemente improduttiva, nella quale si sovrappongono lavoro, esercizio quotidiano e aspirazione artistica. Le opere degli altri partecipanti affrontano la questione da prospettive differenti, estendendo il discorso dalla condizione economica alle sue conseguenze psicologiche, affettive ed esistenziali. La precarietà non è dunque rappresentata soltanto come insufficienza di risorse, ma come un fattore che interviene sull'organizzazione del tempo, sulla costruzione dell'identità professionale e sulla possibilità stessa di immaginare il futuro.

La scelta di mettere in relazione artisti italiani e polacchi consente inoltre di interrogare due sistemi culturali differenti, accomunati dalla difficoltà di riconoscere pienamente il lavoro artistico come professione. Una difficoltà che riguarda anche le istituzioni: la crescente attenzione alla produzione contemporanea non sempre corrisponde a condizioni economiche e contrattuali adeguate per chi quella produzione la rende possibile. Il tema assume particolare rilievo in una fase in cui il sistema dell'arte misura la propria vitalità attraverso il numero di mostre, residenze, premi e opportunità internazionali. Indicatori che descrivono la circolazione degli artisti, ma dicono molto meno sulla loro sostenibilità professionale. Una carriera può essere visibile senza essere economicamente sostenibile. «Come vivono gli artisti?» pone così una domanda che riguarda l'intera filiera culturale. Se il valore dell'arte viene riconosciuto dalle istituzioni, dal mercato e dalla società, quali condizioni consentono a chi la produce di continuare a lavorare? La risposta non dipende soltanto dalla capacità individuale degli artisti di trovare altre fonti di reddito, ma anche dai modelli di remunerazione, dalle tutele e dalle responsabilità delle organizzazioni che compongono il sistema.

La mostra sarà presentata in anteprima il 10 ottobre, in occasione della ventiduesima Giornata del Contemporaneo, e inaugurerà ufficialmente il 13 ottobre. Si concluderà l'11 dicembre con una performance di Veronica Vagnoni.

«Come vivono gli artisti?», a cura di Santa Nastro e Alex Urso. Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, ul. Marszałkowska 72, Varsavia, 13 ottobre-11 dicembre 2026. Inaugurazione 13 ottobre, ore 18. In collaborazione con Gruppo21.

Alex Urso, Dipingere le nuvole

Massimo Carofiglio, 09 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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