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Veronica Rodenigo
Leggi i suoi articoliUna porzione fino ad oggi inaccessibile dell’Arsenale sud si appresta a divenire la nuova sede dell’Archivio Storico - Centro Internazionale della Ricerca sulle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia. Uno spazio di oltre 8mila metri quadrati ricavati dalle tese d’origine cinquecentesca e più tarde (ex magazzini del ferro ed ex officine aggiustatori) che si sviluppano parallele alle Corderie.
Trentotto milioni di euro d’investimento stanziati dal Ministero della Cultura (e rientranti nei 169 complessivi destinati a 22 edifici e aree del Comune di Venezia), poco più di due anni di lavori ultimati nel rispetto del cronoprogramma e tre giorni di iniziative (1-3 giugno) ideate dai direttori artistici delle diverse sezioni, tra performance, lecture, conversazioni e concerti.
Dopo la presentazione degli spazi, il primo giugno, ora si procederà al vero e proprio trasferimento dei fondi archivistici dall’attuale sede di Porto Marghera (al VEGA) con un’apertura al pubblico prevista nei primi mesi del 2027. Istituito nel 1928 (nel 1930, a seguito della trasformazione della Biennale in ente autonomo, assumerà la denominazione di Asac) l’Archivio documenta e conserva tutto l’eterogeneo patrimonio dell’Istituzione veneziana per i settori Arte, Architettura, Cinema, Danza, Musica, Teatro. È Paolo Baratta, nel corso della presentazione ufficiale dei nuovi spazi, a ricordarne la trasmigrazione attraverso le diverse sedi (Palazzo Ducale, Ca’ Giustinian, Ca’ Corner della Regina, oggi Fondazione Prada, e poi infine Marghera) ma soprattutto a rimarcare la valenza simbolica e culturale di questa nuova «entità corporea» che si fa «strumento a servizio della conoscenza».
Aperto 365 giorni l’anno l’Asac accoglierà non solo spazi per la consultazione, ricerca, workshop, catalogazione e restauro (con un potenziamento della digitalizzazione dei fondi e l’ampliamento degli spazi di archiviazione per circa 8mila metri lineari rispetto ai 5mila della sede attuale), ma sarà anche centro di produzione così come già avvenuto per i Progetti Speciali tra cui il recente «È il vento che fa il cielo».
L’attuale intervento di restauro e adeguamento, seguito dal settore Progetti Speciali della Biennale diretto da Arianna Laurenzi, si deve al raggruppamento temporaneo composto da TA Torsello Architettura | Alberto Torsello, Studio SERES, Ottavio di Blasi & Partners (progetto architettonico), Studio Milan Ingegneria (progettazione strutturale), e TFE Ingegneria (progettazione degli impianti e la prevenzione incendi) mentre Setten Genesio S.p.A. si è aggiudicata l’esecuzione lavori. Le luminose tese caratterizzate da coperture a capriate si sviluppano longitudinalmente percorse da soppalchi che non ne compromettono l’effetto di ampio respiro assicurato dalle altezze.
Lo stato di fatto, prima dell’intervento, ci riferisce l’architetto Alberto Torsello, non era particolarmente compromesso. «Si è trattato nel complesso di un intervento attento e curato, precisa. Il maggior degrado interessava la copertura, soggetta a infiltrazioni d’acqua che avevano marcito il legno e rovinato gli intonaci. Non si erano verificati crolli ma la situazione era compromessa. Tuttavia nessuna delle capriate è stata sostituita: sono solo state integrate e risarcite e solo alcune teste sono state sostituite. L’edificio che in futuro verrà destinato a ristorante presentava la copertura più compromessa. Le murature nel complesso erano sane a parte alcune fessurazioni. Intervenendo con la tecnica cuci-scuci e con degli elementi di risarcitura si è riusciti a porre rimedio. Per i soppalchi si è proceduto a un consolidamento e alla creazione di un solaio portante che permette di garantire una maggior portata. La grande sfida di questo progetto è esser riusciti a trasformare uno spazio la cui destinazione d’uso originaria era quella di officine meccaniche della lavorazione del ferro in uno spazio che garantirà la conservazione dei documenti con un’attenzione elevatissima per le norme antincendio».
Prossimi step: i collaudi e il vero e proprio allestimento del prezioso materiale che racchiude 131 anni di storia della Biennale.
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