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I tappeti in mostra nel Museo Etnologico Anima Mundi dei Musei Vaticani

Courtesy di Governatorato Scv-Direzione dei Musei

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I tappeti in mostra nel Museo Etnologico Anima Mundi dei Musei Vaticani

Courtesy di Governatorato Scv-Direzione dei Musei

Ai Musei Vaticani tre tappeti azeri come ponti di dialogo tra culture

Dedicati rispettivamente all’Islam, al Cristianesimo e all’Ebraismo, non si tratta solo di oggetti decorativi, ma di simboli duraturi della nostra umanità condivisa, icone di identità e creatività, espressione di storia, famiglia, carattere e immaginazione

Samantha De Martin

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Oltre 650 colori, 4,5 milioni di nodi, sette anni di lavoro tessono un messaggio di dialogo interreligioso e tolleranza che trova espressione in tre monumentali tappeti dell’Azerbaigian esposti, l’uno a fianco all’altro, nel Museo Etnologico Anima Mundi dei Musei Vaticani a Roma. Dal 29 settembre la mostra «Religioni Celesti» presenta tre manufatti dedicati all’Islam, al Cristianesimo e all’Ebraismo aprendo una riflessione sul rapporto tra le tre grandi tradizioni monoteistiche, oltre che sul valore del tappeto come parte di una tradizione culturale che l’Azerbaigian ha saputo conservare e rinnovare nel tempo. Organizzata dal Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e dall’Ambasciata della Repubblica dell’Azerbaigian presso la Santa Sede, con il supporto della Fondazione Heydar Aliyev, la mostra porta in Vaticano l’arte del tappeto azerbaigiano, inserita nel 2010 nella lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco, a testimonianza del suo valore culturale e della sua continuità nel tempo. I tappeti, presentati dal primo vicepresidente dell’Azerbaigian Mehriban Aliyeva a Papa Leone XIV nell’ottobre del 2025, sono realizzati a mano su progetto dell’artista azerbaigiano Eldar Mikayilzade, con la maestra tessitrice Zumrud Mikayilzade, l’artista assistente Afat Mahmudova e un gruppo di dieci esperte tessitrici. Come ha sottolineato Ilgar Mukhtarov, ambasciatore della Repubblica dell’Azerbaigian presso la Santa Sede, «non si tratta solo di oggetti decorativi, ma di simboli duraturi della nostra umanità condivisa, icone di identità e creatività, espressione di storia, famiglia, carattere e immaginazione. L’arte dei tappeti azeri rappresenta un patrimonio che unisce valori morali e culturali, testimoniando una storia che attraversa i secoli e sopravvive ai conflitti, collegando passato, presente e futuro».

Attraverso le parole sacre della Torah, del Vangelo e del Corano le tre religioni presentano un unico fine: fornire solidi fondamenti giuridici e morali che regolano i rapporti dell’uomo, della società e dello Stato. Il primo tappeto, intitolato «Ebraismo», presenta figure rese in uno stile miniaturistico tipico dell’Oriente, combinato con un realismo caratteristico dell’Europa accanto a scene come la creazione del mondo in sei giorni, la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso, la storia di Abele e Caino, la costruzione dell’arca di Noè. Il secondo, intitolato «Cristianesimo» è dedicato a quarantatré narrazioni scelte dal Nuovo Testamento, mentre l’ultimo esempio del trittico, «Islam», dedicato alla religione islamica riflette con dovizia di dettagli la persecuzione dei primi musulmani da parte dei capi meccani, la migrazione di settantadue musulmani in Abissinia su consiglio del Profeta, il miracolo del sole posto in una mano e della luna nell’altra. «Il ruolo di un museo, ha detto la direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta, è quello di creare relazioni, condividere bellezza e idee, costruire ponti tra culture diverse. Ed è esattamente ciò che stiamo facendo qui oggi, nei Musei Vaticani, musei del passato e del presente, ma anche luoghi aperti al mondo e all’universalità. Le collezioni che custodiamo raccontano la storia dell’umanità e mettono in dialogo culture diverse. In questo contesto, i tappeti sono particolarmente importanti, oltre a essere bellissimi. Riescono davvero a creare un ponte con molte delle nostre collezioni e con la nostra tradizione. Insieme alla Fondazione abbiamo deciso di realizzare questa mostra affinché i visitatori possano vedere e comprendere questi oggetti, creando ponti con culture e tradizioni differenti».

Samantha De Martin, 30 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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