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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliA Giverny, in Normandia, anche il giardino di Claude Monet deve fare i conti con i cambiamenti climatici sempre più drastici; e questo nell’anno del centenario dalla morte dell’artista (1840-1926). Le ondate di calore che hanno colpito la Francia questa estate hanno lasciato il segno sulla vegetazione della celebre casa-museo del pittore, mettendo a dura prova il lavoro dei giardinieri e sollevando una domanda non semplice: come conservare un luogo storico e, nello stesso tempo, permettergli di adattarsi ai cambiamenti climatici?
«È molto triste», ha detto Rémi Lecoutre, viceresponsabile dei giardinieri della Maison et Jardins de Claude Monet. Per la prima volta, ha spiegato, i danni sono arrivati a questa intensità. A risentirne sono state soprattutto alcune specie particolarmente sensibili al caldo. I nasturzi, che in questo periodo dell’anno dovrebbero colorare alcune zone del giardino, sono completamente scomparsi.
La squadra di giardinieri che cura il sito sta cercando di proteggere ciò che è possibile salvare. Le piante vengono raggruppate per ridurre lo stress idrico e le più vulnerabili ricevono acqua durante la notte, quando l’evaporazione è minore. Il sistema di irrigazione sotterranea e i mini-irrigatori hanno contribuito a limitare i danni. Ma il caldo lascia comunque tracce: le foglie seccano, i fiori appassiscono e le piante, sottoposte a forte stress, possono chiudere gli stomi, interrompendo così anche la fioritura.
Per chi si occupa del giardino di Monet, però, adattarsi non significa tradire la storia. Al contrario, potrebbe essere l’unico modo per mantenerla viva. I responsabili stanno valutando l’introduzione di specie più resistenti alle alte temperature e la possibilità di anticipare le fioriture, ormai sempre più condizionate dall’andamento delle stagioni.
La questione è delicata. Giverny non è un giardino qualunque: è uno dei luoghi più strettamente legati all’immaginario di Monet e alle atmosfere floreali che hanno ispirato alcune delle sue opere più celebri. Per questo le nuove piante dovranno rispettare criteri estetici e, per quanto possibile, rimanere affini alle specie conosciute dall’artista.
Ma il giardino non è mai stato pensato come un museo immobile. Monet amava sperimentare con una grande varietà di piante, creando composizioni che cambiavano nel corso delle settimane. Le sue aiuole erano costruite attraverso successioni di fioriture brevi e intense, quasi fossero quadri destinati a trasformarsi continuamente.
È proprio questa caratteristica a offrire oggi una certa libertà ai giardinieri. Giverny può evolversi senza perdere necessariamente la propria identità. «Non siamo un giardino-museo, ma uno spazio che evolve con la sua epoca», ha sottolineato Lecoutre.
E, almeno per una delle piante più emblematiche di Monet, il futuro sembra meno preoccupante. Le ninfee, protagoniste dei suoi celebri dipinti, amano il caldo e quest’anno stanno prosperando.
Il paradosso è significativo: mentre il clima mette in crisi una parte del paesaggio che Monet aveva trasformato in arte, proprio alcune delle sue immagini più riconoscibili sembrano trovare nelle temperature elevate condizioni favorevoli.
Gaspare Melchiorri
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