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Carlo Scarpa, Altare della Cappella della Tomba Brion a San Vito d’Altivole (Treviso), 1969 e seg., lastre di bronzo, Officina Zanon

Foto Arianna Nicoletti

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Carlo Scarpa, Altare della Cappella della Tomba Brion a San Vito d’Altivole (Treviso), 1969 e seg., lastre di bronzo, Officina Zanon

Foto Arianna Nicoletti

Carlo Scarpa, progettare arredi con poesia

Luciano Pollifrone ha selezionato sedici progetti realizzati tra 1932 e il 1978 che compendiano l’approccio al design d’interni del maestro veneziano

Veronica Rodenigo

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È un racconto per immagini quello che l’architetto Luciano Pollifrone ricrea per una delle ultime pubblicazioni della casa editrice Lineadacqua: Carlo Scarpa. Poetica dell’arredo. In un arco temporale compreso tra il 1932 e il 1978 l’autore, studioso del lavoro scarpiano, sceglie una selezione di sedici esempi (in prevalenza veneziani, gli altri rientranti nel territorio veneto con qualche incursione peninsulare e una elvetica) come significativo compendio dell’approccio del maestro nei confronti del design d’interni. Tavoli e sedute, principalmente, ma con un denominatore comune: l’esclusione dalla produzione seriale.

Il percorso, introdotto da una riflessione dello stesso autore sul tema dell’arredo nell’opera di Scarpa (ancora scarsamente indagato) e da un breve excursus storico dedicato al rapporto tra artigianato e industria interseca ambiti pubblici con arredi ancora intatti (l’Aula Magna di Ca’ Foscari, 1935-37 e la Sala del Consiglio provinciale di Parma, 1955-56) o spazi non più accessibili (come l’Aula Manlio Capitolo dell’ex Tribunale di Venezia, 1955, oggi dal destino incerto), abitazioni private, ambiti devozionali (l’altare della Chiesa di Santa Maria del Torresino a Padova, 1978, e quello della Cappella della Tomba Brion a San Vito d’Altivole, 1969).

Casi esemplari per tecnica e scelta dei materiali come il tavolo di Casa Zentner (Zurigo, 1964-68 in legno di palissandro, ebano e inserti in marmi e acciaio), antesignano del celeberrimo tavolo Doge, si alternano agli arredi dispersi di Casa Pellizzari (1942) coadiuvati da disegni, da scatti di dettaglio che confermano la sperimentazione dell’approccio concretizzato grazie all’indispensabile apporto delle maestranze artigiane. È a quest’ultime che è dedicato un affondo: falegnameria Anfodillo, falegnameria Capovilla e Officina Zanon, storiche realtà veneziane che oggi per assenza di continuità rischiano di perdere lo straordinario bagaglio della loro sapienza artigiana.

A intervallare le pagine, quasi come incursione inedita, sono sedici componimenti (tanti quanti i casi proposti) di altrettante poetesse che s’alternano dall’antichità al Novecento. Una scelta ponderata, ci spiega l’autore, in quanto Scarpa amava spesso inserire all’interno delle sue lezioni citazioni liriche. Dal Plenilunio di Saffo a Compiuta Donzella, da Gaspara Stampa e Vittoria Colonna ai versi di Margaret Cavendish, Luise Hensel, Yosano Akiko, Hebe Cernadas. L’intento: «Restituire il carattere di un uomo “tutto poesia” irrompendo nel campo del design d’interni di Scarpa attraverso una “rhesis” inattesa e interamente declinata al femminile».

Il 26 maggio alle ore 18 il volume verrà presentato a Venezia, nell’Auditorium della Fondazione Querini Stampalia.

 

Carlo Scarpa. Poetica dell’arredo, di Luciano Pollifrone, ita/ing, 96 pp., ill., Lineadacqua, Venezia 2025, € 20

Veronica Rodenigo, 26 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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