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Hospitalfield e il «walled garden»

Foto FBSR-Patrizia Boschiero 2025

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Hospitalfield e il «walled garden»

Foto FBSR-Patrizia Boschiero 2025

Il Premio Scarpa per il Giardino 2026 va alla Scozia

La 34ma edizione del premio assegnato a Treviso dalla Fondazione Benetton Studi e Ricerche va a Hospitalfield, un'ex abbazia benedettina che ha ispirato Walter Scott ed è divenuta luogo di mecenatismo e creazione artistica 

Elena Franzoia

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La 34ma edizione del Premio Scarpa per il Giardino, assegnato a Treviso dalla Fondazione Benetton Studi e Ricerche (FBSR), laurea il ventoso paesaggio scozzese affacciato sul Mare del Nord. Il luogo prescelto è Hospitalfield ad Arbroath, città di pescatori che tuttora conserva le rovine di una grande abbazia benedettina. Proprio per ospitare i pellegrini nasce nel 1260, su un terreno donato ai monaci da re Guglielmo il Leone, il St John the Baptist Hospital che poi diventerà, per la sua particolare posizione extraurbana, Hospitalfield. In seguito alla frattura tra Scozia e papato, il sito diventa nel 1664 dimora rurale privata della famiglia Fraser, ispirando a inizio Ottocento Walter Scott. Ma saranno il mecenatismo e la creazione artistica le sue vocazioni definitive. L’intuizione si deve a Patrick ed Elizabeth Allan-Fraser, che nella seconda metà dell’Ottocento rileggono in stile Arts and Crafts l’antica dimora, trasformandola in vivace salotto culturale e arricchendola di spazi come la vittoriana «Picture Gallery» e una prima «Fernery», la serra per le felci.

Priva di eredi, con generosità e lungimiranza la coppia destina il proprio patrimonio al sostegno e alla formazione degli artisti. Così, nel 1902 un apposito trust (oggi composto da storici dell’arte, curatori, economisti e legali) realizza il primo esempio di residenza d’artista in Scozia e uno dei primi a livello europeo, inaugurando un pionieristico percorso che tuttora continua. Oggi diretto da Lucy Byatt e gestito da volontari, il complesso è al centro dal 2012 di un masterplan finanziato dalla lotteria nazionale e firmato senza ostentazioni dallo studio di architettura londinese Caruso St. John, che in attesa di realizzare ulteriori dotazioni, tra cui una galleria-deposito per le opere, è già intervenuto sull’edificio principale e ha ricostruito la serra per le felci e una piccola caffetteria, oltre a riqualificare e ampliare gli studi per gli artisti. Intanto l’antico Walled Garden, il «giardino dei semplici» medievale ormai irriconoscibile, è stato trasformato nel 2020 in frequentato Community Garden dall’architetto paesaggista Nigel Dunnett, tra i massimi esperti internazionali di metodologie innovative applicate alla progettazione vegetale, recentemente mancato.

Hospitalfield, la serra delle felci. Foto Caruso St John Architects-Jack Allan

Come precisa il Comitato Scientifico del Premio Scarpa, che sarà consegnato a Treviso sabato 9 maggio dopo una mattinata di convegno pubblico: «Hospitalfield ci mostra la potenza e l’acutezza di un lavoro “non finito”, in continuo divenire, e di un ambiente nel quale natura e arte, architettura e paesaggio si compenetrano e ci stimolano a riflettere. Un esempio inedito e prezioso, nel quale la presenza di una testimonianza patrimoniale notevole sfugge alle deboli ovvietà della valorizzazione turistica, individuando piuttosto nella stratificazione storica un principio vitale che si trasforma in programma di lavoro aperto, vivo e orientato all’accoglienza, alla sperimentazione, all’equilibrio e a un continuo scambio proficuo tra ciò che definiamo “centro” e “periferia”».

Osserva Luigi Latini, direttore della FBSR: «Il giardino stesso poteva essere oggetto di un restauro, come sta accadendo in Italia grazie ai fondi del Pnrr. Invece, Lucy Byatt ha chiamato un garden designer come Dunnett che ne ha re-interpretato l’origine monastica in senso contemporaneo, naturale ed ecologico, facendone un luogo che invita gli artisti a sperimentare e condividere. Un’austerità quasi monastica contraddistingue del resto anche il contributo degli architetti Caruso e St. John, che hanno scelto di inserirsi nel tessuto storico con piccole inserzioni di una raffinatezza e asciuttezza estreme, favorendo una fruizione che è sì collettiva, ma anche silenziosa e appartata, dato che gli artisti stessi, come monaci e viandanti contemporanei, lavorano nei loro studi-celle per andare e ritornare, ritrovarsi e condividere, tra loro e con la comunità di Arbroath. Hospitalfield è una realtà di provincia, che non vive di finanziamenti pubblici o turismo come ad esempio le ville venete, ma grazie all’attività di quei volunteers locali che sono un tratto caratteristico della cultura e della società inglese. Quando lo scorso anno siamo partiti per il nostro sopralluogo in Scozia, che non avevamo mai finora premiato, noi stessi non conoscevamo Hospitalfield, che è poi diventato per noi un modello di ospitalità e accoglienza cui aspirare».

Veduta da est della tenuta di Hospitalfield realizzata dal drone. Immagine courtesy FBSR, Treviso

Elena Franzoia, 07 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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