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MASSIMO CAROFIGLIO

All'Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, dal 13 ottobre all'11 dicembre, una mostra curata da Santa Nastro e Alex Urso riunisce nove artisti italiani e polacchi per indagare le condizioni materiali della produzione artistica. Secondo una ricerca di Art Workers Italia, l'80% degli artisti intervistati svolge altre attività lavorative. Tra redditi irregolari, occupazioni parallele e assenza di tutele, emerge una questione centrale: chi sostiene economicamente il lavoro degli artisti?

 

 

Sembrava concluso a quota 4.886, poi il campo ha cominciato nuovamente a restituire argento. Il tesoro di Mørstad, nella Norvegia orientale, ha ormai raggiunto circa 5.200 monete ed è il più grande deposito monetale dell’epoca vichinga mai rinvenuto nel Paese. Sepolto probabilmente intorno al 1046-47, contiene emissioni norvegesi e straniere e apre nuove domande sulla circolazione di argento, uomini e potere nel Mare del Nord. Ma il mistero principale rimane: perché qualcuno accumulò qui migliaia di monete senza tornare a recuperarle?

A Siena, FuoriCampo presenta «L’automne et le Pêcheur», la seconda personale in galleria dell’artista. Qui i materiali raccolti ai margini della città diventano pittura e tracce del tempo

Le chiusure fanno notizia, le aperture molto meno. Eppure un censimento internazionale aggiornato al 12 settembre restituisce un quadro sorprendentemente equilibrato: 38 gallerie hanno ampliato o migliorato la propria presenza fisica nel 2026, contro 33 che hanno ridimensionato gli spazi o cessato l’attività. Il saldo, però, è soltanto l’inizio della storia. Dietro quei numeri si sta ridisegnando la geografia del mercato: capitali, quartieri, dimensioni, costi e modelli di business stanno selezionando chi può ancora permettersi una galleria e, soprattutto, quale galleria.

Dopo la riflessione sulla proliferazione degli artisti e la risposta di Federico Ferrari sulla necessità di recuperare il coraggio del giudizio, resta una domanda: siamo davvero sicuri che il sistema dell’arte abbia smesso di selezionare? Musei, gallerie, fiere, biennali, curatori, collezionisti, residenze e piattaforme digitali continuano ogni giorno a produrre gerarchie. È cambiato il modo: il giudizio non viene più necessariamente dichiarato e argomentato, ma incorporato in una successione di scelte, inviti, acquisizioni e riconoscimenti. Il potere di decidere cosa conta non è scomparso. È diventato più diffuso, meno visibile e, proprio per questo, più difficile da interrogare.