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Massimo Carofiglio
Leggi i suoi articoliPensavano di averle trovate quasi tutte. 4.886 monete erano già emerse dal terreno e le indagini non sembravano indicare che il deposito proseguisse. Gli archeologi avevano sospeso le ricerche, il campo era tornato alla propria funzione agricola ed era stato seminato a grano. Poi è arrivato il raccolto. E il terreno ha ricominciato a restituire argento.
Il tesoro di Mørstad, nella Norvegia orientale, ha ormai superato la soglia delle 5mila monete, arrivando secondo l'ultimo conteggio a circa 5.200 esemplari. E il numero non è ancora definitivo: i metal detector continuano a registrare segnali provenienti dagli strati più profondi del terreno. È già il più grande tesoro monetale dell'epoca vichinga mai documentato in Norvegia, ma la storia della sua scoperta continua a modificarsi a pochi mesi dal primo ritrovamento. Tutto è cominciato nell'aprile 2026, quando Rune Sætre e Vegard Sørlie iniziarono una normale sessione di ricerca con metal detector. Le prime monete lasciavano immaginare un deposito significativo, ma non eccezionale. Anche l'archeologa della contea di Innlandet May-Tove Smiseth aveva inizialmente ipotizzato che il ritrovamento potesse limitarsi a qualche centinaio di pezzi. Poi il conteggio ha cominciato a salire: mille, duemila, tremila, quattromila. Fino alle 4.886 monete recuperate prima dell'estate.
A quel punto le ricerche si erano sostanzialmente fermate. Gli scavi e le indagini georadar non avevano individuato un'evidente prosecuzione del deposito e il terreno era stato nuovamente consegnato all'attività agricola. La possibilità, avanzata durante le prime campagne, che si potessero raggiungere le 5mila monete sembrava destinata a rimanere un'ipotesi. Dopo il raccolto estivo, invece, gli archeologi sono tornati sul campo. Sætre e Sørlie, insieme al proprietario del terreno Ole Erik Hørstad, hanno recuperato la moneta numero 5.000: un penny Otto-Adelheid, tipologia già ampiamente rappresentata all'interno del deposito. E non è stata l'ultima.
Le ricerche successive hanno portato il totale intorno a quota 5.200. I segnali dei metal detector sono diventati meno frequenti, ma continuano ad arrivare e soprattutto sembrano provenire da profondità maggiori. Per questo gli archeologi stanno progressivamente rimuovendo gli strati superficiali del terreno, permettendo agli operatori di raggiungere le anomalie più profonde. Il rallentamento potrebbe indicare che si stiano raggiungendo i margini del deposito. Oppure che una parte delle monete sia rimasta dispersa a maggiore profondità. Per il momento nessuno è in grado di stabilire quale sarà il numero finale.
La quantità è eccezionale, ma per gli archeologi il valore del tesoro di Mørstad dipende soprattutto dalle informazioni che le monete possono conservare. Migliaia di piccoli oggetti provenienti da aree geografiche differenti permettono infatti di ricostruire relazioni economiche e politiche in un mondo nel quale l'argento poteva attraversare enormi distanze.
Il deposito sembra appartenere alla fase conclusiva dell'epoca vichinga. Tra i pezzi più importanti sono state individuate quattro monete norvegesi coniate sotto Harald Hardrada, che permettono di collocare il seppellimento intorno al 1046-47. Gran parte del materiale deve ancora essere studiato. Gli specialisti del Museo di Storia Culturale di Oslo stanno catalogando migliaia di esemplari e prevedono che il lavoro richiederà almeno un anno. Nel tesoro convivono infatti emissioni scandinave e straniere, rendendo il deposito una testimonianza della circolazione monetaria che attraversava il mondo del Mare del Nord. Alcune delle monete inglesi hanno già sollevato una questione interessante. La numismatica Anne Skogsfjord ha identificato tra i nomi dei monetieri quelli di Beorn, Aslac e Cetil, di evidente consonanza scandinava. Il dato, da solo, non consente di stabilire chi fossero né quale fosse il loro ruolo, ma apre una pista di ricerca sulla presenza o partecipazione di uomini di origine scandinava nella produzione monetaria inglese.
È uno degli aspetti che rendono il tesoro qualcosa di più di un accumulo spettacolare di argento. Ogni moneta è anche un documento di circolazione: porta con sé un'autorità politica, un luogo di produzione, un sistema economico e, talvolta, il nome di chi materialmente la coniò. Riunire migliaia di questi oggetti in un solo deposito significa osservare in forma concentrata la rete di rapporti che collegava territori molto lontani tra loro alla fine dell'epoca vichinga.
Rimane però irrisolta la domanda più elementare: perché 5.200 monete furono sepolte proprio qui? Gli archeologi non hanno ancora individuato una struttura, una sepoltura o un altro elemento capace di spiegare chiaramente la scelta del luogo. La quantità rende estremamente difficile immaginare una perdita accidentale. Qualcuno raccolse dunque una massa straordinaria di argento, la portò nel luogo dove oggi sorge il campo di Mørstad e la nascose. Per quale ragione e soprattutto perché non tornò mai a recuperarla non è ancora possibile stabilirlo. È precisamente questo vuoto a rendere il ritrovamento ancora più interessante. Dopo oltre mille anni sappiamo ormai quante monete qualcuno cercò di nascondere ma non sappiamo ancora chi fosse, perché le avesse accumulate e che cosa gli impedì di tornare a prenderle.
Massimo Carofiglio
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