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Una sezione della cava sotterranea di tufo grigio, emersa nell’area dell’ex Istituto Regina Elena, oggi proprietà dell’Università La Sapienza, presto accessibile al pubblico

Courtesy di Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma

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Una sezione della cava sotterranea di tufo grigio, emersa nell’area dell’ex Istituto Regina Elena, oggi proprietà dell’Università La Sapienza, presto accessibile al pubblico

Courtesy di Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma

Nell’antica Roma fu una cava di tufo grigio la culla dei primi monumenti. Ora apre al pubblico

Rinvenuta nell’area dell’ex Istituto Regina Elena, oggi proprietà dell’Università La Sapienza di Roma, la scoperta è la prima a essere valorizzata e resa accessibile, in seguito alle indagini di archeologia preventiva condotte dalla Soprintendenza Speciale di Roma tra il 2018 e il 2019 in via Castro Laurenziano

Samantha De Martin

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Nell’area dell’ex Istituto Regina Elena, oggi proprietà dell’Università La Sapienza di Roma, è riemersa una cava sotterranea di tufo granulare grigio, il più antico cavato a Roma e in ottime condizioni di conservazione, che sarà aperta al pubblico e resa fruibile. La scoperta, avvenuta in seguito alle indagini di archeologia preventiva condotte dalla Soprintendenza Speciale di Roma tra il 2018 e il 2019 in via Castro Laurenziano, assume un grande valore scientifico perché, come ribadisce Daniela Porro, soprintendente Speciale di Roma, «restituisce i materiali, le tecniche e il lavoro delle maestranze che hanno permesso di costruire Roma. Un importante risultato della ricerca archeologica, che grazie alla collaborazione tra istituzioni, si trasforma in un luogo della cultura che consegniamo alla città e presto sarà aperto al pubblico, regalandoci anche il fascino dell’Urbs più antica». Il rinvenimento contribuisce pertanto in modo significativo alla ricostruzione della storia dell’approvvigionamento dei materiali impiegati per la costruzione della Roma più antica, dal momento che l'uso di questo specifico tufo grigio è associabile a monumenti romani compresi tra il VI e il IV secolo avanti Cristo, come la platea del tempio di Giove ottimo massimo sul Campidoglio. Il tufo grigio granulare è infatti uno dei materiali da costruzione più utilizzati nella Roma arcaica e repubblicana, ed è conosciuto anche come Tufo del Palatino dal momento che, sul versante del colle, a ridosso di Santa Maria Antiqua, si trova la formazione rocciosa non alterata dagli agenti atmosferici e accessibile per lo studio. Gli scavi hanno fornito una grande quantità di informazioni. È emersa ad esempio la precisa tecnica con la quale veniva svolta l’attività estrattiva nell’antica Roma. La rete di gallerie della cava si presenta inoltre organizzata secondo un preciso schema: tra gli spazi di estrazione vengono risparmiate porzioni di roccia per sostenere il banco superiore e garantire la stabilità dell’area di lavoro. Sulle pareti e sul piano pavimentale sono ancora visibili i segni lasciati dagli strumenti utilizzati dagli antichi cavatori, dalle tracce di piccone ai solchi di taglio e ai fori destinati all’inserimento di cunei impiegati per staccare i blocchi dalla roccia madre e blocchi semilavorati non ancora scalzati del tutto. L’analisi di queste superfici ha permesso agli studiosi di ricostruire le tecniche delle maestranze romane: i blocchi venivano ricavati seguendo filari regolari e dimensioni standardizzate, adatte al trasporto e alla successiva lavorazione e messa in opera. Il ritrovamento, particolarmente significativo, si inserisce in una vasta rete di cave individuate nel territorio circostante negli ultimi centocinquant’anni, da Villa Patrizi a Via Arno, da Piazzale San Lorenzo a Via Pavia, localizzate tutte nel Municipio II. Il confronto con questi siti dimostra come l’area compresa tra la Tiburtina, la Nomentana e l’attuale Città Universitaria costituisse uno dei principali distretti estrattivi sotterranei dell’antica Roma. «Effettuando alcune indagini di archeologia preventiva, laddove l’Università La Sapienza doveva realizzare, sotto il Regina Elena, una centrale termica, spiega Cristina D'Agostini, archeologa funzionaria della Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma, abbiamo scoperto un settore parte di una cava ipogea di tufo granulare grigio, il tufo più antico cavato a Roma. Qui veniva estratto il materiale utilizzato per le prime mura della città, per il podio del tempio di Giove Ottimo Capitolino, ma anche per la prima pavimentazione del Foro, per la prima fase della Reggia. Attraverso un lavoro interdisciplinare, che ha visto lavorare insieme archeologi e geologi, abbiamo esplorato in totale 300 metri quadrati, sebbene la cava fosse molto più estesa. Manca il tetto perché nel 1933 per costruire il Regina Elena si è provveduto allo sbancamento della piccola collinetta. Nel secondo municipio le testimonianze di cave sono numerose, ma questa è la prima a essere valorizzata e resa fruibile al pubblico. Questo sistema, che abbiamo rintracciato in almeno quindici punti di cave, mostra come fosse in vigore una previsa scelta urbanistica che colloca queste aree al di fuori della città». 

Per i tanti motivi di interesse che questo ritrovamento ha portato, l’Università La Sapienza e la Soprintendenza Speciale di Roma hanno realizzato un'area archeologica fruibile al pubblico e agli esperti, che potranno camminare tra le gallerie. I visitatori saranno pertanto accompagnati in questa esperienza da un pannello introduttivo e da un altro, più grande, che mostrerà una sezione geologica del settore interessato dall'antica rete di cave, tra Via Arno e il Cimitero del Verano. Una mappa evidenzierà il banco di Tufo del Palatino ricostruendo l’antica morfologia del territorio, profondamente modificata dall’urbanizzazione dell’area nei primi anni del secolo scorso, mentre sarà presente uno schermo touch-screen collegato con una pagina del sito web dell’Università La Sapienza contenente informazioni e immagini relative alla cava e al quartiere.

Samantha De Martin, 05 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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