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L’interno del Tempietto del Volto Santo nella Cattedrale di San Martino a Lucca

Courtesy dell’Ente Chiesa Cattedrale di San Martino. Foto Ottaviano Caruso

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L’interno del Tempietto del Volto Santo nella Cattedrale di San Martino a Lucca

Courtesy dell’Ente Chiesa Cattedrale di San Martino. Foto Ottaviano Caruso

Nel Tempietto del Volto Santo a Lucca sono riemersi i resti dell’antecedente cappella medievale

Torna visibile al pubblico dopo il restauro l’edicola realizzata tra 1482 e 1484 da Matteo Civitali nella Cattedrale di San Martino per ospitare il venerato Crocifisso (che sarà qui ricollocato dal prossimo giugno). I lavori hanno portato a eccezionali scoperte, tra cui antiche pitture murali

Nella Cattedrale di San Martino a Lucca, dal 28 marzo al 19 aprile è visibile dopo il restauro il Tempietto, realizzato tra 1482 e 1484 dallo scultore e architetto Matteo Civitali, che come un grande scrigno ospita la venerata immagine del Volto Santo, uno dei Crocifissi più antichi d’Europa. 

Realizzato dall’Opificio delle Pietre Dure, il restauro è stato promosso dall’Ente Chiesa Cattedrale di San Martino, cofinanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e dall’Opera del Duomo di Lucca con supervisione della locale Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Dopo quello realizzato sugli esterni tra il 2010 e il 2016, il restauro degli interni ha confermato l’esistenza di una precedente cappella medievale, finora testimoniata solo da fonti scritte e iconografiche, di cui sono riemerse antiche pitture murali. Di grande interesse una croce dipinta di colore ocra, concepita come fondale del Volto Santo e realizzata ad affresco con finiture a secco, incorniciata da motivi vegetali e da una decorazione asimmetrica che richiama le celebri sete lucchesi di produzione medievale.

«L'interno non era stato restaurato perché conteneva il Crocifisso, che essendo come la Sacra Sindone una testimonianza di fede deve essere toccato il meno possibile, precisa Francesco Niccoli, responsabile della segreteria tecnico-scientifica del complesso museale e archeologico della Cattedrale di Lucca. Quando è cominciata la movimentazione del Volto Santo per il restauro, realizzato nel transetto della Cattedrale allo scopo di non interrompere il profondo legame con la comunità lucchese, dietro al Crocifisso c’era un tavolato di legno rivestito di velluto che faceva la fondale, da quinta scenica, che abbiamo dovuto rimuovere per ottenere lo spazio necessario alla movimentazione dell’opera che, data l’altezza, doveva essere inclinata. Rimosso il tavolato ci si è accorti dell’esistenza di inedite tracce di pittura murale, che abbiamo messo in sicurezza e sottoposto a indagini diagnostiche. Si è così scoperto che la pittura non era stata realizzata sul muro di fondo del Tempietto, ma su una precedente muratura in pietra arenaria. L’affresco è ancora da datare, ma l’orizzonte è quello medievale, non quello rinascimentale del Tempietto, e costituisce probabilmente una testimonianza dell’antica Cappella del Volto Santo. Con analoga probabilità il committente chiese a Civitali di preservare questa testimonianza di fede, quasi come fosse anch’essa una reliquia. Il restauro ha poi portato a rimuovere gli elementi decorativi in legno dorato risalenti al Settecento. È così riemersa la probabile decorazione originale interna al tamburo dell’epoca del Civitali o di pochi anni posteriore, con bellissimi motivi di candelabre e cherubini con lumeggiature dorate, tipiche del Civitali. Rimosso il baldacchino, si è operato sulla volta più volte ridipinta, anche nel secolo scorso. Su uno strato però molto basso, all'inizio delle lunette interne, abbiamo scoperto testimonianze rinascimentali, probabilmente figure del Vecchio Testamento con i loro cartigli di riferimento». 

 

 

 

La croce dipinta riemersa nel Tempietto del Volto Santo (dopo il restauro). Courtesy dell’Ente Chiesa Cattedrale di San Martino. Foto Ottaviano Caruso

Si prevede che il Volto Santo ritroverà la sua collocazione nel Tempietto entro la fine di giugno, dopo le lunghe operazioni di restauro che hanno portato a sensazionali scoperte riguardanti datazione e cromie. «Quanto alla datazione, le analisi al radiocarbonio condotte su cinque diversi campioni (parti lignee del Crocefisso e della croce e tessuti trovati sotto le dorature) hanno consentito di precisare un arco temporale compreso tra la fine dell'VIII e tutto il IX secolo, afferma Niccoli. La dendrocronologia effettuata sulla croce parla ad esempio della fine del IX secolo come nel caso del Crocifisso, molto simile, di Sansepolcro, quindi si parla di manufatti antecedenti al Mille. Anche gli storici dell’arte che inizialmente contestavano queste datazioni hanno dovuto rivedere le loro posizioni, retrodatando l’opera almeno al X secolo. L’altra incredibile scoperta, anche sotto il profilo qualitativo, è stata la policromia, motivata anche  dal fatto che sotto il profilo teologico veste nera e croce nera non hanno alcun senso. Nonostante la presenza della croce, il Volto Santo appartiene infatti alla tipologia del “Christus Triumphans”, non del “Patiens”.  È vestito, con gli occhi spalancati, e sta trionfando sulla morte. Gli occhi stessi non sono dipinti ma sono fatti di pasta vitrea blu e sono tornati a brillare, bellissimi, come quelli che guardavano gli antichi pellegrini. Per realizzarli sono stati riutilizzati vetri romani, altra prova del fatto che si tratta di un’opera alto medievale, perché si era persa la tecnologia per produrre quel blu. Analogamente, è preziosissimo il colore blu della veste, una veste regale perché all’epoca i lapislazzuli venivano solo dall’Afghanistan. La stessa croce è colorata, rossa e blu, con bellissime e preziosissime decorazioni che evocano il Trono di Grazia e i suoi regali colori, e grazie al restauro hanno riacquistato significati che avevamo nel tempo perduto. L’aspetto devozionale rimane infatti assolutamente centrale». 

Si sa qualcosa del luogo di provenienza del Volto Santo, che la leggenda vorrebbe essere miracolosamente approdato a Luni dalla Terra Santa?  «No. Il restauro ci ha fatto conoscere le specie legnose con cui l’opera è stata realizzata, ma non le loro provenienze, conclude Niccoli. Oggi sappiamo che il Crocifisso è stato interamente scavato in un mezzo tronco di noce, dalla testa ai piedi, con l’inserimento successivo delle braccia, anch’esse in noce. La croce presenta invece legni diversi, l’asse verticale è in castagno, l’asse orizzontale in abete. Quanto ai sei perni che tengono unito il Volto Santo alla croce, quattro sono di quercia, il legno più robusto che c’è. Ma la vera sorpresa è arrivata dai perni delle braccia, che sono in cedro del Libano, un’essenza che nel Medioevo non si trovava in Europa. Questo però non ci dice nulla sulla provenienza, nel senso che viaggiavano ad esempio in Europa cofanetti in cedro, e anzi la spiccata tridimensionalità dell’opera e l’iconografia del Cristo Re fanno pensare a un ambito carolingio, quindi non necessariamente nordeuropeo ma anche locale, dato che Lucca all’epoca apparteneva all’impero carolingio».

 

Frammenti della decorazione rinascimentale emersa nel Tempietto del Volto Santo. Courtesy dell’Ente Chiesa Cattedrale di San Martino. Foto Ottaviano Caruso

Elena Franzoia, 28 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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