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Piet Mondrian, «Composizione con rosso, blu e giallo», 1930, collezione del Kunsthaus di Zurigo

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Piet Mondrian, «Composizione con rosso, blu e giallo», 1930, collezione del Kunsthaus di Zurigo

Non solo Betty Boop e Pluto: anche Mondrian, Klee e Steichen si «liberano» del diritto d’autore

Secondo la legge americana, un’opera rimane protetta dal copyright per 95 anni a partire dalla data di «pubblicazione». Nel 2026, scadono quindi i diritti dei «pubblicati» nel 1930

Cecilia Paccagnella

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Da qualche giorno circola la notizia che Betty Boop e Pluto dal primo gennaio sono diventati di pubblico dominio, ma non sono i soli.

Si tratta di una questione tutta americana, ma che ha conseguenze anche nel resto del mondo: per la legge degli Stati Uniti, infatti, il copyright protegge un’opera per massimo 95 anni dalla sua «pubblicazione» (nell’Unione Europea il diritto d’autore rimane attivo per 70 anni a partire dalla morte dell’autore dell’opera stessa), passati i quali può essere utilizzata da chiunque senza chiedere autorizzazioni o pagare licenze.

Nel 2026, quindi, scadranno i diritti delle creazioni del 1930, tra cui capolavori di Piet Mondrian (1872-1944), Paul Klee (1879-1940), Edward Steichen (1879-1973), José Clemente Orozco (1883-1949), Theo van Doesburg (1883-1931) e Sophie Taeuber-Arp (1889-1943).

Nell’elenco stilato dal Center for the Study of the Public Domain della Duke University figurano «Composizione con rosso, blu e giallo» di Mondrian, «Tierfrundschaft (Amicizia tra animali)» di Klee, «Fashion for Vogue» di Steichen, il «Prometheus» di Orozco, «Simultaneous Counter-Composition» di Van Doesburg e la «Composition of Circles and Overlapping Angles» di Taeuber-Arp, un piccolo nucleo di esempi Art Déco e dei movimenti quali Costruttivismo e Neoplasticismo.

Curioso è anche il caso della «Coppa del mondo Jules Rimet», rinomata in ambito calcistico per essere l’originale trofeo del campionato mondiale, conferito alla squadra nazionale vincitrice tra il 1930 e il 1970, opera dello scultore francese Abel Lafleur (1875-1953) raffigurante una vittoria alata nell’atto di reggere una coppa decagonale su un piedistallo di lapislazzuli a base ottagonale.

Per capire se un lavoro sia soggetto o meno al diritto d’autore, la legge americana, sulla base del Copyright Act del 1976, guarda a quando è stato «pubblicato», nel senso di «reso pubblico» su una rivista, su un catalogo o tramite una vendita. Nel caso in cui sia rimasto nello studio dell’artista o sia stato mostrato solo a un piccolo gruppo di persone, allora la datazione del copyright cambia. Ad oggi è pertanto difficile stabilire quali opere possano diventare di pubblico dominio perché la documentazione di 95 anni fa è difficile da reperire.

Per quanto riguarda il settore cinematografico, dal primo gennaio è «libero» anche «L’Âge d’Or» di Luis Buñuel, capolavoro surrealista alla cui sceneggiatura contribuì Salvador Dalí. Al suo fianco: «All’ovest niente di nuovo», premio Oscar come Miglior film, diretto da Lewis Milestone; «Marocco» di Josef von Sternberg, con Gary Cooper e Marlene Dietrich, e «The Blue Angel», con la medesima attrice; e «Omicidio!» di Alfred Hitchcock.

Sophie Taeuber-Arp, «Composizione di cerchi e angoli sovrapposti», 1930, collezione del Museum of Modern Art, New York, collezione Riklis della McCrory Corporation.

Cecilia Paccagnella, 08 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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